La curva, per fortuna, rispetto agli anni della pandemia, comincia a calare ma in Europa l’Italia è il Paese dove amministratori pubblici di qualsiasi livello e giornalisti rischiano di più. Dal 2011 sono stati più di cinquemila gli atti intimidatori, di minaccia e di violenza contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali, dipendenti della Pubblica amministrazione. E non più solo nel mezzogiorno d’Italia dove storicamente le organizzazioni criminali condizionano la pubblica amministrazione. Più del trenta per cento dei casi si sono verificati al Centro-nord.
Tensioni sociali
Ma minacce e intimidazioni non nascondono soltanto ragioni criminali. Le tensioni sociali si traducono sempre più spesso in atti di aggressione politica: dal 2016 ci sono stati più di mille casi da parte di cittadini, motivati con il dissenso verso decisioni amministrative sgradite.
E’ la realtà disegnata dal rapporto annuale “Amministratori sotto tiro” di Avviso pubblico presentato questa mattina a Roma dal presidente di Avviso Pubblico Roberto Montà e da Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
La cifra oscura
I numeri del 2022 sono in calo ma preoccupa quella che viene definita la “cifra oscura”, relativa alle intimidazioni che non vengono denunciate e che magari vengono fuori a distanza di anni in altre indagini. Una cifra che viene ritenuta molto elevata, in linea con i dati dell’Osservatorio del ministero dell’Interno.
Nel rapporto 2022 due focus nuovi: uno sull’Ucraina e uno sui giornalisti vittime di aggressioni e minacce come gli amministratori locali, solo perché svolgono correttamente il proprio lavoro.