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La madre di Scieri, il parà ucciso: “Finalmente un po’ di verità: ma io non li perdono. Non hanno mai chiesto scusa e hanno insabbiato tutto”

Isabella Guarino abbraccia la bara del figlio nel giorno del suo funerale

 
Isabella Guarino parla della condanna dei due ex caporali Alessandro Panella e Luigi Sabara: “Emanuele trovato dopo tre giorni, lo hanno lasciato morire solo”
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"Dopo 23 anni non perdono chi non si è mai pentito di avere ucciso mio figlio. Mi illudevo di trovare pietà in chi ha ammazzato Emanuele. Non è stato così”. Isabella Guarino, la mamma di Emanuele Scieri è un fiume in piena. La sentenza di primo grado che condanna per omicidio volontario in concorso Alessandro Panella a 26 anni e Luigi Zabara a 18, i due ex caporali della caserma Gamerra di Pisa, è stata appena letta dalla corte.

Lei, dalla sua casa in Sicilia, non dimentica gli anni trascorsi per dare giustizia al figlio: “Mai il minimo rimorso nelle parole dei due ex caporali, mai un tentativo per avvicinarci e chiedere scusa. Uno di loro, Panella, ha anche tentato di fuggire all’estero. Non mi si può chiedere di perdonare. Abbiamo lottato per 23 anni senza sosta, nel frattempo mio marito è morto. E adesso arriva un primo spicchio di verità”.

Ciò che fa male è sapere che quella verità bastava semplicemente raccontarla subito. “Ne sarebbero usciti con più onore, invece hanno insabbiat…

"Dopo 23 anni non perdono chi non si è mai pentito di avere ucciso mio figlio. Mi illudevo di trovare pietà in chi ha ammazzato Emanuele. Non è stato così”. Isabella Guarino, la mamma di Emanuele Scieri è un fiume in piena. La sentenza di primo grado che condanna per omicidio volontario in concorso Alessandro Panella a 26 anni e Luigi Zabara a 18, i due ex caporali della caserma Gamerra di Pisa, è stata appena letta dalla corte.

Lei, dalla sua casa in Sicilia, non dimentica gli anni trascorsi per dare giustizia al figlio: “Mai il minimo rimorso nelle parole dei due ex caporali, mai un tentativo per avvicinarci e chiedere scusa. Uno di loro, Panella, ha anche tentato di fuggire all’estero. Non mi si può chiedere di perdonare. Abbiamo lottato per 23 anni senza sosta, nel frattempo mio marito è morto. E adesso arriva un primo spicchio di verità”.

Ciò che fa male è sapere che quella verità bastava semplicemente raccontarla subito. “Ne sarebbero usciti con più onore, invece hanno insabbiato tutto".

Nella caserma pisana gli atti di violenza nei confronti delle nuove reclute sarebbero state continue. In quel vorticoso giro c’è finito anche Emanuele Scieri che aveva 26 anni, era già laureato in Giurisprudenza e aveva iniziato la pratica in uno studio legale.

Il suo corpo ha parlato nella seconda autopsia ottenuta dalla famiglia dopo mesi di battaglie per arrivare al primo grado di processo. “E’ stato picchiato, si è difeso, poi è caduto da quella torre e nessuno ha chiamato i soccorsi. In quella caserma si erano oltrepassati tutti i limiti, chi doveva vigilare non l’ha fatto”, è sfiancata Isabella Guarino che abita tra Siracusa, Noto e Monza.

Emanuele Scieri è rimasto ai piedi della torre della caserma per tre giorni prima che il suo corpo fosse ritrovato, il 16 agosto 1999. Aveva i lacci delle scarpe legati tra loro. Poteva salvarsi Emanuele se fossero arrivati subito i soccorsi? “Credo di no, era ferito gravemente. Penso però la cosa più orribile: mio figlio è morto da solo. Abbandonato da tutti”.

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