Tromba d’aria sulle Dolomiti: torna l’incubo Vaia. “Poteva essere una strage”
di Giampaolo VisettiBELLUNO – L’incubo Vaja torna nel cuore delle Dolomiti e sulle Alpi del Nordest. Un ciclone improvviso, con raffiche di vento a oltre 100 chilometri all’ora, pioggia torrenziale e grandine, ha investito martedì sera in particolare il Bellunese e il Trentino orientale, spostandosi infine in Friuli. Centinaia le case scoperchiate e le strade interrotte dagli alberi abbattuti.
“Poteve essere una strage”
Nei campeggi il vento ha strappato via le tende: le piante cadute sono precipitate sulle roulotte. La temperatura, nel giro di pochi minuti, è crollata da 36 a 18 gradi. Oltre duecento le chiamate di soccorso alla Protezione civile. Non sono segnalati morti o feriti. “Solo un miracolo – dice Natascia Alvisi, titolare di un camping nel Comelico – ha evitato una strage. Un simile disastro l’ho visto solo a fine ottobre 2018, con la tempesta Vaja”.
L’incubo Vaja
Su Dolomiti e montagne del Nordest la bufera si è scatenata poco dopo le 17, nel pomeriggio di una delle giornate più torride di se…
BELLUNO – L’incubo Vaja torna nel cuore delle Dolomiti e sulle Alpi del Nordest. Un ciclone improvviso, con raffiche di vento a oltre 100 chilometri all’ora, pioggia torrenziale e grandine, ha investito martedì sera in particolare il Bellunese e il Trentino orientale, spostandosi infine in Friuli. Centinaia le case scoperchiate e le strade interrotte dagli alberi abbattuti.
“Poteve essere una strage”
Nei campeggi il vento ha strappato via le tende: le piante cadute sono precipitate sulle roulotte. La temperatura, nel giro di pochi minuti, è crollata da 36 a 18 gradi. Oltre duecento le chiamate di soccorso alla Protezione civile. Non sono segnalati morti o feriti. “Solo un miracolo – dice Natascia Alvisi, titolare di un camping nel Comelico – ha evitato una strage. Un simile disastro l’ho visto solo a fine ottobre 2018, con la tempesta Vaja”.
L’incubo Vaja
Su Dolomiti e montagne del Nordest la bufera si è scatenata poco dopo le 17, nel pomeriggio di una delle giornate più torride di sempre. In pochi minuti un sole cocente ha lasciato spazio a un vento violento e a temporali distruttivi, carichi di un’elettricità con pochi precedenti, che ha scaricato centinaia di fulmini. Per oltre mezz’ora, a popolazione e turisti le scene hanno ricordato realmente quelle catastrofiche di Vaja.
Diverse trombe d’aria hanno strappato i tetti dalle case, macchie di foreste si sono abbattute su strade e paesi, decine di centri sono rimasti temporaneamente isolati e privi di corrente elettrica. I danni maggiori si registrano nelle valli di Fiemme e Fassa in Trentino, a passo Rolle, in Comelico, Cadore, Ampezzano e Agordino in Veneto, nella Carnia friulana.
Un 14enne salvato
Un ragazzo di 14 anni, caduto nel torrente Avisio ingrossato in valle di Fiemme, è stato salvato dai vigili del fuoco mentre stava per annegare. “Ero sul terrazzo con i miei bambini – la drammatica testimonianza di una madre di Santo Stefano di Cadore – quando il tetto di una casa vicina ci ha sfiorato. Siamo scappati un attimo prima dell’arrivo di altre travi”.
Nel Bellunese il vento ha scoperchiato in particolare edifici a Costalta e Calalzo: strappata anche la copertura del rifugio Scoiattolo, sopra Cortina d’Ampezzo. Se la tempesta, causata dall’eccessivo contrasto termico in alta quota, si fosse scatenata un paio d’ore prima, avrebbe investito gli impianti di risalita aperti e le migliaia di escursionisti che in questi giorni affollano sentieri e rifugi. Solo a tarda ora i black-out, conseguenza dei cavi elettrici danneggiati dagli alberi sradicati, sono stati risolti. Liberate dai tronchi e riaperte al traffico anche la maggior parte delle strade, a partire da quella che collega Auronzo al lago di Misurina.
Danni ancora enormi
Nell’autunno 2018, sempre tra le Dolomiti e il Nordest, Vaja ha abbattuto oltre 20 milioni di alberi, innescando centinaia di frane. I danni sono ancora enormi, l’emergenza ambientale non è risolta e il bostrico che attacca le piante morte sta devastando anche le foreste rimaste in piedi. Nulla a che vedere, per dimensione, durata e portata dei danni, con il ciclone di martedì sera. Le cause dei fenomeni meteorologici sempre più estremi e sempre più frequenti, per gli scienziati, sono però simili. E trovano risposta nell’accelerazione del cambiamento climatico e in un surriscaldamento atmosferico fuori controllo.