I tentacoli allungati su politica e amministrazione nel crotonese, l’infinito fiume di droga e armi che da Gioia Tauro anche in pieno lockdown arrivava fino a Milano. Doppio colpo dei carabinieri alla ‘Ndrangheta calabrese.
A Crotone e provincia, 43 persone sono finite in manette o ai domiciliari perché accusate dalla procura antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri a vario titolo di associazione mafiosa, associazione a delinquere semplice, truffa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori. A Milano, la procura antimafia del capoluogo lombardo fa finire in manette altre trenta persone, coinvolte in un traffico di droga e armi che dall’America Latina arrivava fino ai paesi dell’hinterland.
Il suq della politica nell’inchiesta calabrese
Sotto la lente degli investigatori del Ros, i clan dei “papaniciani” che storicamente controllano il crotonese. Un’indagine a trecentosessanta gradi che ha finito per toccare anche politica e pubblica amministrazione, con il “solito” corollario di appalti aggiustati, voti chiesti e ottenuti in cambio di futuri favori, falso in atto pubblico, reati ambientali.
In questo filone finisce ai domiciliari l’ex consigliere regionale e storico ras dei voti di Crotone Enzo Sculco, mentre nella lunga lista di indagati c’è la figlia Flora, in Regione durante la scorsa legislatura, che da lui ha ereditato il testimone. Sotto inchiesta finiscono anche l’ex governatore calabrese Gerardo Mario Oliverio, l’ex assessore regionale ed ex parlamentare Nicola Adamo, l’ex consigliere regionale Sebi Romeo, due superburocrati della Regione, Mimmo Pallaria, ex sindaco di Curinga, attualmente consigliere comunale e direttore generale del dipartimento Forestazione della Regione, ed Orsola Reillo, così come l’ex presidente del Crotone calcio, Raffaele Vrenna.
Le accuse contro amministratori e politici
Lo spaccato che emerge è quello di un vero e proprio suq della politica, in cui le candidature si “comprano” in base ai pacchetti di voti che si possono offrire, i posti da dirigente vengono assegnati in base alla corrente o alla cordata e anche assunzioni e nomine in enti e aziende pubbliche, incluso quella sanitaria, dipendono dai desiderata di questo o quel politico.
Al centro dell’indagine, la galoppata elettorale di Flora Sculco, figlia di Enzo, storico ras dei voti del crotonese. Per consentirle un comodo ingresso in Consiglio regionale, il padre – ipotizzano i magistrati – si muove con più di due anni di anticipo. Al governatore Mario Oliverio, all’epoca già in difficoltà fra inciampi e inchieste giudiziarie, in parte poi sfumate, e defezioni politiche, Sculco offre l’appoggio e i voti dei “DemoKratici”, creatura politica di area centrosinistra nella sua totale disponibilità. Un patto clientelare più che politico, "cementato con incarichi fiduciari, nomine e assunzioni” nonché “appalti anche a imprese i cui titolari avrebbero assicurato l’appoggio elettorale”. Della partita sarebbe stato anche Sebi Romeo, ex uomo forte del Pd calabrese, che avrebbe garantito voti e appoggio nel reggino.
Assunzioni, nomine e appalti in cambio di voti
Dirigenti e burocrati “graditi” alle varie cordate sarebbero stati collocati ovunque. Ambrogio Mascherpa, “persona di fiducia di Mario Oliverio e in precedenza commissario straordinario dell’ente”, è stato collocato all’Aterp, azienda territoriale per l’edilizia pubblica, dove sarebbero finiti anche altri professionisti “di area” come Antonio Megna. All’azienda sanitaria provinciale di Crotone invece, Enzo Sculco e la sua rete avrebbero allontanato l’ex direttore generale Sergio Arena per sostituirlo con persona “di fiducia” e sarebbero riusciti a intervenire nella nomina del direttore amministrativo, del dirigente delle risorse umane e di un primario. A Calabria Lavoro, altro “pezzo” della macchina regionale, sarebbero stati collocati tredici esperti locali in quota Oliverio e Romeo. Il “prezzo” delle nomine era sempre il medesimo: voti per Flora Sculco e per la lista personale di Oliverio, all’epoca al lavoro per costruire la sua ricandidatura, poi sconfessato dal suo stesso ex partito, il Pd, per i troppi scandali e guai giudiziari.
Crotone e provincia erano invece “terreno di caccia” esclusivo di Enzo Sculco, che per assicurare la vittoria alla figlia in città ha gestito le nomine di diversi dirigenti comunali e appalti a ditte amiche come la Croton Scavi Srl, la 2C Costruzioni e la Allpoin srl. Stesso potere lo aveva a Mesoraca, piccolo centro della zona, dove dirigenti e ditte amiche devono nomine e lavori al patron dei DemoKratici.
Su Vibo Valentia invece l’ex governatore Mario Oliverio si "muoveva" tramite l'ex parlamentare Nicola Adamo, marito dell'ex deputata Pd Enza Bruno Bossio. Pur garantirsi la rielezione avrebbe anche finito per garantire un futuro a personaggi assai scivolosi, come Pietro Giamborino, ex consigliere regionale finito poi al centro della maxioperazione Rinascita Scott come politico costruito a tavolino dai clan e per il quale è stata di recente chiesta una condanna a vent’anni di carcere.
L’inchiesta della procura antimafia di Milano
La rete investigativa della Dda di Milano arriva fino a Rosarno, nel reggino, dove affondano invece le radici dei Bellocco, che da anni ormai infettano anche l’hinterland milanese. È lì che finiva il fiume di cocaina e hashish che il clan riusciva a far arrivare regolarmente dall’Ecuador, in container che approdavano poi a Gioia Tauro. E droga significa soldi, reinvestiti poi in orologi di lusso in una nota gioielleria del centro di Milano, in beni immobili residenziali, attività commerciali, oltre che nell'acquisto di nuovi carichi di droga. E il clan, hanno scoperto gli investigatori, gestiva un vero e proprio arsenale di armi comuni e da guerra. A disposizione dei Bellocco c’erano mitragliette Uzi, bazooka e bombe a mano MK2 "ananas", oltre che pistole Glock, Colt e Beretta.