Migranti, prove di dialogo fra Roma e Londra. Ma l’idea inglese di rispedirli in Italia non va giù a Meloni
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraL'incontro tra Meloni e Sunak ad aprile a Londra
LONDRA - A poche ore dal flop di Giorgia Meloni per convincere Polonia e Ungheria sul ricollocamento dei migranti in Ue, ecco che spunta l’amico, o altro “paziente”, inglese. Ossia il Regno Unito e il governo Sunak.
Oggi il Telegraph pubblica un articolo per cui “Londra sarebbe vicina a un accordo sui migranti con Roma” per coordinare sforzi e strategie contro l’immigrazione clandestina nel Mediterraneo. Addirittura “sarebbero in corso negoziati per un accordo sui rimpatri”, ossia migranti nella Manica da rispedire in Italia, se questo è stato il primo paese di sbarco.
Peccato che l’articolo del Telegraph sia molto “wishful thinking” e meno realistico di quanto annunci. Curiosamente, arriva a poche ore dalla batosta del governo Sunak sulla controversa espulsione in Ruanda di richiedenti asilo e migranti giunti irregolarmente in Inghilterra: legge giudicata “illegale” dalla Corte di Appello britannica due giorni fa…
LONDRA - A poche ore dal flop di Giorgia Meloni per convincere Polonia e Ungheria sul ricollocamento dei migranti in Ue, ecco che spunta l’amico, o altro “paziente”, inglese. Ossia il Regno Unito e il governo Sunak.
Oggi il Telegraph pubblica un articolo per cui “Londra sarebbe vicina a un accordo sui migranti con Roma” per coordinare sforzi e strategie contro l’immigrazione clandestina nel Mediterraneo. Addirittura “sarebbero in corso negoziati per un accordo sui rimpatri”, ossia migranti nella Manica da rispedire in Italia, se questo è stato il primo paese di sbarco.
Peccato che l’articolo del Telegraph sia molto “wishful thinking” e meno realistico di quanto annunci. Curiosamente, arriva a poche ore dalla batosta del governo Sunak sulla controversa espulsione in Ruanda di richiedenti asilo e migranti giunti irregolarmente in Inghilterra: legge giudicata “illegale” dalla Corte di Appello britannica due giorni fa.
Insomma, l’esecutivo ha bisogno di convincere la sua base che, nonostante il fallimento Ruanda e i numeri record di sbarchi negli ultimi due anni, ha il “controllo della situazione”. Ma un accordo sui rimpatri tra Regno Unito e Italia a oggi sembra altamente improbabile.
Secondo fonti del Ministero degli Esteri, Londra ha provato a inserire una norma simile anche prima della firma del bilaterale “Memorandum of Understanding” tra Regno Unito e Italia, in occasione della visita del primo ministro Giorgia Meloni nella capitale britannica lo scorso aprile, che ha rinsaldato ancora di più l’asse tra Roma e la Gran Bretagna post Brexit. Peccato che l’Italia, come risulta a Repubblica, all’epoca rispedì al mittente la proposta, e non ha cambiato posizione nel frattempo.
Nonostante il grande feeling con Sunak, che Meloni possa accettare di riprendersi i migranti sbarcati in Italia e arrivati oltremanica, sembra impossibile, a maggior ragione dopo la débâcle di ieri con Polonia e Ungheria.
È vero i negoziati con l’Italia su una convergenza sull’immigrazione clandestina sono in corso, e il tema è stato trattato da Sunak e Meloni in vari bilaterali negli ultimi mesi. Non solo perché una base di collaborazione era stata posta proprio con quel Memorandum qualche mese fa, ma anche perché i britannici hanno cambiato tattica sull’emergenza migranti, come ci spiega una alta fonte di Whitehall: “Non più downstream, ma upstream”. Ovvero: non fermare più i migranti una volta arrivati sulla Manica (“downstream”), ma risalire appunto alla fonte (“upstream”), ossia stopparli prima che partano dai Paesi di origine o mediterranei.
Per questo il Regno Unito ha un grande bisogno dell’Italia, mediatico ed effettivo, e vuole stringere una alleanza sempre più forte con Roma, soprattutto su questo tema, ma non solo. Curiosamente, solo quattro giorni fa Londra ha mostrato tutta la sua buona volontà del nuovo corso arrestando in Inghilterra un “grande trafficante di esseri umani”, descritto dalle autorità britanniche come colui “che ha spedito sulle coste italiane migliaia di migranti”.
Un segnale importante, che si unisce “alla volontà di cooperare anche in missioni come l’ultima in Tunisia di Meloni e Von Der Leyen”, continua la fonte di Whitehall a Repubblica, “vogliamo essere un partner importante, anche nelle operazioni di Frontex”.
Il problema è che l’Italia deve rispettare i vincoli comunitari anche sulle politiche migratorie e non vuole irritare Bruxelles. Il Regno Unito nel frattempo è uscito dall’Ue e come sussurrano al Ministero degli Esteri italiano “gli inglesi hanno già perso molto in questo campo, anche come semplice condivisione delle informazioni sui flussi”.
Non solo. Un’altra fonte italiana sottolinea che “la Global Britain post Brexit sinora non si è assolutamente dimostrata Mediterranean Britain”. E cioè: “Nonostante il Regno Unito sia un Paese molto coinvolto nel futuro della Libia, per esempio, e abbia due basi militari a Cipro, nel Mediterraneo sinora ha proposto o fatto poco. Gli inglesi da quelle parti spesso agiscono solo in reazione a qualcosa, ma molto raramente prendono l’iniziativa, almeno sinora”.