Donne lasciate a partorire nel deserto tunisino, bimbi senza acqua nè cibo. L’appello di Zaki: “Basta espulsioni collettive”
di Alessandra ZinitiC’è una donna sotto la coperta verde. Ancora sotto un telo, riparato alla meglio dal sole che brucia e dai 50 gradi di temperatura c’è un neonato. Ha poche ore. La mamma, una giovane donna africana cacciata con la forza dalle autorità tunisine da Sfax verso il confine libico, l’ha partorito nel deserto dove da giorni giace insieme ad altri profughi, senza acqua nè cibo. Qualcuno che è riuscito a conservare il cellulare gira un video e attraverso un’associazione lo fa girare nella speranza che qualcuno, al di là di quelle dune presidiate solo da militari tunisini armati, si commuova e li vada a salvare. Il video mostra altri bambini, piccolissimi, che muovono passi stentati, sotto il sole cocente, mani pietose che versano in bocca alla donna che ha appena partorito le ultime gocce di un succo di frutta.
Sono immagine drammatiche che arrivano dal deserto da dove adesso centinaia di migranti chiedono aiuto esattamente come fanno quando sono per mare sui barconi diretti verso l’Europa. U…
C’è una donna sotto la coperta verde. Ancora sotto un telo, riparato alla meglio dal sole che brucia e dai 50 gradi di temperatura c’è un neonato. Ha poche ore. La mamma, una giovane donna africana cacciata con la forza dalle autorità tunisine da Sfax verso il confine libico, l’ha partorito nel deserto dove da giorni giace insieme ad altri profughi, senza acqua nè cibo. Qualcuno che è riuscito a conservare il cellulare gira un video e attraverso un’associazione lo fa girare nella speranza che qualcuno, al di là di quelle dune presidiate solo da militari tunisini armati, si commuova e li vada a salvare. Il video mostra altri bambini, piccolissimi, che muovono passi stentati, sotto il sole cocente, mani pietose che versano in bocca alla donna che ha appena partorito le ultime gocce di un succo di frutta.
Sono immagine drammatiche che arrivano dal deserto da dove adesso centinaia di migranti chiedono aiuto esattamente come fanno quando sono per mare sui barconi diretti verso l’Europa. Utilizzano quel numero che tutti hanno, quello del centralino di soccorso Alarm phone per dare le loro coordinate, che questa volta sono a terra, nel deserto. E Alarm phone rilancia la loro drammatica richiesta di soccorso: “ Chiedono urgentemente aiuto, Qualcuno li vada a salvare”.
Ma chi? Le migliaia di migranti che da giorni vengono ricacciati nel deserto dai tunisini non riescono neanche ad attraversare il confine con la Libia. Anche da quella parte ci sono solo uomini armati.
E a lanciare un appello per un intervento immediato in Tunisia è anche Patrick Zaki. “ È imperativo che le autorità tunisine pongano fine alla pratica degli arresti arbitrari e delle espulsioni collettive e adottino misure immediate per facilitare l'accesso umanitario per le persone colpite al confine tra Tunisia e Libia. Qualsiasi cosa di meno sarebbe una violazione dei diritti umani fondamentali e un disprezzo per la dignità e il benessere delle popolazioni vulnerabili. La Tunisia deve intraprendere azioni rapide e decisive per affrontare questa crisi e mantenere il suo impegno per lo stato di diritto”, scrive l’attivista umano che proprio qualche giorno fa ha conseguito il suo titolo al Master dell’Università di Bologna.
Un’altra donna incinta, salvata qualche giorno fa dalla Sea Watch, ha purtroppo perso il bambino nella lunga traversata verso il porto di Massa Carrara a cui la nave umanitaria è stata indirizzata dal Viminale. E la Ong, oggi arrivata in Toscana, commenta: “Questi sono gli effetti della guerra alle Ong. Un governo per la natalità solo se i figli sono bianchi”.
E questa mattina la notizia di un nuovo naufragio sulla rotta Tunisia-Lampedusa. Un barcone di migranti è affondato al
largo della Tunisia, durante una traversata verso l'Italia. Lo ha riferito un funzionario di Sfax, aggiungendo che si registrano almeno un morto e dieci dispersi, mentre la guardia costiera ha tratto in salvo 11 persone. L'imbarcazione era partita dalla costa di Zarzis.