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Malattie, congedi, corsi: come vivere vent’anni da prof fantasma

Cinzia Paolina De Lio

 
Oltre cento certificati inviati al ministero nell’arco di due decenni. Ma a farla destituire è stato altro: la sua impreparazione
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Se nell’«incapacità didattica» e nell’«inettitudine permanente e assoluta» stanno le ragioni uniche del licenziamento della prof fantasma, ci vuole forse anche una certa abilità per sparire per quasi vent’anni. E Cinzia Paolina De Lio, l’insegnante di Storia e filosofia di liceo destituita il 22 giugno da una sentenza della Cassazione per «incompatibilità con l’insegnamento», qualcuna di queste abilità deve averla messa in campo. Documentata e certificata, anche da alcune difficoltà personali che ne disegnano una biografia complessa.

Cinquantasei anni, originaria di Reggio Calabria, De Lio fa la supplente per 5 anni, poi viene immessa alle media, più tardi vince un concorso e diventa docente di ruolo alle superiori nel 2001. Da lì passa prima per l’istituto magistrale di Polistena (Reggio Calabria), poi per il liceo scientifico Galilei a Dolo (Venezia), per il Veronese di Chioggia (sempre Venezia), per il Carducci di Trieste. Trasferimenti e assegnazioni provvisorie ann…

Se nell’«incapacità didattica» e nell’«inettitudine permanente e assoluta» stanno le ragioni uniche del licenziamento della prof fantasma, ci vuole forse anche una certa abilità per sparire per quasi vent’anni. E Cinzia Paolina De Lio, l’insegnante di Storia e filosofia di liceo destituita il 22 giugno da una sentenza della Cassazione per «incompatibilità con l’insegnamento», qualcuna di queste abilità deve averla messa in campo. Documentata e certificata, anche da alcune difficoltà personali che ne disegnano una biografia complessa.

Cinquantasei anni, originaria di Reggio Calabria, De Lio fa la supplente per 5 anni, poi viene immessa alle media, più tardi vince un concorso e diventa docente di ruolo alle superiori nel 2001. Da lì passa prima per l’istituto magistrale di Polistena (Reggio Calabria), poi per il liceo scientifico Galilei a Dolo (Venezia), per il Veronese di Chioggia (sempre Venezia), per il Carducci di Trieste. Trasferimenti e assegnazioni provvisorie annuali, anche per via della sicurezza personale del suo convivente, ufficiale della Guardia di Finanza.

Ebbene, nei vent’anni che vanno dal primo settembre del 2001 al 30 giugno del 2021 la prof colleziona 67 certificati di assenza per malattia che la portano lontano dalla cattedra da 40 a 180 giorni l’anno, come si legge anche nella sentenza della Cassazione, interrotti solo da piccole pause. E ancora: 2 assenze per infortuni sul lavoro, 16 permessi per motivi personali, 3 interdizioni dal lavoro per tutela della salute, due congedi di maternità e allattamento, 7 assenze per malattia del bimbo piccolo, 7 periodi di congedi parentali retribuiti, 24 congedi e permessi per assistere familiari portatori di handicap gravi, 5 esoneri giornalieri per la partecipazione a corsi di aggiornamento e formazione.

Più di cento giustificazioni in tutto, elencate nel suo curriculum giuridico agli atti del ministero. Che collegate alla sospensione delle lezioni - tra festività, ferie natalizie ed estive - hanno ridotto l’attività didattica di una lunga carriera a un gruzzoletto di insegnamenti di circa quattro anni. Giudicati, per di più, «improvvisati», «disattenti», «carenti», «imprecisi», «casuali».

«Assenze abnormi», scrive la Corte, che pure non determinano la destituzione della prof perché legittimamente presentate e accertate. Ma così episodica è la sua presenza a scuola che l’ispezione comandata dal ministero dell’Istruzione per pochi mesi nel 2015 e nel 2016 al liceo di Chioggia in seguito alle proteste nella scuola viene ritenuta più che sufficiente ad appurare se il suo metodo d’insegnamento sia idoneo o meno. «I miei 20 anni di assenza su 24? Una vulgata», dice ora la prof a Repubblica.

Ma nel 2019 proprio le sue continue assenze finiscono pure al centro di uno sciopero studentesco: una trentina di ragazzi del liceo Veronese si ritrovano in strada a manifestare perché la docente diserta le lezioni di settimana in settimana. In un video ancora visibile sul canale Youtube di Chioggiaazzurra raccontano: «Si assenta molto frequentemente e non ci ha permesso una continuità nello studio delle sue materie e questo intacca tutto il programma. L’anno prossimo avremo la Maturità e ci chiederanno una conoscenza di storia e filosofia che a oggi non abbiamo».

Nel frattempo però De Lio prende tre lauree, si diploma in pianoforte, colleziona altri diplomi di specializzazione e perfezionamento annuali o biennali in autonomia scolastica, storia della medicina, parassitologia del territorio, pet therapy, criminologia, nuove tecnologie, disturbi dell’apprendimento. Scrive su riviste online come giornalista pubblicista, partecipa a convegni, prende parte a seminari e frequenta corsi di aggiornamento sulla storia degli ospedali o la dispersione scolastica. Un gran bagaglio di conoscenze che allunga il suo ricco curriculum e che però in cattedra non porta quasi mai.

Nel 2017 arriva la sospensione per «incapacità didattica». La prof viene reintegrata un anno dopo dal tribunale di Venezia. E di nuovo destituita nel 2021 dalla Corte d’appello. Non è finita qui: nel 2009 era arrivato un altro provvedimento di sospensione con il trasferimento a mansioni di ufficio e la nomina di un supplente al suo posto. Era stata la stessa prof De Lio a denunciare l’episodio come un’ingiustizia e uno spreco di denaro pubblico, visto che nello stesso istituto due insegnanti erano stipendiati per lo stesso lavoro ma solo l’altro, il supplente, poteva fare lezione.

La prof lo aveva raccontato in un articolo apparso online per rispondere indignata a Gian Antonio Stella che in quei giorni sul Corriere della Sera pubblicava i dati sull’assenteismo dei docenti: a Reggio Calabria il triplo che ad Asti. De Lio replicava elencando i trasporti carenti, le strade pericolose, le avversità meteorologiche e geografiche, le difficoltà delle scuole della sua terra. Per concludere che «l’insegnante calabrese che lavora al Nord non ha motivo di assentarsi». Salvo eccezioni, come, si direbbe, la sua.

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