Volano (Trento) — Qua nessuno lava i pavimenti, perché ci sono cose più importanti da fare. Ad esempio, organizzare il tè del pomeriggio, e anche la partita a carte. Parlare con gli ospiti, che saranno pure anziani e/o malati, ma gradiscono sempre la compagnia, la chiacchiera che fa passare il tempo lungo della casa di riposo. Questa poi, è parecchio speciale e pure intelligente, a partire dal pulitore di pavimenti che è un “cobot” (“collaborative robot”), che avanza deciso lungo i corridoi e lava e forse incera quattromila metri quadri di superfici, annusa gli ostacoli e li evita, essendo dotato di sensori e telecamere, e fa il suo mestiere avanti e indietro, forse giorno e notte.
Non è l’unica dotazione hi-tech della rsa di Volano, l’Opera Romani, struttura pubblica da 90 posti della Provincia di Trento, così all’avanguardia «che non ce ne sono altre al nostro livello, in tutta l’Italia». Il direttore generale Livio Dal Bosco lo sa perché adesso molti vogliono visitare la sua rsa 4.0, e molti sono gruppi privati, che queste cose da clinica svizzera non le hanno ancora. Eppure, ce l’ha una Apsp, azienda pubblica di servizio alla persona, che ci ha investito 500mila euro «di risparmi nostri, sia chiaro», per «portare queste realtà nel futuro», che è già adesso, basta guardare la cartella clinica elettronica, a cui arrivano i dati del monitoraggio dei parametri vitali in tempo reale. Basta dotare il paziente di un elegante orologio nero, che registra la temperatura corporea, la pressione, il battito, l’ossigenazione del sangue, la frequenza del respiro eccetera, e li trasmette al computer e quindi al medico e alle infermiere. Volendo — ma bisogna chiederglielo — può anche eseguire un elettrocardiogramma. Tutto sotto controllo, tutto registrato. «Così si libera il tempo del personale. Meno pavimenti da lavare, più ore con gli ospiti. Perché il modello novecentesco della casa di riposo è ormai superato. La fabbrica di una volta, con la catena di montaggio… Ha presente?». Cioè, l’infermiere stressato che due volte al giorno passa da ciascun paziente e prende la temperatura, la pressione, il battito e tutto il resto, e poi li registra a mano sul computer.
La tecnologia aiuta, altroché. Il Cdss (Clinical decision support system), aiuta i medici a non sbagliare: «Se stai prescrivendo un farmaco, ma magari lo hai già prescritto e non te lo ricordi, il sistema ti avverte. Poi, la decisione è sempre tua, ma il sistema ti segnala un’anomalia, ecco». Giuseppe Pompilio, uno dei medici della struttura: «Queste innovazioni forniscono una visione più precisa e attuale di ciascun paziente. Nell’anziano, i cambiamenti sono così rapidi che talvolta non si ha neanche il tempo di intervenire. Una febbre è sempre un segnale importante, e prima si interviene, meglio è». Ma bisogna saperlo subito, e se si interviene subito «si guarisce prima, e si riducono i tempi della terapia».
Intanto, la signora Manuela Malfatti mostra di aver imparato a usare Alexa, versione rsa: «Chiama mio figlio», «metti su un po’ di musica», e — fondamentale — «chiama l’infermiera», che in caso di urgenza viene molto utile, invece di suonare il campanello o di sgolarsi. «Io ci vado d’accordo, con Alexa. Chiedo, e lei fa. Devo ancora imparare a fare la videochiamata con un’amica che sta in una stanza lontana, prima o poi ci riuscirò». Se uscisse dalla sua camera, porterebbe appeso al collo un sensore che la geolocalizza, quindi se si perde — e talvolta succede, nelle case di riposo — e se per caso trovasse il cancello aperto e si ritrovasse sulla statale che porta a Trento, beh, la troverebbero subito.
Ci sono anche altre modernità, all’Opera Romani, e presto saranno anche nella sede principale di Nomi, e pure nella rsa Valle dei Laghi di Cavedine. Tipo, la salubrità dell’aria. Un sistema assai intelligente ne monitora la qualità, e nel caso di eccesso di CO2, ne immette di pulita. È una lezione imparata durante la pandemia, dove l’Opera Romani ebbe un ruolo rivoluzionario, riaprendo le sue strutture (era l’8 marzo 2021) con un protocollo che prevedeva le visite in presenza, pochi accorgimenti ma la presenza fisica dei parenti, e zero contagi.
E quanto costa, vivere qui? A domanda risponde la presidente Francesca Parolari: «A carico delle famiglie, 46,50 euro al giorno. La Provincia ne aggiunge 75, pagando la parte sanitaria». E «bisogna investire sulla qualità, fare meglio con le stesse risorse, ma insistendo sulla ricerca e sviluppo. Se non faremo così, con una popolazione che invecchia, saremo sopraffatti dalla complessità assistenziale, a scapito delle risorse da destinare alle giovani famiglie». Ma tutta questa tecnologia, non sarà che volete far fuori un po’ di personale? Qui risponde Dal Bosco: «C’è la fuga dalle rsa, così come da tutte le professioni sanitarie. A breve nella provincia di Trento se ne andranno 75 infermieri, che non verranno rimpiazzati perché non ci sono rimpiazzi, semplicemente. È un mestiere faticoso, pesante, di responsabilità. Pochi vogliono ancora farlo».
E anche da qui si fugge? No. Il nuovo modello tecnologico e quello di gestione del personale fanno sì che i dipendenti non vogliano andarsene, anzi. Furio Veneri, oss di 46 anni: «Da un anno abbiamo un’organizzazione più fluida, meno militare. Ci autogestiamo i turni, e anche il lavoro. Siamo più responsabilizzati, possiamo decidere molte cose. Ad esempio: prima c’erano orari fissi per alzare le persone. Alle 8, tutti in piedi. E il bagno? A giorni fissi. Ma se uno quel giorno non se la sente? E se uno vuole dormire un po’ di più, la mattina?». Adesso si può, «andiamo dietro ai desideri degli ospiti, il clima è migliore, più sereno per noi e quindi anche per loro».
Per la cronaca, l’aumento della produttività è del 26 per cento, spiega Dal Bosco. Il calo dell’assenteismo è del 37 per cento, e «adesso siamo al 5 per cento. Significa che risparmiamo sul personale da sostituire, ad esempio. Nel resto del Trentino è del 15…», nel resto d’Italia è spaventoso.