Un fantasma si aggira per le strade della capitale. Il giustiziere (con lo spray) delle auto in sosta vietata
di Gabriele RomagnoliUn fantasma si aggira per le strade della capitale d’Italia. Lascia sulla carrozzeria delle automobili mal parcheggiate la traccia di un dilemma morale: ha cittadinanza la giustizia fai da te? Fino a che punto? Può collimare con quello a cui è arrivata l’esasperazione di chi crede (a torto o a ragione) di vivere in un luogo senza ordine né legge, senza reazione alla pubblica inerzia o allo sfregio della pubblica cosa? Nel mare d’indifferenza una scritta a vernice è diventata un’onda che solleva indignazioni bifronti e, almeno, costringe a porsi il problema della legalità.
Il casus belli scoppia in periferia: Porta Furba, il Quadraro, zone lontane dalla Ztl, dal circuito turistico. Mete di dibattito da talk show soltanto quando vi avviene un fatto di sangue. Cugine di Primavalle, del Mandrione, terre esplorate da una letteratura che lì si rifugiava per non morire di noia nei teatrini della fiction o di un cinema evocativo borghese fra Prati e Garbatella. Qui è entrato in azione da cir…
Un fantasma si aggira per le strade della capitale d’Italia. Lascia sulla carrozzeria delle automobili mal parcheggiate la traccia di un dilemma morale: ha cittadinanza la giustizia fai da te? Fino a che punto? Può collimare con quello a cui è arrivata l’esasperazione di chi crede (a torto o a ragione) di vivere in un luogo senza ordine né legge, senza reazione alla pubblica inerzia o allo sfregio della pubblica cosa? Nel mare d’indifferenza una scritta a vernice è diventata un’onda che solleva indignazioni bifronti e, almeno, costringe a porsi il problema della legalità.
Il casus belli scoppia in periferia: Porta Furba, il Quadraro, zone lontane dalla Ztl, dal circuito turistico. Mete di dibattito da talk show soltanto quando vi avviene un fatto di sangue. Cugine di Primavalle, del Mandrione, terre esplorate da una letteratura che lì si rifugiava per non morire di noia nei teatrini della fiction o di un cinema evocativo borghese fra Prati e Garbatella. Qui è entrato in azione da circa un mese un personaggio (o una banda) che marchia le vetture lasciate malamente sull’asfalto. Ha già colpito almeno quattro volte (che si sappia). L’autore diventato noto come “Free Park”, un nome di battaglia, un grido dalla savana metropolitana, una doppia imprecisione (“park” significa parco e non parcheggio e per “free”, libero, in un’occasione ha usato una sola “e”). Ha aggiunto tre graffi sulla lamiera. Poi, al quarto intervento, ha cambiato: ha scritto “Contromano” evidenziando l’infrazione. Un altro particolare diverso: non ha colpito un Suv o una vetturadi grossa cilindrata. Si è diffuso il sospetto di tratti di un imitatore, o più precisamente di un seguace, che il gesto di un singolo possa diventare di un gruppo o di massa; un episodio una tendenza; uno scatto d’ira una rivolta. È di questo che si tratta?
La cosa più interessante è l’immersione del termometro nella risposta sociale. Spaccata, come prevedibile. Il proprietario di una delle auto “segnate” ha dichiarato con enfasi: «La venderò, poi lascerò Roma, ormai è come il Far West». È diventata proverbiale una minaccia: «Se te becco che me scrivi su la machina, me faccio trent’anni de galera». Nei tribunali improvvisati dai social e dalla vox populi microfonata dei servizi televisivi qualcuno ha tenuto arringhe accusatorie: «Non è che si nun te piace come uno parcheggia lo sbomboletti». Altri, difensive, ovviamente modulate sullo spirito cittadino «Che ci importa de Batman, noi c’avemo Free Park». E: «Non tutti gli eroi hanno bisogno del mantello».
Eroe (o anti-eroe) o delinquente? Spesso corre una linea sottile, quella su cui ballava il Joker scendendo le scale della sua città infestata. Sono anni che ai parcheggi illeciti si reagisce in modo più garbato: scostando il tergicristallo, lasciando biglietti di disapprovazione o di insulti (alcuni pre-stampati). Questa è una nuova frontiera, che ha indotto all’apertura di una inchiesta giudiziaria.
È perfino curiosa la reazione contraria. Viene il sospetto che nasca dal timore di subire la punizione. L’oltraggio alla cosa pubblica viene infatti vissuto come un atto ordinario e inevitabile. Ci sono voluti la ferita al Colosseo o il danno alla Barcaccia per generare un sussulto e una condanna del barbaro, ovviamente straniero. Tutta la città è deturpata e non si parla dell’opera dei writer, non di quelli con capacità artistiche, ma di scarabocchi, slogan offensivi sui muri, adesivi che coprono i segnali stradali, escrementi non raccolti, rifiuti abbandonati fuori posto o estratti in una caccia all’oro dei poveri e poi lasciati sul selciato.
Roma ha provato tutte le possibili amministrazioni: sinistra, destra, cinquestelle, alla vivailparroco, ma alternando i fattori il risultato non è mai cambiato, fino a tramettere per via ereditaria i caratteri della rassegnazione e del fatalismo. Comici del nord in tournée, dopo tre giorni inseriscono nel loro spettacolo la battuta chiave, che coglie la reazione popolare a qualsiasi minuzia o cataclisma si verifichi: “Esticazzi”.
Free Park non ha (ancora) un volto, ma è già una maschera. La più famosa in fondo è quella di V for Vendetta. Questa va nel solco, con punti di contatto e deviazioni: è privata, illecita e tortuosa. Ha l’odore di una miccia, che solo l’acquisizione di civiltà può spegnere.
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