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Revenge porn, la ragazza infiltrata nella chat: “Così ho smascherato i ragazzi che si scambiavano le mie foto sexy”

Parla la 22enne che fingendosi un maschio ha incastrato due giovani della ‘Perugia bene’ che in alcuni canali Telegram mettevano in circolazione immagini ‘private’ di ex fidanzate, tra cui le sue di quando aveva 14 anni
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PERUGIA - Da vittima a detective, per smascherare chi aveva dato in pasto alle chat di guardoni due sue foto, fatte anni prima, che la mostravano seminuda in un corpo ancora acerbo da 14enne. Chiara (nome di fantasia) è riuscita a risalire ai responsabili che gestivano le chat Telegram “Perugia scambio foto chat” e “Perugia Nuda”, dove una quarantina di ragazzi della “Perugia bene” collezionava scatti osé rubati anche a molte altre adolescenti. Un catalogo di ex fidanzate, amiche, compagne di scuola, fatto di immagini sfuggite ai circuiti delle conversazioni private, per essere scambiate e commentate come figurine.

Con l’aiuto di un’amica, Chiara ha raccolto la prova che anche lei era finita esposta a quella piazza virtuale e con l’avvocato Francesco Gatti ha presentato denuncia alla polizia postale. I due amministratori dei canali di messaggistica hanno 21 e 22 anni. Uno fa il modello tra Milano e New York, l’altro studia all’università. Sono finiti davanti al gup con una richiesta d…

PERUGIA - Da vittima a detective, per smascherare chi aveva dato in pasto alle chat di guardoni due sue foto, fatte anni prima, che la mostravano seminuda in un corpo ancora acerbo da 14enne. Chiara (nome di fantasia) è riuscita a risalire ai responsabili che gestivano le chat Telegram “Perugia scambio foto chat” e “Perugia Nuda”, dove una quarantina di ragazzi della “Perugia bene” collezionava scatti osé rubati anche a molte altre adolescenti. Un catalogo di ex fidanzate, amiche, compagne di scuola, fatto di immagini sfuggite ai circuiti delle conversazioni private, per essere scambiate e commentate come figurine.

Con l’aiuto di un’amica, Chiara ha raccolto la prova che anche lei era finita esposta a quella piazza virtuale e con l’avvocato Francesco Gatti ha presentato denuncia alla polizia postale. I due amministratori dei canali di messaggistica hanno 21 e 22 anni. Uno fa il modello tra Milano e New York, l’altro studia all’università. Sono finiti davanti al gup con una richiesta di rinvio a giudizio della procura di Perugia, che muove le accuse pesantissime di revenge porn e pedopornografia.

Chiara, quando è iniziata questa vicenda?
“Tre anni fa, quando facevo l’ultimo anno del liceo, un’amica mi ha detto che su Telegram giravano delle mie foto private. Con l’aiuto di due amici era riuscita a infiltrarsi in una chat, fingendosi un uomo e scoprendo quelle immagini che nel 2015 avevo mandato al mio fidanzato dell’epoca. Sono rimasta sconvolta, erano in circolazione già da cinque anni”.

Cosa avete fatto?
“Abbiamo creato una chat privata Whatsapp per attirare l’amministratore del gruppo Telegram. Ci ha rivelato che esisteva anche un secondo gruppo e con una scusa l’abbiamo convinto a incontrarci. Ho scoperto così che si trattava di un mio coetaneo, che all’epoca conoscevo di vista”.

Lui cos’ha detto?
“Si è disperato, chiedeva scusa. Abbiamo registrato la sua ‘confessione’, abbiamo preso il suo iPhone e abbiamo sporto denuncia alla Postale. In quel telefonino la polizia ha trovato molte altre immagini di ragazzine, tra le foto eliminate di recente e quelle nascoste”.

Come hai vissuto questa vicenda?
“È stato un incubo che ancora non è svanito del tutto. Mi sono sentita sbagliata, non mangiavo, restavo chiusa in casa, non riuscivo ad andare a scuola. Venivo etichettata come una ‘poco di buono’, come uno ‘scarto della società’ e a giudicarmi erano spesso le mie coetanee. Ho perso tanti anni di scuola, ho dovuto cambiare molti istituti, per il dolore e la vergogna”.

I due imputati sono stati descritti come ragazzi della ‘Perugia bene’.
“Sono di buona famiglia, persone da cui non ti aspetteresti niente del genere”.

Secondo te perché lo hanno fatto?
“Non sono riuscita a darmi una spiegazione. Violare l’intimità e la dignità di una persona è talmente lontano dal mio pensiero e dalla mia educazione che non so dare un senso alle loro azioni”.

In tribunale hanno chiesto la messa alla prova, sei d’accordo?
“Non ci opponiamo, non ci interessa la condanna, ma un percorso di pentimento. Sono fiduciosa che si possano rendere conto della situazione devastante che hanno creato. Con noncuranza si può rovinare la vita a una persona reale”.

Ci sono altre ragazze che dopo di te hanno scoperto di essere finite in quelle due chat?
“Alcune le ho riconosciute e le ho fatte contattare dalla polizia. C’è chi ha deciso di denunciare e chi no. In quella situazione la paura di essere giudicate è tanta”. Cosa diresti a chi è finita nella tua situazione?
“Dovete assolutamente denunciare, non vergognatevi perché non avete colpa e non è successo solo a voi. Tra donne bisogna sostenersi a vicenda, per contrastare questi fenomeni inaccettabili”.

Sei riuscita a ritornare alla vita?
“Sono stati anni durissimi e continuo un lungo percorso di psicoterapia. Ho capito che non devo sentirmi svalutata e in colpa per quanto accaduto. Mi sento nuovamente degna di essere amata, ora sono fiera della persona che sono”.

Hai avuto una tua rivincita?
“In parte sì, denunciare è stato difficile, ma mi ha dato coraggio e speranza. Sono riuscita a finire il liceo e dal prossimo anno andrò all’università. Sogno di lavorare nel marketing della moda. La strada è ancora lunga, ma sento che sto andando nella direzione giusta”.

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