Caro Strega non ti conosco. La politica legge solo saggi
di Viola GiannoliChissà di quanti libri senza lettori pubblicati in Italia senza mai vendere neanche una copia (il 30%!) qualcuno ha detto «proverò a leggerli». Proprio come ha fatto il ministro Gennaro Sangiuliano a proposito dei romanzi dei cinque finalisti del premio Strega, che pure lo vede giurato e votante. Un’ammissione spontanea, «ma fraintesa» ha poi spiegato lui - precisando di averli sì letti ma di fretta, senza approfondimento - che è diventata, assieme alla faccia incredula di Geppi Cucciari, battuta, gif, meme dell’estate.
Nulla di nuovo sul fronte letterario in fondo: Alberto Bonisoli, ministro della Cultura del governo gialloverde confessò a Un giorno da Pecora: «I libri dello Strega? Noon li ho letti». E un anno prima Lucia Borgonzoni, sottosegretaria leghista sempre alla Cultura, raccontò candidamente: «Non leggo libri da tre anni». Tutto in linea - se non parlassimo di chi la cultura la amministra e la giudica - con i dati Istat che dicono che solo il 39,3% degli italiani dai 6 anni…
Chissà di quanti libri senza lettori pubblicati in Italia senza mai vendere neanche una copia (il 30%!) qualcuno ha detto «proverò a leggerli». Proprio come ha fatto il ministro Gennaro Sangiuliano a proposito dei romanzi dei cinque finalisti del premio Strega, che pure lo vede giurato e votante. Un’ammissione spontanea, «ma fraintesa» ha poi spiegato lui - precisando di averli sì letti ma di fretta, senza approfondimento - che è diventata, assieme alla faccia incredula di Geppi Cucciari, battuta, gif, meme dell’estate.
Nulla di nuovo sul fronte letterario in fondo: Alberto Bonisoli, ministro della Cultura del governo gialloverde confessò a Un giorno da Pecora: «I libri dello Strega? Noon li ho letti». E un anno prima Lucia Borgonzoni, sottosegretaria leghista sempre alla Cultura, raccontò candidamente: «Non leggo libri da tre anni». Tutto in linea - se non parlassimo di chi la cultura la amministra e la giudica - con i dati Istat che dicono che solo il 39,3% degli italiani dai 6 anni in su ha letto lo scorso anno un libro per piacere e non per obbligo. E che, nonostante si scriva sempre di più, solo il 6,4% è un lettore “forte”, con almeno 12 volumi letti negli ultimi 12 mesi. E chissà quanti di questi erano finalisti allo Strega. Che a dirla tutta piace più a sinistra che a destra, ma nemmeno troppo.
Marta Bonafoni, consigliera regionale nel Lazio, esponente della segreteria Pd, vicinissima a Elly Schlein, dice: «Sincera? Tre saggi e un romanzo al mese. I saggi la mattina presto perché devo presentarli e quindi mi tocca. I romanzi la sera tardi». E che leggono i nuovi dem? «Agosto è noir: L’enigma della camera 22 di Joel Dicker, se l’estate militante mi lascerà tregua». L’ultimo finito? «Mi limitavo ad amare te di Rosella Postorino». Lettura in corso? «Cassandra a Mogadiscio di Igiaba Scego». La prossima? «Come d’aria di Ada d’Adamo». E stiamo a tre tra candidati, finalisti e vincitori dello Strega. «Più di Sangiuliano», scherza Bonafoni. «Sembra sempre il primo della classse ma stavolta l’interrogazione è andata male. È stato imbarazzante perché lui era imbarazzato dall’essersi reso conto della gaffe, uno scivolone sostanziale e formale, senza cura per gli autori e per i libri».
«Come uno studente che si arrampica sugli specchi, mente e poi ritratta», twitta Elisabetta Piccolotti, deputata di Sinistra italiana, che sul comodino impila 3-4 libri al mese, «ora c’è Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, ne leggo una ventina l’anno, ma qualcun altro lo inizio e poi lo mollo». Libri dello Strega nessuno anche per Riccardo Magi, segretario di +Europa che «ora con un figlio piccolo arrivo a fatica a dieci volumi, leggo molto altro». Sul ministro attacca: «Lui come Santanché, La Russa, Delmastro sono fonte di continuo imbarazzo per Meloni, consapevole dell’inadeguatezza della classe politica».
Pure Riccardo Ricciardi, vicepresidente del Movimento cinque stelle, ammette di «leggere molti meno libri di quanti vorrei: uno al mese, soprattutto saggistica e romanzi storici. L’ultimo dello Strega che ho letto era Niente di vero di Veronica Raimo, lo scorso anno. Ma è presto, di solito faccio la spesa alla stazione Termini per l’estate, prima di partire, ne prendo 5-6 che poi mi avanzano oltre l’ombrellone. Ora leggo con lentezza un libro che merita il tempo di assaporarlo: Ferrovie del Messico, di Gian Marco Griffi». Allora ha ragione Sangiuliano quando dice che i libri vanno approfonditi? «Ma qui il problema è che un giurato non può non leggere i libri che vota. Non è bello né per il ministro né per gli scrittori partecipanti», risponde dritto Ricciardi.
A stare con Sangiuliano è Carlo Calenda, leader di Azione, alle prese con i sei tomi del Declino e caduta dell’impero romano di Edward Gibbon: «Non si può dire sia un ministro della Cultura senza cultura, ha molto da fare, l’ha solo ammesso un po’ ingenuamente», spiega Calenda. Che ha «un problema con la narrativa: leggo i grandi classici, poi solo storia e saggistica, uno dopo l’altro. Come padre ho detto no agli Iphone e agli Ipad per i miei figli finché la lettura non è diventata una costante della loro vita». Quand’era in campagna elettorale per Roma postava copertine di volumi sulla città a raffica: «Ho una reading list sui social». Quanto legge? «50-60 libri l’anno». Anche quand’era ministro? «Anche, ma magari Sangiuliano ha meno tempo».
Un lettore “fortissimo”, si direbbe. Più di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia: «Mi sveno, compro libri da antiquari, poi li lascio lì intonsi, ne leggo un paio al mese, saggistica politica, biografie, gialli, troppo pochi, però ho delle librerie bellissime, strapiene. I libri vanno letti e riletti», dice Mulè. E quelli dello Strega? «Mi è venuta voglia di acquistare il romanzo della vincitrice». Non mi dica che pure lei “proverà a leggerlo”? «No, no, lo leggerò».