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“Ospitiamo 75 milioni di turisti ogni anno, ora chiamateci Comunità marine”

Intervista a Roberta Nesto, sindaca di Cavallino Treporti (Venezia), alla guida di una rete di 20 Comuni che chiede il riconoscimento al governo: “Nuovi criteri per le assunzioni, uso libero del 50% della tassa di soggiorno e bandi ad hoc”
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C’erano una volta le Repubblica marinare. Oggi ci sono le Comunità marine, o meglio ci saranno: venti località tra le più belle d’Italia in cerca di status. A guidarle, da coordinatrice del G20 delle spiagge, è Roberta Nesto, sindaca di Cavallino Treporti, oasi naturale tra la Laguna veneta, il mar Adriatico e il fiume Sile, capitale europea dell’open air. C’è lei alla testa del fronte comune, compatto e trasversale di fasce tricolori, che chiede, come fu per le Comunità montane nel ‘71, il riconoscimento da parte dello Stato. E dunque risorse, fondi, norme ad hoc. Perché questi 20 Comuni contano, da soli, 75 milioni di turisti l’anno, vale a dire il 17% delle presenze di tutta Italia, e una cospicua fetta di Pil.

Nesto, cos’hanno in comune le Comunità marine?

«Litorali balneari, seconde case, un numero di posti letto per chilometro quadrato molto importante rispetto alla media italiana. Noi siamo piccole-grandi città».

Vivete quel che si chiama “effetto fisarmonica”?

«Esatto. Da …

C’erano una volta le Repubblica marinare. Oggi ci sono le Comunità marine, o meglio ci saranno: venti località tra le più belle d’Italia in cerca di status. A guidarle, da coordinatrice del G20 delle spiagge, è Roberta Nesto, sindaca di Cavallino Treporti, oasi naturale tra la Laguna veneta, il mar Adriatico e il fiume Sile, capitale europea dell’open air. C’è lei alla testa del fronte comune, compatto e trasversale di fasce tricolori, che chiede, come fu per le Comunità montane nel ‘71, il riconoscimento da parte dello Stato. E dunque risorse, fondi, norme ad hoc. Perché questi 20 Comuni contano, da soli, 75 milioni di turisti l’anno, vale a dire il 17% delle presenze di tutta Italia, e una cospicua fetta di Pil.

Nesto, cos’hanno in comune le Comunità marine?

«Litorali balneari, seconde case, un numero di posti letto per chilometro quadrato molto importante rispetto alla media italiana. Noi siamo piccole-grandi città».

Vivete quel che si chiama “effetto fisarmonica”?

«Esatto. Da poco più di piccoli borghi in inverno diventiamo città medie d’estate con almeno un milione di turisti a testa. Le faccio un esempio: Cavallino Treporti conta 13.500 residenti. In alta stagione siamo sei milioni. Incredibile a dirsi: è la sesta località turistica d’Italia dopo Roma, Milano, Firenze, Venezia e Rimini. E come noi ci sono Arzachena, Taormina, Vieste, Castiglione della Pescaia… Come facciamo a essere trattati come un piccolo paese tutto l’anno?».

Cos’è che non funziona in questo modello?

«Abbiamo esigenze da città media per la depurazione dell’acqua, la sicurezza, la viabilità, la manutenzione delle strade, la cura del verde, il personale comunale, l’assistenza sanitaria. Il turista, quando viene qui, non si accorge di nulla: coccolato, servito nelle strutture ricettive. Ma per i residenti, nel resto dell’anno, ci sono ripercussioni negative».

Cosa chiedete al governo?

«Di essere riconosciuti a tutti gli effetti, da qui a pochi mesi, come Comunità marine, con norme che regolino le nostre specificità. Bisogna cambiare i parametri per l’assunzione dei dipendenti comunali, immaginare bandi su misura, prefissare un numero di forze dell’ordine di supporto in estate, dal 30 al 50% in più, dare strumenti alle amministrazioni. Non si può ogni volta bussare a un ministero, parlare di singoli temi. Il riconoscimento serve a dire una volta per tutte “sappiamo chi sei, ora ragioniamo di cosa ti serve”».

Cosa vi serve? Personale?

«Sì, ma a oggi non possiamo assumerlo perché il numero di assunzioni è parametrato al numero di residenti, come per i Comuni che non vivono il turismo. È illogico».

Chiedete anche un uso diverso della tassa di soggiorno.

«Almeno il 50% dev’essere a uso libero e non legato a soli progetti turistici. Ad esempio per investirlo nella manutenzione delle strade: servono ai residenti ma anche ai turisti. Se le vie sono piene di buche, che immagine diamo?».

C’è un problema di fondi, quindi.

«Nel Pnrr erano previsti bandi per i piccoli borghi fino a 5mila abitanti, per i progetti nelle grandi città e nulla per noi che siamo tra le più importanti mete turistiche anche a livello europeo. È un problema culturale: tutti parlano di turismo ma non c’è ancora consapevolezza».

Si potrebbe obiettare che sia un problema stagionale.

«Ma non è così. Le cito tre cose: anche a trovare lavoratori stagionali c’è difficoltà, non possono essere formati dalla mattina alla sera e, mettendomi nei loro panni, sono poco soddisfatti, lavorano e guadagnano pochi mesi l’anno, hanno difficoltà ad accedere a mutui e ammortizzatori sociali. Secondo: per preparare la macchina alla stagione estiva l’impegno va avanti tutto l’anno. Terzo: stiamo facendo uno sforzo enorme non per aumentare i turisti ad agosto, che è già sold out, ma per allungare la stagione: è una questione di sostenibilità sociale, oltre che economica e ambientale. E possiamo farlo solo con nuove risorse, nell’accezione più ampia possibile. Perché vogliamo che le nostre comunità continuino a essere accoglienti per tutti, tutto l’anno».

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