Prima l’approvazione della legge per rendere la gestazione per altri reato universale. Poi una «soluzione legale» per i figli già nati con la maternità surrogata. L’ennesima puntata sulla Gpa e i bambini di coppie omogenitoriali va in onda alla Confessione, il programma di Peter Gomez. È l’ultima svolta della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella: «Una volta che ci sarà la nuova legge per la perseguibilità dell’utero in affitto anche per chi lo fa all’estero visto che in Italia per fortuna è già vietato, dovremo pensare a una sorta di sanatoria per i bambini nati fin qui», dice la ministra, incontrando il favore dei suoi ma pure di Azione. E l’ira delle Famiglie arcobaleno: «Sanatoria? I nostri figli non sono mica villette abusive — replica la presidente Alessia Crocini — Trattati come un abuso e frutto di una illegalità, quando questi bambini sono nati all’estero dove la pratica della Gpa è legale». Ma l’ipotesi di una soluzione legale per il pregresso, spiegano dal ministero, ha una valenza generale e non si riferisce a tecniche di procreazione specifiche legate al sesso dei genitori. Dunque varrebbe anche per i bimbi nati da due mamme con la fecondazione eterologa.
L’idea del condono Roccella, in assenza di una legge che riconosca una volta per tutte i diritti dei bambini, insomma divide e arriva proprio mentre accadono altre due cose: la sentenza della Corte di Strasburgo che dà ragione all’Italia e torto a coppie etero e omosessuali che chiedevano di condannare il Paese perché non permette di trascrivere all’anagrafe gli atti di nascita legalmente riconosciuti all’estero per bambini nati con la maternità surrogata; e la manifestazione che oggi si terrà davanti al tribunale di Padova. La prima reazione di piazza delle mamme arcobaleno, di associazioni e attivisti dopo la decisione della Procura locale di impugnare 33 atti di nascita di bambini nati dal 2017 a oggi da due genitrici perché considerati illegittimi sulla base di una sentenza della Cassazione del dicembre scorso. Nonostante questi bimbi abbiano vissuto fin qui, anche legalmente, con le loro due mamme.
Casi che, nonostante la propaganda di destra li allinei, nulla hanno a che vedere con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che motiva così la sua scelta: «Il desiderio delle coppie di veder riconosciuto un legame tra i bambini e i loro genitori intenzionali non si è scontrato con un’impossibilità generale e assoluta, dal momento che avevano a disposizione l’opzione dell’adozione e non l’avevano utilizzata». Le coppie, insomma, avrebbero potuto procedere con la stepchild adoption, ora improvvisamente cara anche al governo.
Ma in quei casi si trattava di atti mai trascritti. «A Padova invece — spiega l’avvocato Alexander Schuster — è stato deciso di rimuovere un genitore dagli atti di nascita dei bambini anche a sei anni di distanza, incidendo in maniera ben più grave su un minore e sulla sua identità personale. Nel malaugurato caso in cui la giustizia italiana dovesse togliere dopo anni una madre ai propri figli, sono fiducioso che la Corte europea lo riterrebbe gravemente lesivo dei diritti fondamentali dei bambini e privo di giustificazione e che la condanna per l’Italia sarebbe inevitabile».