Svolta di Bergoglio: il vescovo riformista argentino Fernandez alla guida dell’ex Sant’Uffizio
di Iacopo ScaramuzziSvolta di Francesco. Il Papa ha nominato alla guida del potente dicastero per la Dottrina della fede, l’ex Santo Uffizio, il vescovo argentino Victor Manuel Fernandez, detto “Tucho”, 60 anni, un riformista malvisto dai conservatori, al quale ha dato per mandato quello di archiviare un passato segnato da “metodi immorali” per perseguire “eventuali errori dottrinali”.
L’arcivescovo di La Plata, molto vicino a Bergoglio, succede al cardinale Luis Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo. Tra i predecessori più insigni, il cardinale Joseph Rartinzger, prima di essere eletto Papa.
"La Curia a Bogotà”
In una nota intervista di alcuni anni fa, sconcertò i conservatori affermando che “la Curia vaticana non è una struttura essenziale. Il Papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e un altro a Bogotá, e magari collegarsi per teleconferenza con gli esperti di liturgia che risiedono in Germania”. Tra coloro che protestarono in modo più risentito, il cardinale Gerhard Ludwig…
Svolta di Francesco. Il Papa ha nominato alla guida del potente dicastero per la Dottrina della fede, l’ex Santo Uffizio, il vescovo argentino Victor Manuel Fernandez, detto “Tucho”, 60 anni, un riformista malvisto dai conservatori, al quale ha dato per mandato quello di archiviare un passato segnato da “metodi immorali” per perseguire “eventuali errori dottrinali”.
L’arcivescovo di La Plata, molto vicino a Bergoglio, succede al cardinale Luis Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo. Tra i predecessori più insigni, il cardinale Joseph Rartinzger, prima di essere eletto Papa.
"La Curia a Bogotà”
In una nota intervista di alcuni anni fa, sconcertò i conservatori affermando che “la Curia vaticana non è una struttura essenziale. Il Papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e un altro a Bogotá, e magari collegarsi per teleconferenza con gli esperti di liturgia che risiedono in Germania”. Tra coloro che protestarono in modo più risentito, il cardinale Gerhard Ludwig Mueller, allievo di Ratzinger e prefetto della Dottrina della fede che Francesco giubilò nel 2017.
Solo ieri, monsignor Fernandez aveva pubblicato su Twitter una foto col Papa accompagnata dal seguente commento: “Ho condiviso una settimana con Francesco. Lavorare tutto il giorno. Ha udienze e riunioni al mattino e al pomeriggio. Lavora più ore di chiunque altro in Vaticano. Lo vedono stanco dopo 5 ore di cose dense, ma dopo il pisolino è perfetto e felice”.
Dall’Inquisizione a oggi
Il dicastero è responsabile della ortodossia cattolica della Chiesa. Da esso dipendono anche i processi canonici in caso di abuso sessuale. Erede dell’Inquisizione, dal 1908 Sant’Uffizio, in prima linea contro il modernismo, il comunismo, e ogni degenerazione della fede, Paolo VI lo riformò, intitolandola Sacra congregazione per la Dottrina della fede, per fare prevalere sul carattere punitivo “quello positivo della correzione degli errori, insieme alla custodia, preservazione e promozione della fede”. Nel corso dei decenni ha mantenuto, comunque, un approccio fermo. Negli anni di Giovanni Paolo II, e con la guida di Ratzinger, sono note le prese di posizione, ad esempio, contro la teologia della liberazione, i teologi progressisti in campo di morale sessuale e bioetica, la massoneria, le aperture degli episcopati nord-europei su temi quali la contraccezione, le coppie omosessuali, la comunione ai divorziati risposati.
La nomina di un nuovo prefetto era nell’aria, dato che l’attuale prefetto, il cardinale Ladaria, ha 79 anni, ma non era prevedibile la sua tempistica. Varie ipotesi date per certe, negli ultimi mesi, non si sono rivelate fondate.
"Metodi immorali”
“Il Dipartimento che lei presiederà”, scrive papa Francesco in una lettera pubblica inviata a Fernandez, “in altri tempi è arrivato ad usare metodi immorali. Erano tempi in cui più che promuovere la conoscenza teologica si perseguitavano eventuali errori dottrinali. Quello che mi aspetto da te è senza dubbio qualcosa di molto diverso”.
Monsignor Fernandez, che sarà anche presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale, ha una ricca produzione teologica alle spalle. E’ stato, tra l’altro, Dal 2009 al 2018 è stato Rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina. Posizioni moderate, avrebbe collaborato estesamente alla stesura dell’enciclica “Amoris laetitia” di papa Francesco, nonché di altri suoi scritti.
Il nodo degli abusi
Se già con la nuova costituzione apostolica, “Praedicate evangelium”, pubblicata a giugno dell’anno scorso, papa Francesco ha ridisegnato, di fatto, il collocamento della Dottrina della fede – un tempo, la “suprema” congregazione, oggi seconda rispetto al dicastero per l’Evangelizzazione – nella lettera al nuovo prefetto, Francesco chiarisce ulteriormente il concetto. Bergoglio chiede infatti all’arcivescovo argentino di concentrarsi nell’obiettivo di “serbare la fede”, lasciando la gestione dei casi di pedofilia alla sottosezione del dicastero, guidata dal monsignore irlandese John Joseph Kennedy. Un obiettivo – nel quale Fernandez sarà affiancato dal segretario della sezione dottrinale, il teologo calabrese Armando Matteo – che comporta “aumentare l’l'intelligenza e la trasmissione della fede al servizio dell'evangelizzazione, perché la sua luce sia il criterio per comprendere il senso dell'esistenza, soprattutto di fronte alle domande poste dal progresso della scienza e lo sviluppo della società”, scrive Bergoglio citando la sua esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”: domande che permettono di entrare in “un confronto con il contesto attuale, in ciò che ha di inedito per la storia dell’umanità”. Il dicastero vaticano, ancora, deve evitare che i teologi siano “teologi da scrivania”, ma possano svolgere la loro ricerca, e deve ascoltare la saggezza della devozione popolare. Una “crescita armoniosa” che “conserverà la dottrina cristiana più efficacemente di qualsiasi meccanismo di controllo”.
Il retroscena della nomina
Con due post su Facebook, uno indirizzato ai fedeli della sua arcidiocesi argentina e uno aperto a tutti, è stato lo stesso monsignor Fernandez a raccontare il retroscena della nomina, e in particolare a svelare che solo un mese fa aveva rifiutato questa nomina: “Il famoso dicastero affidatomi dal Papa”, scrive, “ha una sezione dedicata agli abusi sui minori, un tema che ci fa male e ci imbarazza, e io non mi sento qualificato o preparato per guidare una cosa del genere. Per questo un mese fa ho detto al Papa che non accettavo”. Poi, “qualche giorno fa, mentre era ricoverato, me l'ha chiesto di nuovo. Come rispondere di no? Ma mi ha reso le cose più facili perché mi ha detto che non è necessario che io diriga le questioni relative agli abusi sui minori, poiché c'è un team di specialisti che lo fa molto bene e può lavorare in modo abbastanza autonomo. E che aveva bisogno di un Prefetto che potesse dedicare più tempo a quella che dà il nome al Dicastero: la dottrina della Fede”.
Il dicastero, spiega Fernandez, “in altri tempi si chiamava Sant'Uffizio, ed era dedito a perseguitare gli eretici, coloro che commettevano errori dottrinali, e il Papa riconosce che usava metodi immorali come la tortura. Mi dice che mi chiede ben altro, perché gli errori non si correggono perseguitando o controllando, ma facendo crescere la fede e la sapienza. Questo è il modo migliore per preservare la dottrina”.
Alla fine, racconta “Tucho” Fernandez, “ho accettato con gioia, perché quello che mi chiede è una bellissima sfida, anche se avrò molti contro: ci sono persone che preferiscono un modo di pensare più rigido, strutturato, in guerra con il mondo”. L’arcivescovo chiede, infine, preghiere “per questo compito che mi è stato affidato, che sarà duro ma mi apre anche tante possibilità”.
"Francesco va piano per incidere”
“Serve un pensiero che sappia presentare in modo convincente un Dio che ama, che perdona, che salva, che libera, che promuove le persone e le chiama al servizio fraterno”, scrive il Papa.
Il Papa, diceva monsignor Fernandez nel 2015, “va piano perché vuole essere sicuro che i cambiamenti incidano in profondità. La lentezza è necessaria per la loro efficacia. Sa che ci sono alcuni che sperano che col prossimo Papa tutto torni indietro. Se si va piano è più difficile tornare indietro. Lui lo fa capire quando dice che “il tempo è superiore allo spazio””.