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Ischia in sicurezza, in mille traslocano dalle zone pericolose

Parte il Piano per la rinascita dell’isola. Entro dieci giorni sarà pubblica l’ordinanza di ricollocazione dei residenti di 200 edifici in aree a rischio. Ripulitura degli alvei, disboscamento, nuove piante. Il commissario Legnini: “Tre anni per una svolta storica, basta abusivismo”
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LACCO AMENO — Il commissario Giovanni Legnini, dall’Hotel San Montano che lo ospita sulla collina che sovrasta Lacco Ameno, indica un manufatto dismesso sull’altro versante: «Stiamo trattando per acquistarlo e trovare nuovi spazi per le persone che dovremo spostare dalle zone pericolose». Bisogna ricollocare, sì. Consentire alle famiglie che hanno subito l’alluvione, e sei anni fa il terremoto in una geografia del disastro che a tratti si sovrappone, di acquistare una nuova casa. Più sicura.

L’Isola di Ischia è alla vigilia di un’importante operazione di spostamento, ricollocazione appunto, di almeno mille persone le cui abitazioni sono cresciute nel tempo in aree non più frequentabili dopo il sisma dell’agosto 2017 (1.060 edifici colpiti, due persone morte) e le precipitazioni della notte tra il 25 e il 26 novembre scorsi (quattro frane, ventitré smottamenti, dodici morti). È pronto il Piano per la messa in sicurezza di Ischia, «e dovrà cambiare la storia costruttiva di un’isola che …

LACCO AMENO — Il commissario Giovanni Legnini, dall’Hotel San Montano che lo ospita sulla collina che sovrasta Lacco Ameno, indica un manufatto dismesso sull’altro versante: «Stiamo trattando per acquistarlo e trovare nuovi spazi per le persone che dovremo spostare dalle zone pericolose». Bisogna ricollocare, sì. Consentire alle famiglie che hanno subito l’alluvione, e sei anni fa il terremoto in una geografia del disastro che a tratti si sovrappone, di acquistare una nuova casa. Più sicura.

L’Isola di Ischia è alla vigilia di un’importante operazione di spostamento, ricollocazione appunto, di almeno mille persone le cui abitazioni sono cresciute nel tempo in aree non più frequentabili dopo il sisma dell’agosto 2017 (1.060 edifici colpiti, due persone morte) e le precipitazioni della notte tra il 25 e il 26 novembre scorsi (quattro frane, ventitré smottamenti, dodici morti). È pronto il Piano per la messa in sicurezza di Ischia, «e dovrà cambiare la storia costruttiva di un’isola che ha conosciuto l’abusivismo di massa».

Un concentrato di rischi

La nuova ordinanza sulle delocalizzazioni sarà resa pubblica entro dieci giorni, dopo un giro di osservazioni in loco. Serve spostare definitivamente dalle zone rosse del Comune di Casamicciola — le strade in alto, Via Celario, Via della Misericordia, una parte di Piazza Maio — residenti che possiedono un appartamento, la villetta, un loculo. «Non sarà facile, ma sono determinato a riportare un ordine», dice Legnini, uomo del Pd rimosso dal Governo Meloni dalla ricostruzione dell’Italia centrale e che per tutto il 2023 manterrà la doppia funzione di commissario post-sisma e post-alluvione sull’isola. «Ischia è un caso unico», spiega, «ha conosciuto due alluvioni devastanti e un terremoto negli ultimi 14 anni e su 46 chilometri quadrati condensa rischio vulcanico e frequenza degli incendi».

Incentivi solo a chi è in regola o condonato

Per riuscire a mitigare i differenti problemi, si ricorrerà a tre interventi: la delocalizzazione obbligatoria, il ritorno nelle proprie abitazioni solo dopo interventi strutturali e la delocalizzazione incentivata facoltativa. Cento famiglie terremotate hanno già accettato uno spostamento a valle, il contributo per ogni delocalizzato sarà quello di Stato aumentato del 30 per cento.

Sono 130 gli edifici lesionati dall’alluvione, ma 200 quelli da demolire. Chi perderà la proprietà immobiliare accederà al contribuito di Stato solo se l’immobile risulterà regolare a catasto. Chi ha costruito senza permessi, e non ha ottenuto condoni, non avrà ristoro. La gestione del ricollocamento degli abusivi è la parte più difficile del piano. Entro il mese il commissario acquisterà l’edificio Pio Monte della Misericordia, Casamicciola Porto, per destinarlo definitivamente agli sfollati. L’intera operazione sarà a volume zero: «Nessuna nuova costruzione».

Sette alvei ripuliti, 4 con gli imbocchi da allargare

Sono settimane ormai, in un territorio che sta conoscendo il ritorno del turismo, che si procede a bonificare sette alvei mai puliti dal 1930. Per altri quattro, tombati da successive costruzioni, è stato progettato l’allargamento dell’imbocco. Gli uomini dei carabinieri forestali hanno messo a punto una decrescita dei boschi del Monte Epomeo e una ripiantumazione dei terrazzamenti abbandonati con alberi più resistenti. In porto una nave draga ha fatto riemergere 25.000 tonnellate di detriti, gran parte dei quali adagiati in un incavo naturale cinque miglia al largo. A inizio 2024 partiranno i lavori infrastrutturali: cinquanta briglie per i rii esistenti e due grandi vasche di contenimento. Serviranno da uno a tre anni.

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