Porti lontani per le Ong: il Tar legittima la strategia antisbarchi del Viminale. Mandata a Salerno la piccola Aita Mari stracarica di migranti
di Alessandra ZinitiMigranti soccorsi dopo un naufragio nel Canale di Sicilia
La piccola Aita Mari, carica delle 174 persone che è riuscita a prendere a bordo delle 294 soccorse la scorsa notte insieme alla Nadir ( altra piccola imbarcazione della flotta civile), dovrà andare fino a Salerno. Così ha deciso questa mattina il Viminale, adesso legittimato nella sua strategia di assegnare alle navi umanitarie approdi il più lontano possibile da una sentenza del Tar del Lazio che, in sostanza, nega l’assioma secondo il quale il porto sicuro ( place of safety) che deve essere dato ad una nave che soccorre naufraghi ( in questo caso migranti) coincida con quello più vicino.
E dunque, la strategia di Matteo Piantedosi, tanto più ad inizio di un’estate che sta segnando la ripresa dei flussi rallentati dal maltempo a maggio, resta quella di sgombrare il più possibile il Mediterraneo dalla presenza delle navi umanitarie, mandando le navi, subito dopo il primo salvataggio, in porti lontani da Sicilia e Calabria, e rispondere ai raid delle piccole Ong disubbidient…
La piccola Aita Mari, carica delle 174 persone che è riuscita a prendere a bordo delle 294 soccorse la scorsa notte insieme alla Nadir ( altra piccola imbarcazione della flotta civile), dovrà andare fino a Salerno. Così ha deciso questa mattina il Viminale, adesso legittimato nella sua strategia di assegnare alle navi umanitarie approdi il più lontano possibile da una sentenza del Tar del Lazio che, in sostanza, nega l’assioma secondo il quale il porto sicuro ( place of safety) che deve essere dato ad una nave che soccorre naufraghi ( in questo caso migranti) coincida con quello più vicino.
E dunque, la strategia di Matteo Piantedosi, tanto più ad inizio di un’estate che sta segnando la ripresa dei flussi rallentati dal maltempo a maggio, resta quella di sgombrare il più possibile il Mediterraneo dalla presenza delle navi umanitarie, mandando le navi, subito dopo il primo salvataggio, in porti lontani da Sicilia e Calabria, e rispondere ai raid delle piccole Ong disubbidienti che si rifiutano di percorrere queste distanze con fermi amministrativi e multe che altro non sono che un cartellino giallo, visto che al secondo episodio è previsto il sequestro della nave. E dunque, la stessa Aita Mari che l’estate scorsa era stata multata per aver preso a bordo 36 migrantio, ritenuti troppi rispetto alla sua capienza, viene oggi mandata così lontano con il quintuplo delle persone a bordo.
Flussi in ripresa nel Mediterraneo
Strategia che continua a svuotare il Mediterraneo di soccorsi in un momento in cui decine di barchini e grossi pescherecci partono a ripetizione dalle coste tunisine e libiche, come raccontano gli oltre 1000 sbarchi in 48 ore a Lampedusa e la crescita esponenziale di vittime segnalata nei giorni scorsi dall’Oim. Proprio a poche miglia dall’isola ieri un barchino si è rovesciato, 44 i soccorsi, 3 o forse 6 i dispersi. Con la Sea Watch che accusa: “ Ieri la tardiva reazione delle autorità italiane è costata la vita a 3 persone. Nonostante le molte segnalazioni di Searbird, i soccorsi sono arrivati troppo tardi. Tutte le persone a bordo potevano essere salvate. Intanto la nostra Aurora è bloccata per altri 14 giorni”.
La sentenza del Tar Lazio
Ma ecco i principi affermati dai giudici del Tar Lazio che hanno respinto il ricorso presentato da Msf per l’assegnazione di porti di sbarco lontani come La Spezia e Ancona. Assegnazione legittima, secondo il Tar, perché “ è evidente e innegabile che spetti al Viminale assegnare il porto in quanto le operazioni di soccorso vanno inquadrate nel più ampio e complesso contesto del fenomeno migratorio via mare” che, oltre al soccorso, prevede anche l’accoglienza, l’ordine pubblico e la gestione generale del fenomeno migratorio.
Di più: i giudici amministrativi sostengono che “ non convince l’architrave logica secondo cui la nozione di porto sicuro coinciderebbe necessariamente con quello più vicino alla zona di soccorso. Manca una definizione chiara ed internazionalmente condivisa di porto sicuro”.
Insomma, per il Tar, l’assegnazione di porti lontani, anche in considerazione delle dimensioni della Geo Barents “nave idonea ad affrontare in sicurezza un più lungo tragitto”, non presenta alcun profilo di illegittimità.
Le reazioni, dal Viminale alle Ong
"Storica sentenza che rigetta in toto i ricorsi della Ong Geo Barents, definisce il Viminale soggetto legittimamente titolare di indicazione del porto di sbarco e smentisce la pretesa che il porto sicuro sia il porto più vicino”, il commento trionfante del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni.
La Ong, invece, sta ancora valutando se presentare ricorso: “ Abbiamo ricevuto la decisione del Tar di respingere i due ricorsi presentati il 24 gennaio e il 1 febbraio 2023. Stiamo consultando i nostri legali per valutare come procedere", la replica di Msf.