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Venezia tassa i passeggeri che arrivano in aeroporto. E Ryanair taglia i voli per protesta

La norma, che prevede il pagamento di 2,50 euro a persona, è entrata in vigore il 30 maggio. La low cost, come altre, non ha gradito. Il sindaco non si preoccupa: “Avremo più spazio per altre compagnie”
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Dal 30 maggio nel Comune di Venezia è entrata in vigore una norma che tassa con 2,50 euro i passeggeri che arrivano all’aeroporto di Venezia. Tuttavia, la scelta non è stata gradita sia da Save, la società che gestisce l’aeroporto Marco Polo sia da molte compagnie low cost che hanno minacciato di andarsene.

La prima a protestare concretamente è Ryanair che venerdì ha comunicato che dall’inverno rimuoverà un aereo da 100 milioni di dollari per portarlo in Spagna e toglierà i voli da e per Alghero, Colonia, Bourmount, Helsinki, Norimberga e Fuerteventura. Non è detto che dopo l’azione della compagnia irlandese ne seguiranno altre.

Il sindaco: avremo più spazio per altre compagnie

Per il sindaco Luigi Brugnaro però non è un problema, anzi. "Abbiamo un aeroporto contingentato e so di tante compagnie che vogliono venire a Venezia, penso agli asiatici. Qualche slot ce lo lasciano libero per qualcun altro". Il presidente del Gruppo Save Enrico Marchi, allibito dalle dichiarazioni, repli…

Dal 30 maggio nel Comune di Venezia è entrata in vigore una norma che tassa con 2,50 euro i passeggeri che arrivano all’aeroporto di Venezia. Tuttavia, la scelta non è stata gradita sia da Save, la società che gestisce l’aeroporto Marco Polo sia da molte compagnie low cost che hanno minacciato di andarsene.

La prima a protestare concretamente è Ryanair che venerdì ha comunicato che dall’inverno rimuoverà un aereo da 100 milioni di dollari per portarlo in Spagna e toglierà i voli da e per Alghero, Colonia, Bourmount, Helsinki, Norimberga e Fuerteventura. Non è detto che dopo l’azione della compagnia irlandese ne seguiranno altre.

Il sindaco: avremo più spazio per altre compagnie

Per il sindaco Luigi Brugnaro però non è un problema, anzi. "Abbiamo un aeroporto contingentato e so di tante compagnie che vogliono venire a Venezia, penso agli asiatici. Qualche slot ce lo lasciano libero per qualcun altro". Il presidente del Gruppo Save Enrico Marchi, allibito dalle dichiarazioni, replica: "Ci sono due possibilità: o il sindaco è disinformato o è in malafede. Non è vero che il Marco Polo è contingentato e non c'è nessuna compagnia che voglia venire a Venezia e che non possa farlo per mancanza di slot” ha detto. “Il sindaco, con queste dichiarazioni improvvisate, tenta di mascherare la sua improvvida decisione di applicare una tassa di imbarco che ha il solo effetto di far fuggire il turismo di qualità, quando dovrebbe finalmente dare concretezza a una razionale regolazione del turismo nella città più bella e delicata del mondo”.

Una tensione che non si placa

La decisione della compagnia low cost arriva dopo molti mesi di tensione che non accennano a placarsi, iniziati con la delibera votata in consiglio comunale di Venezia lo scorso 23 dicembre 2022 sul cosiddetto contributo aggiuntivo di 2,50 euro.

Il 2022 si è chiuso con 9 milioni di passeggeri, metà dei quali si stima siano partiti da Venezia. Stando a questi dati il Comune potrebbe quindi incassare sugli 11 milioni all’anno. La possibilità per i comuni – con determinate caratteristiche di bilancio - di introdurre questa tassa è stata inclusa nella Finanziaria di Draghi, ma è stata deliberata soltanto con il governo Meloni. La nuova addizionale rientrava quindi tra gli interventi previsti dal Patto per Venezia, sottoscritto tra il sindaco Luigi Brugnaro e la Presidenza del Consiglio, in forza del decreto legge 50/22, rivolto a quei Comuni sedi di Città metropolitana con un debito pro capite superiore ai 1000 euro.

Il ricorso al Tar

Dopo poco tempo il gruppo Save e Aicalf (associazione delle compagnie low cost a cui aderiscono Ryanair, Easy Jet, Volotea e altre) hanno presentato ricorso al Tar del Veneto che è stato respinto. A breve, entro luglio, il Consiglio di Stato si pronuncerà definitivamente. Intanto Ryanair ha voluto dare un segnale decisivo. L’aggiunta di 2,50 euro è troppo per la società di Dublino che già da anni lotta contro l’addizionale municipale di 6,50 euro (5 euro all’Inps e 1,50 all’Erario), imposta su ogni passeggero solo in Italia e introdotta – come ribadito più volte dalla compagnia – per coprire i fondi Inps per i piloti in cassa integrazione, la maggior parte di Alitalia. "Ci rammarichiamo per l’illogica decisione del Comune di Venezia di aumentare l’addizionale comunale del 38%, passando da 6,50 a 9 euro” ha detto Jason McGuinness, a capo dell’ufficio commerciale di Ryanair. “Non esiste alcuna giustificazione per questo eccessivo aumento delle tasse che rende Venezia una delle città più costose e non competitive d'Europa. Il Comune dovrebbe abbassare, non aumentare, i costi di accesso per contribuire a stimolare il traffico e la sua fragile industria turistica, che si sta ancora riprendendo dalla pandemia”.

L’inizio di una protesta più vasta

Ryanair ha fatto sapere che questo aumento implica per una compagnia low cost una revisione di tutto il piano che è iniziato dopo la pandemia tanto che nel 2019 nel periodo estivo a Venezia c’erano solo 4 rotte e ora 26, una crescita quindi del 400%. Parole pesanti alle quali l’amministrazione non ha dato molto peso, ma che potrebbero essere soltanto l’inizio di una protesta più allargata.

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