✕

“Avrò molto da dire”. La docente italiana di Harvard sospettata di frode prova a difendersi

Francesca Gino è in congedo dalla Business School dell’ateneo di Boston. E’ sospettata di aver manipolato i dati delle sue ricerche
2 minuti di lettura

“Ci sarà parecchio da dire su questo. Ma per ora non è molto quel che posso dichiarare pubblicamente”. Con un messaggio criptico e un sostanziale silenzio, Francesca Gino cerca di difendersi dalle accuse.

Proprio lei, specialista negli studi sull’onestà alla Harvard Business School, è sospettata di aver manipolato i dati dei suoi articoli. Ora la 47enne professoressa con una laurea in Economia con lode all’università di Trento, un dottorato alla Sant’Anna di Pisa, un bottino di citazioni sopra la media per la sua età e autrice del libro “Talento ribelle: perché infrangere le regole paga sul lavoro come nella vita” è in congedo amministrativo.

“Sto valutando le insinuazioni e studiando le mie opzioni. Vi assicuro che le sto prendendo sul serio e qualcosa risponderò”, si limita a dire. Il congedo a partire da maggio è l’unico punto fermo di questa fumosa vicenda, insieme alla ritrattazione da parte della rivista Pnas di uno dei più importanti articoli della docente per sospetti sul…

“Ci sarà parecchio da dire su questo. Ma per ora non è molto quel che posso dichiarare pubblicamente”. Con un messaggio criptico e un sostanziale silenzio, Francesca Gino cerca di difendersi dalle accuse.

Proprio lei, specialista negli studi sull’onestà alla Harvard Business School, è sospettata di aver manipolato i dati dei suoi articoli. Ora la 47enne professoressa con una laurea in Economia con lode all’università di Trento, un dottorato alla Sant’Anna di Pisa, un bottino di citazioni sopra la media per la sua età e autrice del libro “Talento ribelle: perché infrangere le regole paga sul lavoro come nella vita” è in congedo amministrativo.

“Sto valutando le insinuazioni e studiando le mie opzioni. Vi assicuro che le sto prendendo sul serio e qualcosa risponderò”, si limita a dire. Il congedo a partire da maggio è l’unico punto fermo di questa fumosa vicenda, insieme alla ritrattazione da parte della rivista Pnas di uno dei più importanti articoli della docente per sospetti sulla correttezza dei dati.

Le accuse di tre qualificati colleghi di Gino sul blog di studiosi di scienze comportamentali DataColada sono molto circostanziate. Harvard le ha ritenute sufficientemente credibili da imbastire un’investigazione che, secondo il blog, avrebbe raggiunto 1.200 pagine e toccherebbe dieci anni di pubblicazioni. Se fossero confermate, Gino - una delle docenti più famose dell’ateneo di Boston, spesso citata in articoli e interviste – potrebbe rischiare non solo il posto, ma anche una causa per danni.

L’accusa di DataColada riguarda per il momento tre articoli, soprattutto uno studio pubblicato su Pnas nel 2012 secondo cui firmare un documento all’inizio anziché alla fine abbassa la probabilità che il suo autore vi scriva menzogne.

La questione è studiata con attenzione nell’ambito delle scienze comportamentali per capire se la collocazione della firma nella dichiarazione dei redditi possa dare un contributo contro l’evasione fiscale. Ma dopo che i colleghi di Gino hanno provato – senza successo – a replicare quei dati, sono trapelati i primi sospetti di manipolazione.

Nel 2021 il direttore di Pnas ha deciso di ritrattare la pubblicazione, cioè di considerarla come mai uscita.
Il sospetto è che i file con le risposte delle persone interpellate siano stati manomessi, i dati siano stati adattati a mano dalla ricercatrice per risultare coerenti con la tesi dell’articolo e che alcune osservazioni siano state aggiunte ad arte.

Gli articoli contraffatti, secondo i tre esperti di DataColada (Joseph Simmons, Leif Nelson e Uri Simonsohn), “potrebbero essere decine”. Gino, aggiungono, è stata l’unica autrice ad occuparsi della raccolta dei dati negli articoli oggetto di sospetto, avvenuta quasi sempre sottoponendo a dei volontari questionari su internet.

Gli articoli di Gino, d’altra parte, hanno titoli che di per sé indurrebbero al sospetto: “Come l’inganno aumenta la creatività”, “Imbrogliare ma sentirsi onesti” o “ragioni oneste per comportamenti disonesti”.
 

Leggi i commenti