✕

Il primario “Costretto anch’io a fare le notti così la sanità scoppia”

Il dottor Gianfranco Giannasi

 
Dopo la protesta di sabato a Roma ecco come si vive da dentro la grande crisi del settore faldiciato dai tagli
2 minuti di lettura

Nella sanità che perde colpi, fiaccata dalla carenza di risorse, c’è un luogo più critico degli altri: il pronto soccorso. I dipartimenti di emergenza soffrono di problemi cronici e problemi nuovi. Il risultato sono spesso attese di ore per ricevere una diagnosi e di giorni per essere ricoverati. Gianfranco Giannasi sta al pronto soccorso da 25 anni. Oggi dirige quello di Torregalli, ospedale fiorentino da 50 mila pazienti l’ anno. Il suo è un punto di vista dall’interno, che permette di comprendere anche le ragioni della protesta della Cgil, che sabato ha organizzato una grande manifestazione a Roma.

Perché chi arriva al pronto soccorso rischia attese lunghissime?

“Perché siamo molti meno rispetto a una volta. In un pronto soccorso medio-grande i turni dovrebbero essere di 6 medici la mattina, 6 il pomeriggio e 2-3 la notte. Ormai si viaggia in media in 4 nei primi due turni e 2 nel terzo. Questa al netto dell’inappropriatezza, cioè di chi si presenta e non dovrebbe”.

Come mai siete …

Nella sanità che perde colpi, fiaccata dalla carenza di risorse, c’è un luogo più critico degli altri: il pronto soccorso. I dipartimenti di emergenza soffrono di problemi cronici e problemi nuovi. Il risultato sono spesso attese di ore per ricevere una diagnosi e di giorni per essere ricoverati. Gianfranco Giannasi sta al pronto soccorso da 25 anni. Oggi dirige quello di Torregalli, ospedale fiorentino da 50 mila pazienti l’ anno. Il suo è un punto di vista dall’interno, che permette di comprendere anche le ragioni della protesta della Cgil, che sabato ha organizzato una grande manifestazione a Roma.

Perché chi arriva al pronto soccorso rischia attese lunghissime?

“Perché siamo molti meno rispetto a una volta. In un pronto soccorso medio-grande i turni dovrebbero essere di 6 medici la mattina, 6 il pomeriggio e 2-3 la notte. Ormai si viaggia in media in 4 nei primi due turni e 2 nel terzo. Questa al netto dell’inappropriatezza, cioè di chi si presenta e non dovrebbe”.

Come mai siete meno di quanto previsto dalle piante organiche?

“Intanto perché i giovani scelgono altre specialità. Il nostro è un lavoro complesso, assorbe molte energie. Durante ogni turno sei comunque in prima linea, hai sempre da lavorare. Se stai nei reparti, invece, hai 20 o 30 malati, guardi quelli e finisci. Da noi inizi sempre il turno senza sapere cosa succederà quel giorno. Ma un’altra cosa che spaventa i colleghi più giovani è il contenzioso medico legale, sempre più diffuso”.

Quanto lavorate in più oggi rispetto a 20 anni fa?

“Un medico adesso deve fare 4 o 5 notti al mese e 3 festivi su 4. Prima erano 3 e 1. A quei tempi c’era più personale e avevamo anche meno accessi di pazienti. In più ora, oltre ai turni normali di 6 ore, se ne fanno altri 2 o 3 al mese, in produttività aggiuntiva, come straordinario”.

Con le ferie estive e questi organici quest’anno sarà dura?

“Ci siamo organizzati, però chi resta deve fare qualche sacrificio. I primari di solito non sono previsti nelle notti e nei festivi ma negli ultimi tempi li facciamo. In più io quest’estate andrò in un altro ospedale toscano, quello di Pescia, per coprire 3 turni di notte che sennò restavano scoperti”.

Quando ha iniziato pensava che le cose sarebbero cambiate così tanto?

“No. Noi eravamo animati da grande entusiasmo perché a quei tempi, negli anni Novanta, c’erano grandi novità tecniche. Il lavoro era affascinante, non pensavo che i giovani si sarebbero così allontanati”.

Quanto guadagnate?

“Un medico appena laureato prende 2.500 euro netti al mese. Questo vale per tutte le specialità, il punto è che noi non facciamo libera professione perché non c’è domanda”.

Nei pronto soccorso di molte Regioni ci sono i gettonisti. Il ministro della Salute Orazio Schillaci vuole eliminarli, lei cosa ne pensa?

“La Toscana ha deciso di non usarli e di pagare 100 euro l’ora, invece di 60, lo straordinario di chi fa l’urgenza. Sui gettonisti, ritengo che per lavorare da noi sia fondamentale fare gruppo, lavorare di squadra, così chi presta servizio una volta alla settimana non è molto utile. Ci vuole gente inserita stabilmente nell’organico”.

Lei ha mai pensato di mollare?

“No, perché sono innamorato di questo lavoro. Però ho visto molti colleghi andare via. Negli ultimi anni saranno stati almeno una decina. Sono diventati medici di famiglia oppure sono andati nei reparti di degenza”.

Come si rilanciano i pronto soccorso?

“Intanto non vanno pagati straordinari o presi gettonisti. Bisogna piuttosto investire sulle persone, rinforzare gli organici in modo stabile, con gente preparata e motivata. E bisogna organizzare meglio il servizio”. 

Leggi i commenti