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Al tavolo sulla sanità del futuro solo uomini. Proteste e una raccolta firme: “Nomine da rifare”

Su 18 membri nominati dal ministero alla Salute non c’è neanche una donna. Cgil all’attacco: “Autogol clamoroso, che emargina e discrimina esperte e studiose”
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Un gruppo di esperti che deve ridisegnare uno dei passaggi fondamentali per la sanità del futuro, cioè l’integrazione tra ospedale e territorio. Detto in soldoni, bisogna, tra l’altro, fare in modo che ci siano percorsi di assistenza per chi torna a casa dopo un ricovero oppure servizi che aiutino i pazienti che non ne hanno bisogno a finire in un reparto oppure al pronto soccorso. Il ministero ha avviato il tavolo tecnico nei giorni scorsi e su 18 membri designati non c’è nemmeno una donna. Parte così all’attacco la Cgil e viene anche avviata una raccolta di firme.

In corsia più donne che uomini

Nel nostro Paese la maggioranza degli operatori sanitari sono femmine. Se per gli infermieri questa tendenza è ormai storica, adesso anche le donne medico attive (cioè se si tolgono i pensionati) sono di più dei colleghi uomini. Ai vertici, anche se ci sono molte donne che dirigono Asl e ospedali, la situazione non è la stessa. Ad esempio i primari maschi continuano a prevalere. La strad…

Un gruppo di esperti che deve ridisegnare uno dei passaggi fondamentali per la sanità del futuro, cioè l’integrazione tra ospedale e territorio. Detto in soldoni, bisogna, tra l’altro, fare in modo che ci siano percorsi di assistenza per chi torna a casa dopo un ricovero oppure servizi che aiutino i pazienti che non ne hanno bisogno a finire in un reparto oppure al pronto soccorso. Il ministero ha avviato il tavolo tecnico nei giorni scorsi e su 18 membri designati non c’è nemmeno una donna. Parte così all’attacco la Cgil e viene anche avviata una raccolta di firme.

In corsia più donne che uomini

Nel nostro Paese la maggioranza degli operatori sanitari sono femmine. Se per gli infermieri questa tendenza è ormai storica, adesso anche le donne medico attive (cioè se si tolgono i pensionati) sono di più dei colleghi uomini. Ai vertici, anche se ci sono molte donne che dirigono Asl e ospedali, la situazione non è la stessa. Ad esempio i primari maschi continuano a prevalere. La strada però è segnata, il futuro della sanità sarà in mano alle donne, visto che le iscritte alle facoltà di medicina sono molte più degli uomini. Per questo il tavolo del ministero sembra un po’ anacronistico. 

Chi siede al tavolo

Al tavolo sulle cure territoriali siedono alcune figure nominate “d’ufficio”, cioè dirigenti del ministero alla Salute, come Arnaldo Morace Pinelli, il capo di Gabinetto, e Marco Mattei, capo della segreteria tecnica di Schillaci. Poi c’è Domenico Mantoan che dirige l’Agenas, l’agenzia nazionale sanitaria delle Regioni. Poi ci sono presidenti di società scientifiche, come quella dell’Emergenza, sindacalisti dei medici di famiglia e degli specialisti e professori (come Amerigo Cicchetti della Cattolica che presto dovrebbe arrivare a guidare una direzione del ministero). Come detto, tutti maschi. 

Il sindacato all’attacco

La Cgil parla di “un autogol clamoroso che non solo emargina e discrimina esperte e studiose ma che dimostra la considerazione che il ministro Orazio Schillaci ha della rappresentanza, dal momento che le donne sono il 51,2% della popolazione italiana, non una minoranza”, dice Lara Ghiglione, segretaria confederale Cgil con delega alle politiche di genere. “Come tutti gli studi e le statistiche dimostrano, dopo anni di emarginazione e sottovalutazione, anche grazie a norme nazionali e comunitarie che via via hanno promosso e sancito il principio della parità di genere, le donne ormai sono in tutti i settori professionali, con studi e performance elevatissimi, anche in sanità oltre che, per esempio, alla guida di prestigiosissimi atenei italiani. Ma il ministro Schillaci pur facendo parte di un governo guidato da una donna, pare non essersene reso conto e costituisce un organismo tecnico composto da soli maschi, attingendo a criteri discriminatori rispetto alle competenze di genere e anche a quelle sindacali dal momento che non ha indicato nessun rappresentante dei sindacati confederali che pure in Italia sono quelli maggiormente rappresentativi delle lavoratrici e dei lavoratori”.

La raccolta di firme: “Nomine da rivedere”

Oltre a polemizzare, decide di avviare qualcosa di concreto la comunità ‘Donne protagoniste in sanità’, che di recente ha organizzato un incontro in Emilia. Oltre a scrivere a Schillaci e alla ministra per le pari opportunità Eugenia Roccella, avvia una raccolta di firme online per chiedere la revisione delle nomine del tavolo tecnico. “Riteniamo che la parità di genere sia un valore fondamentale per una società equa e inclusiva” spiega Monica Calamai, coordinatrice di Donne protagoniste in sanità.” Le donne svolgono un ruolo cruciale in ogni settore, compreso quello tecnico, e la loro partecipazione è fondamentale per garantire una visione completa e rappresentativa delle questioni che riguardano la società nel suo insieme. E’ con grande delusione che abbiamo preso atto dell’assenza di donne tra i componenti del Tavolo. Questa mancanza mina la credibilità e la legittimità del processo decisionale, nonché l’efficacia delle misure che verranno adottate".

L’Associazione Women For Oncology Italy aggiunge: “Le cose sono due: o non c’è, in Italia, nessuna donna meritevole di occupare certi posti, oppure si fa finta che non ci sia. Posto che la prima opzione è una chiara provocazione, non resta che la seconda: ai “piani alti” si finge di non sapere che nella sanità italiana esiste e lavora, con competenza e capacità, un universo principalmente femminile”.

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