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Polemica all’Aquila per il festival sovranista finanziato dal Comune. Il sindaco fa marcia indietro: “Via l’ospite antisemita”

La kermesse vicina alla casa editrice Altaforte, già esclusa dal Salone di Torino nel 2019. Ad aprirla doveva essere Franco Nerozzi, attivista di estrema destra, che sui social scrive: “Ebrei imbroglioni dal naso adunco”
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Doveva esserci pure un relatore pubblicamente antisemita, escluso ad appena due settimane dall’inaugurazione, al Festival “L’Aquila città del libro” che si terrà dal 28 al 30 luglio. Lo scorso anno si chiamava “Todi città del libro” (e innescò un vortice di polemiche). Ma, a parte la location, la sostanza non cambia. E la sostanza è che si tratta di un festival di tre giorni finanziato con 20mila euro, su un budget complessivo di 40mila, dal Comune dell’Aquila guidato dal sindaco di Fratelli d’Italia, ex CasaPound, Pierluigi Biondi e dalla Regione Abruzzo.

A organizzarlo è la poco nota associazione Castelli di carta, quest’anno domiciliata a Voghera, in Lombardia, ma tanto vicina a CasaPound da avere, lo scorso anno, lo stesso numero di telefono della libreria della casa editrice sovranista Altaforte, affiliata ai cosiddetti fascisti del terzo millennio e già esclusa dal Salone del libro di Torino nel 2019.

Nel programma di 12 incontri che ruotano attorno all’ossessione…

Doveva esserci pure un relatore pubblicamente antisemita, escluso ad appena due settimane dall’inaugurazione, al Festival “L’Aquila città del libro” che si terrà dal 28 al 30 luglio. Lo scorso anno si chiamava “Todi città del libro” (e innescò un vortice di polemiche). Ma, a parte la location, la sostanza non cambia. E la sostanza è che si tratta di un festival di tre giorni finanziato con 20mila euro, su un budget complessivo di 40mila, dal Comune dell’Aquila guidato dal sindaco di Fratelli d’Italia, ex CasaPound, Pierluigi Biondi e dalla Regione Abruzzo.

A organizzarlo è la poco nota associazione Castelli di carta, quest’anno domiciliata a Voghera, in Lombardia, ma tanto vicina a CasaPound da avere, lo scorso anno, lo stesso numero di telefono della libreria della casa editrice sovranista Altaforte, affiliata ai cosiddetti fascisti del terzo millennio e già esclusa dal Salone del libro di Torino nel 2019.

Nel programma di 12 incontri che ruotano attorno all’ossessione della destra per l’egemonia culturale ci sono nomi come quelli di Alessandro Giuli, direttore del Maxxi, e di Alessandro Rico, editorialista della Verità, che dibatteranno appunto di “cultura e egemonia”; Francesco Borgonovo, vicedirettore del giornale di Belpietro, che terrà un incontro sulla “ricerca della Verità”; Stelio Fergola, scrittori di volumi come “La cultura della morte” su eutanasia e aborto e “L’inganno antirazzista” contro il multiculturalismo che porterebbe “i bianchi caucasici all’estinzione”; Filippo Burla, autore di Altaforte che presenterà il suo libro con il deputato leghista Alberto Bagnai; Gian Piero Joime, altro nome di Altaforte, passato in Fratelli d’Italia da CasaPound.

E doveva esserci anche Franco Nerozzi, in apertura, che su Twitter definiva la kermesse “un festival senza mafia antifascista”. Veronese, attivista di estrema destra, attivissimo sui social, è lì che nel gennaio scorso prendeva di mira David Parenzo mettendolo tra gli “imbroglioni erranti dal naso adunco”, il 25 aprile attaccava Gad Lerner rilanciando la tesi neonazista secondo la quale furono gli ebrei responsabili della Seconda guerra mondiale, persone con “cognomi simili al tuo, nasi simili al tuo”. E ancora, rispondendo al giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, ironizzava su Liliana Segre, che proprio all’Aquila non è riuscita ad avere la cittadinanza onoraria: "Quindi torna ad Auschwitz?”.

Una presenza decisamente troppo ingombrante per il sindaco Pierluigi Biondi, che al momento di finanziare la manifestazione ha affermato di non sapere nulla. E ha continuato a non sapere nulla finché non si sono levate le proteste del Pd aquilano, insorto perché “una città democratica che non merita di sopportare tanto vergognoso disonore”, e la pubblicazione di un articolo di Valerio Renzi su FanPage rilanciato dall’Anpi e dall’Osservatorio per l’antisemitismo.

A quel punto Biondi ha chiesto di escludere Nerozzi dal panel: "Non ero a conoscenza del fatto che, tra i partecipanti al festival L'Aquila città del libro, vi fosse un relatore che ha pubblicamente espresso giudizi antisemiti. A tal fine ho chiesto immediatamente agli organizzatori della kermesse di escludere la sua presenza. Finché sarà questo Comune a sostenere iniziative come quella che si svolgerà a fine mese in città non potrà mai esserci posto per chi esprime opinioni riferibili all'antisemitismo o, comunque, ispirate da odio razziale, xenofobia e discriminazione”, ha detto il primo cittadino.

Ora si attende che il programma del festival, che a pochi giorni dal via ha un sito in manutenzione e un profilo Facebook da 182 follower, venga aggiornato. Senza Nerozzi. Con tutti gli altri. Davanti ai quali il Pd locale ricorda: “Nel 2019 il sindaco Biondi si scagliò contro il “Festival degli incontri” finanziato dal Mibac perché era, secondo lui, un ‘lunapark della sinistra’, senza ‘esponenti e personalità con sensibilità diverse per un reale confronto’, in una città ‘nobile e aristocratica’ che non voleva artisti come Roberto Saviano e Zerocalcare. Ora che ci sono i nomi della destra-destra invece va bene”.

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