“Il mio Federico, da 14 anni senza giustizia e i 535 figli uccisi da genitori violenti. Giorgia Meloni mi ascolti”
di Alessandra Ziniti“Una pistola calibro 32, una lama di 35 centimetri, 37 coltellate e un’agonia di 57 minuti dopo 10 denunce. Così è morto Federico, massacrato da quel mostro di suo padre”.
Snocciola numeri parlando rapidamente, quasi a voler mettere la distanza del gelido referto di un’autopsia dalla tragedia che le ha sconvolto la vita il 25 febbraio 2009. Ma poi i suoi occhi si riempiono di lacrime, la sua voce si incrina: “Mi scusi, ma ancora mi perdo in questo oceano di dolore. Mio figlio aveva solo otto anni e aveva il diritto di vivere, di essere protetto. E come lui i 535 bambini e ragazzi uccisi dai loro genitori, che nell’87 % dei casi sono i padri”.
Antonella Penati oggi è una donna di 59 anni che cerca di domare il suo immenso dolore portando avanti, in sede parlamentare, una battaglia per fermare i figlicidi. E’ a Roma, insieme alla senatrice Pd Valeria Valente, per presentare il disegno di legge 91 sull’affidamento dei figli in caso di violenza di genere o domestica e sulle responsabilità…
“Una pistola calibro 32, una lama di 35 centimetri, 37 coltellate e un’agonia di 57 minuti dopo 10 denunce. Così è morto Federico, massacrato da quel mostro di suo padre”.
Snocciola numeri parlando rapidamente, quasi a voler mettere la distanza del gelido referto di un’autopsia dalla tragedia che le ha sconvolto la vita il 25 febbraio 2009. Ma poi i suoi occhi si riempiono di lacrime, la sua voce si incrina: “Mi scusi, ma ancora mi perdo in questo oceano di dolore. Mio figlio aveva solo otto anni e aveva il diritto di vivere, di essere protetto. E come lui i 535 bambini e ragazzi uccisi dai loro genitori, che nell’87 % dei casi sono i padri”.
Antonella Penati oggi è una donna di 59 anni che cerca di domare il suo immenso dolore portando avanti, in sede parlamentare, una battaglia per fermare i figlicidi. E’ a Roma, insieme alla senatrice Pd Valeria Valente, per presentare il disegno di legge 91 sull’affidamento dei figli in caso di violenza di genere o domestica e sulle responsabilità di chi, avendone l’affidamento, ha il dovere di proteggerli.
“Voglio lanciare un appello con tutto il mio cuore alla premier Giorgia Meloni, a tutto il governo, affinché portino con urgenza al voto questo disegno di legge, che è assolutamente trasversale, e che spero venga votato da tutti i gruppi parlamentari, uscendo da qualsiasi schema politico. Perché i bambini sono di tutti. Ne va della vita di tanti di loro ed è una risposta che dobbiamo a questi 535 nostri figli morti negli ultimi 20 anni”.
Antonella, 535 è un numero enorme. Tutti uccisi in circostanze simili al suo Federico?
“Voglio dirlo subito visto che anche io, a monte di tutta questa tragedia, sono vittima insieme a mio figlio di quella mostruosità giuridica che è l’alienazione parentale. I padri italiani sono buoni padri ma è inaccettabile che quel 20 % di violenti non venga intercettato e sia lasciato libero di agire. Però non è certo un caso che l’87 % di questi figlicidi sia commesso da padri e con tecniche e modalità quasi sempre uguali: stesse dinamiche, stessi ricatti, denunce inascoltate o sottovalutate, madri che cercano solo di proteggere i loro figli fatte passare per pazze, una narrazione dei fatti fasulla che tende solo a proteggere il sistema e gli interessi che si celano dietro le comunità, i presunti consulenti, gli affidi. Senza che nessuno si preoccupi del benessere e della sicurezza dei bambini. Sono passati 14 anni ma nei miei occhi c’è sempre l’ultima immagine che conservo del mio bambino…”
Vuole dirci quale?
“Le sue manine, con cui ha disperatamente cercato di ripararsi dalla furia di suo padre, piene di tagli. Al medico che lo ha visto per primo ho fatto solo due domande: “Ha cercato la sua mamma? “ e “Ha capito cosa stava succedendo?”. E sì, Federico ha capito. Anche quella mattina, quando l’ho lasciato a scuola, mi ha detto che non voleva vedere il padre, aveva paura. Ma il giudice aveva deciso che io ero esagerata e aveva ordinato incontri protetti con il padre nella struttura dei servizi sociali di San Donato milanese. Dove nessuno si è accorto che quell’uomo era entrato con una pistola e un coltello da cucina. Prima gli ha sparato da dietro, poi si è accanito con 37 coltellate, l’allarme è stato dato solo dopo nove minuti e prima che arrivasse l’elisoccorso e che arrivasse in ospedale ne sono passati altri 48. Mio figlio è morto dissanguato, lui si è ucciso. Avesse ucciso anche me sarebbe stato meglio ma il più delle volte i padri uccidono i figli per questo, per punire, le donne che li hanno lasciati. E nessuno di coloro che avrebbero dovuto sorvegliare ha pagato”.
Eppure lei lo aveva denunciato più volte.
“Dieci volte in sei anni. Quando l’avevo conosciuto era una persona normalissima poi gli hanno diagnosticato un disturbo bipolare. La prima volta che mi ha aggredito Federico aveva poco meno di due anni e ho deciso subito di allontanarlo. Da quel momento è stato un crescendo. Ha anche tentato di uccidermi soffocandomi, mi sono salvata perché ho fatto tanti anni di arti marziali. Lui è stato anche condannato per tentato omicidio e si è anche dichiarato colpevole. Ma non è bastato. Alla fine la colpa, come troppo spesso accade, era mia che non permettevo a mio figlio di costruire un rapporto con il padre e i giudici hanno deciso l’affidamento di Federico ai servizi sociali e gli incontri protetti. Ed è finita come è finita. Anzi non è neanche finita”.
In che senso?
“Poi è cominciato il calvario dei processi. Lo dovevo a mio figlio, ma non sono riuscita a vedere condannato chi avrebbe dovuto vegliare sulla sua sicurezza quando lo aveva affidato. Ho perso tutto, ho dovuto ipotecare la casa, vendere tutto il patrimonio di famiglia, ho dovuto cedere al ricatto dell’altra parte processuale per motivi economici e ritirarmi dal giudizio civile. Con la beffa finale che persino la Corte europea dei diritti dell’uomo, avendo perso formalmente il mio status di vittima, ha respinto il mio ricorso contro l’Italia. E all’Italia dico: “ quando è allora che mi ridate mio figlio?”.
Però continua a battersi.
“Con tutte le forze che ho, finché non verrà approvata una legge che preveda espressamente la responsabilità degli enti che hanno in affidamento i nostri bambini e che dichiari che i genitori non hanno diritti nei confronti dei figli ma solo doveri. E chi, padre o madre che sia, è pericoloso o violento non deve potersi avvicinare a loro”.
