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A Catenanuova la città più calda d’Europa. “Qui muoiono anche gli alberi”

Catenanuova, il comune più caldo d'Europa. Foto Igor Petyx

 
Il termometro nella valle ennese sfiora i 45 gradi. “Bollette alle stelle perché senza condizionatori non si vive”
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CATENANUOVA (ENNA) — «Il bentornato in Sicilia è arrivato con una bolletta della luce abbastanza salata, 400 euro», racconta il giovane professore precario Giuseppe Cicero, appena rientrato in famiglia da Bergamo, dove ha insegnato Scienze motorie. «Non ero più abituato a questi prezzi», dice. Tutta colpa dei condizionatori: Catenanuova detiene assieme a Floridia, provincia di Siracusa, il primato di città più calda d’Europa. Il 20 agosto 1999 si arrivò a 48,5 gradi. Oggi, alle quattro, il termometro del Comune ne segna 44,7. «E vedrai che la prossima bolletta sarà ancora più salata», dice Rosario Censabella, che di professione fa l’informatico e lavora in smart working. «Anzi, in costume — sorride — perché per adesso stiamo ristrutturando casa e i condizionatori non si possono accendere».

A Catenanuova, il paese nella vallata, a 35 chilometri da Catania, parlare del caldo asfissiante vuol dire discutere del destino di una comunità che si va sempre più svuotando. «Sulla carta s…

CATENANUOVA (ENNA) — «Il bentornato in Sicilia è arrivato con una bolletta della luce abbastanza salata, 400 euro», racconta il giovane professore precario Giuseppe Cicero, appena rientrato in famiglia da Bergamo, dove ha insegnato Scienze motorie. «Non ero più abituato a questi prezzi», dice. Tutta colpa dei condizionatori: Catenanuova detiene assieme a Floridia, provincia di Siracusa, il primato di città più calda d’Europa. Il 20 agosto 1999 si arrivò a 48,5 gradi. Oggi, alle quattro, il termometro del Comune ne segna 44,7. «E vedrai che la prossima bolletta sarà ancora più salata», dice Rosario Censabella, che di professione fa l’informatico e lavora in smart working. «Anzi, in costume — sorride — perché per adesso stiamo ristrutturando casa e i condizionatori non si possono accendere».

A Catenanuova, il paese nella vallata, a 35 chilometri da Catania, parlare del caldo asfissiante vuol dire discutere del destino di una comunità che si va sempre più svuotando. «Sulla carta siamo 4.800, ma i presenti sono appena 2.800», dice il signor Nuccio Daidone, a 83 anni è uno dei pasticceri più famosi di Sicilia: «Continuo a sognare nuovi dolci la notte — sorride davanti alla sua vetrina — l’ultima mia creazione è una pasta di mandorle al mandarino. L’assaggi. Sa dove sono costretto a prendere il mandarino, che è uno dei simboli della Sicilia? A Palermo, perché qui gli alberi di questo frutto li tagliano, gli agricoltori dicono che non conviene più produrli».

Nella pasticceria del signor Daidone si è già creata un’improvvisata assemblea cittadina. Censabella, che è il presidente della Pro loco del Casale, chiede al vecchio pasticcere: «Ma questo caldo c’è sempre stato?». Lui racconta di quando gli abitanti del centro storico portavano i materassi sul balcone, per passarci la notte. «Ma non prendiamocela col caldo — dice il signor Daidone — negli anni Cinquanta, a Catenanuova, avviarono una grande speculazione edilizia costruendo con mattoni di tufo. E oggi quelle case sono invivibili». Ora, la nuova giunta che si è insediata da un mese vorrebbe riempire la città di alberi. «Ma dobbiamo fare i conti con le risorse limitate che abbiamo trovato — spiega Carmelo Di Marco, che è l’assessore al Bilancio — speriamo nel sostegno della Forestale per allargare il grande parco sopra la città, che nel tardo pomeriggio e la sera diventa il rifugio per tutta la comunità». Di Marco, impegnato da anni in un comitato per la difesa dell’ambiente, ha chiesto anche un’altra delega al sindaco Antonio Impellizzieri: «L’assessorato per la realizzazione di una comunità energetica — spiega — Ne esiste solo una in Sicilia, a Ferla, provincia di Siracusa: sui 21 capannoni della zona artigianale di Catenanuova vogliamo installare un grande impianto fotovoltaico, e mettere a disposizione della nostra comunità l’energia elettrica prodotta. È l’unico modo per abbattere le bollette della luce, ormai diventate un problema pressante per famiglie e operatori economici di questo territorio». E non è la sola bolletta a preoccupare. «A Catenanuova ci sono anche le tariffe dell’acqua più care della Sicilia», spiegano. «Parliamo di 4,5 euro a metro cubo», spiega l’assessore Di Marco. A questo proposito, il primo cittadino auspica una presa di posizione di tutti i sindaci serviti dall’Ati che gestisce il servizio idrico: «Così non si va avanti».

«In realtà, non è il caldo a essere asfissiante — dice ora il presidente della Pro loco — ma chi pesa oltremodo sulla condizione di un territorio, che avrà le sue criticità, ma si è trovato spesso abbandonato». Per certo, chi ha speculato sul territorio è la mafia, che qui ha sempre sparato solo d’estate, come racconta un coraggioso cronista più molte minacciato, Josè Trovato: «E fino ad oggi il Comune non si è mai costituito parte civile contro i boss. Anche le denunce contro il racket del pizzo si contano sulle dita di una mano». Che c’entra tutto questo col caldo? Dice il vecchio pasticcere: «Catenanuova ha bisogno di bellezza contro l’aridità, ecco perché continuo a preparare dolci anche a 44 gradi. Perché i dolci bisogna innanzitutto guardarli». Con lo stesso spirito, i ragazzi della Pro loco stanno ripulendo il territorio dalle discariche abusive: «Per fermare gli incendi che ogni anno destavano il territorio».  

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