Cronaca

Liberato lo chef Panfilo Colonico rapito in Ecuador. “Sto bene”

Liberato lo chef Panfilo Colonico rapito in Ecuador. “Sto bene”
Nella notte la svolta. Il ritrovamento nella zona di un corpo fatto a pezzi aveva fatto temere il peggio
2 minuti di lettura

"Sto bene e mi sta ascoltando la Polizia. Non è stato un film". Sono queste le parole di Panfilo Colonico, chef sulmonese di 49 anni, rilasciato in Ecuador dopo circa una settimana di sequestro. A confermare la notizia è stato lo stesso Colonico mettendosi in contatto prima con la Polizia e poi con alcuni amici di Sulmona (L'Aquila), la sua città. Da quanto riferiscono testimoni sarebbe stato lo stesso Colonico a presentarsi davanti alla sua attività a bordo di un taxi.

Ecuador, il video del rapimento dello chef: la minaccia con la pistola poi lo strattonano via in quattro

Un sequestro di 5 giorni

In queste ore gli agenti stanno ascoltando Colonico per fare luce su alcuni aspetti dell'intricata vicenda del sequestro. Cinque giorni in mano ai rapinatori, il cuoco del rinomato ristorante 'El sabore mio' di Guayaquil, a 400 chilometri dalla capitale Quito, sembra molto provato dall'esperienza vissuta: barba lunga, sguardo perso nel vuoto, capelli in disordine, dimagrito, ma sorridente. Nei giorni scorsi la polizia ha arrestato 2 dei 5 sequestratori che, armati di mitragliette, hanno rapito il ristoratore dal suo locale nel quartiere residenziale 'La Garzota'. Colonico, nato in Canada, è vissuto per diversi anni in Abruzzo a Sulmona, nell'Aquilano, dove ha lasciato moglie e 2 figlie. Per motivi economici si è poi trasferito in Canada dove ha aperto un'impresa di costruzioni e ancora, lasciando tutto, è arrivato in Sud America. In Ecuador, con altri, ha avviato delle attività di ristorazione e poi lo scorso anno ha inaugurato il suo ristorante, tra i più apprezzati e frequentati di Guayquil. Proseguono le indagini della polizia per risalire a tutti i responsabili del sequestro.

Un sospiro di sollievo

"Tiriamo un sospiro di sollievo. Per tutti noi finisce un incubo". Sono queste le parole di Carmine Palazzone, imprenditore di Sulmona amico dello chef Panfilo Colonico, rilasciato questa mattina dai rapitori in Ecuador dopo sei giorni di sequestro. Palazzone era stato il primo, lo scorso venerdì, a contattare la Farnesina dopo aver saputo del rapimento di Colonico. Oggi la buona notizia all'alba. "Ho appreso la notizia intorno alle 5 - racconta - Immediatamente mi sono messo in contatto con Panfilo tramite videochiamata". Lo ha visto in buone condizioni, anche se visibilmente provato. "Gli ho mandato un grande abbraccio da parte di tutti i sulmonesi. Lo risentirò nelle prossime ore, al termine dell'interrogatorio della Polizia". Sulle circostanze del sequestro e del rilascio gli inquirenti al momento mantengono uno stretto riserbo.

"Ho pagato per essere liberato"

"Da venerdì sera, giorno che mi hanno sequestrato, hanno cambiato tre locali per tenermi rinchiuso. Ho dovuto pagare per evitare che mi facessero del male". E' lo chef sulmonese, Panfilo Colonico, a raccontare all'ANSA i particolari del sequestro In Ecuador, perpetrato circa una settimana fa da un commando di uomini armati. Colonico è stato rilasciato nella tarda serata di ieri (questa mattina per l'Italia,ndr). "Grazie a Dio - spiega - mi hanno sempre passato il cibo. Ho parlato molto con i rapinatori. Mi volevano tagliare un dito e un orecchio. Per questo ho dovuto versare soldi e soldi. Non mi hanno fatto mancare il sostentamento fino a ieri che si sono stufati e mi hanno lasciato libero quasi vicino al ristorante.

La cosa più importante è che mi hanno aspettato tutti i miei operai, come una grande famiglia".

Colonico manda un abbraccio all'Italia e alla sua Sulmona dove, dice, "tornerò presto per mangiare un piatto di carbonara". Lo chef liberato riserva i suoi ringraziamenti alla gente che ha creduto in lui, ma anche a qualche detrattore. "Hanno detto stupidaggini - sottolinea - sul fatto che devo dei soldi. No. L'Ecuador sta male sul piano economico. Chi non sa è meglio che non parla perchè non è corretto. Grazie a Dio sto bene. Ringrazio la polizia in Ecuador. Porterò avanti il mio progetto con sacrificio".

I commenti dei lettori