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Pensare come Et per comunicare con gli alieni. “Con l’arte aiutiamo la scienza a decifrare i messaggi”

L'artista multimediale Daniela De Paulis

 
Intervista all’artista multimediale Daniela De Paulis, che ha ideato A sign in space, progetto per cogliere e comprendere eventuali comunicazioni da una civiltà extraterrestre
5 minuti di lettura

Il segnale è stato captato dai radiotelescopi in ascolto del Cosmo alle 20:15 ora italiana del 24 maggio. Arrivava da Marte. Radioastronomi e ingegneri hanno trovato un messaggio, in quella modulazione di onde radio dallo spazio profondo, di chiara provenienza artificiale, e ora in tutto il mondo è partita la corsa a decriptarlo e interpretarlo. Ma gli alieni siamo noi. Si tratta del progetto A sign in space, prove generali per quando, ma soprattutto “se”, riusciremo a captare un messaggio destinato a noi da una civiltà extraterrestre. Questo è stato scritto da Daniela De Paulis, artista multimediale e operatrice radio italiana, artist in residence presso l’istituto di ricerca di intelligenza extraterrestre (Seti) e il Green Bank Observatory negli Usa. De Paulis ha ideato e realizzato, assieme all’Inaf (in ascolto c’erano le antenne di Medicina), al Seti e grazie all’Esa, questa che è stata raccontata come un’esercitazione, ma è soprattutto un’operazione culturale e artistica. Per met…

Il segnale è stato captato dai radiotelescopi in ascolto del Cosmo alle 20:15 ora italiana del 24 maggio. Arrivava da Marte. Radioastronomi e ingegneri hanno trovato un messaggio, in quella modulazione di onde radio dallo spazio profondo, di chiara provenienza artificiale, e ora in tutto il mondo è partita la corsa a decriptarlo e interpretarlo. Ma gli alieni siamo noi. Si tratta del progetto A sign in space, prove generali per quando, ma soprattutto “se”, riusciremo a captare un messaggio destinato a noi da una civiltà extraterrestre. Questo è stato scritto da Daniela De Paulis, artista multimediale e operatrice radio italiana, artist in residence presso l’istituto di ricerca di intelligenza extraterrestre (Seti) e il Green Bank Observatory negli Usa. De Paulis ha ideato e realizzato, assieme all’Inaf (in ascolto c’erano le antenne di Medicina), al Seti e grazie all’Esa, questa che è stata raccontata come un’esercitazione, ma è soprattutto un’operazione culturale e artistica. Per mettersi nei panni di come può pensare ET e per guardarci allo specchio e riflettere sulla coesistenza della nostra civiltà su questo Pianeta.

Daniela De Paulis, la prima ‘sfida’ che avete ideato è stata quella di riconoscere il messaggio dentro il segnale radio. Perché?

"Se uno pensa a un messaggio extraterrestre, da molto lontano, deve pensare che arriverà contaminato, molto distorto. Se arriverà un messaggio alieno, ci sarà sicuramente un lavoro da fare di estrazione del contenuto nei dati ricevuti dai radiotelescopi. È una simulazione che cerca anche di mettere in evidenza la difficoltà che gli astronomi avrebbero nel trovarlo”.

Ora bisogna decriptarlo e interpretarlo. Serve fantasia?

"La prima fase è stata principalmente affrontata da specialisti di segnali radio. Poi si sono aggiunti gli informatici per interpretare il codice binario estratto: 8 kilobyte, avevamo uno spazio ridotto nell’hard disk della sonda Esa Trace gas orbiter che lo ha trasmesso. Ma ci sono talmente tante interpretazioni che gli informatici ora sono accompagnati da persone con altri tipi di conoscenze, di idee, di creatività”.

Che percorso ha seguito per immaginare un alieno che vuole inviarci un messaggio?

“Ci sono voluti due anni. Ho preso in considerazione un po’ tutte le idee che mi sono state proposte, non solo da scienziati. Le persone che conoscono il contenuto del messaggio sono solamente tre, ma sono circa 15 (tra cui antropologi, poeti, musicisti) quelli che hanno dato il loro punto di vista, molto entusiasti dell'idea della prospettiva di un extraterrestre. È un po un po’ un esperimento filosofico che chiaramente va oltre i limiti della conoscenza umana. E tuttavia non riuscivo a trasformare queste idee in qualcosa che potesse veramente diventare il messaggio. E poi ho conosciuto questo informatico e artista: Giacomo Miceli. Un astronomo olandese, Roy Smits, è riuscito a dare a questo messaggio una validità scientifica dal punto di vista della radioastronomia. Un ingegnere radio lo ha convertito in un file che potesse essere inviato all’orbiter. E finalmente l'ultimo passaggio è stato quello dell'Esa che l’ha trasmesso.”

Con gli alieni abbiamo provato diverse volte a comunicare. Per esempio il messaggio di Arecibo di Frank Drake e Carl Sagan, i dischi sulle sonde Voyager.

"Sì, sono stati molto creativi. Però non c'è stato un vero e proprio sforzo di fare il contrario, cioè di immaginare che cosa potrebbero mandarci degli extraterrestri. Ci sono vari esempi in letteratura e al cinema, incluso un recente best seller cinese, Il problema dei tre corpi. È stato un esercizio interessantissimo anche dal punto di vista psicologico, filosofico, artistico".

Un esperimento per pensare come un alieno?

"Abbiamo fatto tutta una rassegna di idee, dal colonialismo alla cultura occidentale, ai limiti anche cognitivi, sensoriali. Fino ad arrivare a riflettere sul tipo di tecnologia che potrebbe usare. Sappiamo benissimo che la tecnologia radio è solo una delle moltissime possibilità, siamo molto limitati anche dalla conoscenza che abbiamo a livello scientifico. Abbiamo anche cercato di capire come comunicano altre specie terrestri, insetti e altri animali. Alieni che sarebbero nati in un mondo diverso, evoluti su un pianeta diverso, quindi con organi di senso, anatomie, totalmente non umani. Da anni, in tutte le conferenze del Seti, ci si domanda come potrebbero percepire, gli alieni, oppure quale potrebbe essere il loro sistema nervoso, essendo evoluti in un ambiente diverso con un’atmosfera diversa. Noi ci siamo evoluti sulla Terra, il nostro sistema sensoriale è ottimizzato per sopravvivere qui”.

Serve applicare fantasia alla scienza per immaginare il punto di vista di un alieno?

Noi non sappiamo quale possa essere il punto di vista di un alieno, ma vale lo stesso per esempio per un cane, un pappagallo, uno scarafaggio o una formica. Alla fine la domanda era sempre la stessa: quale potrebbe essere una cosa veramente che vale la pena mandare, cioè fare questo sforzo di comunicare con un'altra civiltà? E qual è? È un messaggio che almeno per me ha un senso. Ma ora che Il progetto è stato lanciato appartiene al pubblico, alle persone di tutti i paesi del mondo che se ne stanno occupando”.

È stato anche un esercizio di immedesimazione in un’altra cultura, lo straniero e l’alieno sono la stessa cosa?

"Sì, è stato un thought experiment estremo, che io penso sia molto utile anche proprio per le scuole e per chiunque voglia mettere un po’ in discussione le nostre costruzioni umane, specialmente occidentali. In un breve film di Cronenberg pubblicato su YouTube, The death of David Cronenberg il regista vede sé stesso morto sul letto e il lui vivo abbraccia sé stesso morto. Noi non pensiamo, non vediamo mai noi stessi dal di fuori, è una cosa così affascinante e anche aliena. È un po’ tutto costruito su questo concetto: e alla fine di capire che non c'è modo ancora, di conciliare l'immagine che abbiamo di noi stessi con una visione oggettiva. Credo che diventerà una un'immagine di noi allo specchio”.

Noi che parliamo di alieni ma ancora non riusciamo a capirci del tutto?

C'è un film molto bello Il grande silenzio, The great silence, girato vicino al radiotelescopio di Arecibo dove fino a qualche anno fa gli scienziati facevano anche ricerca Seti. Lì intorno c'è una diversità botanica e animalistica incredibile. I pappagalli sono tra gli abitanti più popolosi di questa foresta intorno al radiotelescopio, ma venivano completamente ignorati dagli scienziati che studiano intelligenze extraterrestri. Si tratta anche di questo. Anche gli animali, le altre specie con cui viviamo, con cui modelliamo il pianeta, in fondo sono degli alieni. Per non parlare ovviamente anche degli altri esseri umani. È un po’ un una riflessione sul limite della comunicazione, della comprensione anche tra esseri umani. È già molto difficile nell'ambito terrestre. E come potrebbe essere se ci dovessero trovare di fronte ad un messaggio alieno?”

È fantascienza pensare che sia possibile una comunicazione di questo tipo?

"In genere ci si immagina che gli scienziati del Seti, una volta ricevuto un segnale extraterrestre, si mettano li a capire il contenuto, in realtà non si sono mai posti questo problema. È più che altro science fiction. Gli scienziati cercano semplicemente un segnale che è chiaramente, senza dubbio, di natura artificiale. Se mai arriveremo al punto di doverne interpretare il contenuto penso che non saremo in grado di capirne veramente il significato, né viceversa. E a meno che questi extraterrestri non abbiano delle capacità di comunicazione, per esempio telepatica, che noi non abbiamo”.

Come sarà accolto secondo lei questo messaggio dall’umanità?

"Secondo me sarà la fase più importante e più interessante del progetto, una volta che sarò in grado di rivelare qual è il contenuto. Penso che a quel punto molta gente comincerà a interpretare questo messaggio in maniera diversa e a creare un dibattito vero e proprio su tutti gli argomenti che abbiamo discusso con lei oggi. Su un motivo per cui un alieno potrebbe o non potrebbe mandare un messaggio del genere, se ha un senso. Secondo me questo è il valore che il progetto porterà avanti nel corso degli anni. Se rimarrà culturalmente rilevante, come spero".

Perché per mettere in pratica questo esperimento è servita un’artista?

"Questo progetto ha delle radici nella live performance. È una forma di improvvisazione, di movimento, con una specie di coreografia di contesto teatrale, per cui alla fine il progetto ha una coesione. La press release che abbiamo divulgato, chiaramente spiegava che era un progetto artistico, mentre alcuni media, inclusi anche New York Times o la Cnn, hanno l’hanno trasformato in un esperimento scientifico. C'è ancora una difficoltà nel capire il ruolo dell'artista all'interno della società, come se un artista che guida un gruppo di scienziati sembra quasi appunto fiction."

Chi vuole provare a decodificare e interpretare il messaggio ha la possibilità di esprimersi in diversi modi, scritto, audio, disegni. Perché?

Abbiamo voluto creare una piattaforma interattiva sul sito che permetta alle persone di varie parti del mondo che hanno disponibilità tecnologiche più o meno efficaci di mandare comunque il proprio contributo, che sia uno scritto, un disegno, una serie di suoni. È un'interpretazione non necessariamente linguistica, in quanto molte persone non parlano inglese o comunque ci sono molte barriere, anche linguistiche. E poi cercare di cristallizzare tutti questi contributi in una forma più o meno risolutiva che potrebbe essere un libro, alla fine. E una mostra itinerante.

Una collaborazione mondiale… sulla piattaforma online Discord  una comunità di scienziati, ingegneri, ma anche artisti o semplici appassionati ci sta provando.

"È interessante vedere come le varie persone che stanno modificando il messaggio collaborano tra di loro. Per decodificare una cosa così complessa c'è bisogno di tante persone con una un'immaginazione diversa e una complessità anche psicologica, diversa. Spero che possa essere una metodologia che verrà usata se davvero riceveremo un segnale dagli alieni”.

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