Il commissario alla siccità: “Il clima cambia, facciamolo anche noi”
di Elena DusiDighe, canali, bacini idrici. «Li abbiamo realizzati nel dopoguerra concentrandoci sul Sud più siccitoso. Nel frattempo però il clima è cambiato. Oggi dobbiamo adattarci, guardare alla realtà e fare i conti con quello che abbiamo». Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura, da maggio è il commissario nominato dal governo per la lotta alla siccità. Ieri ha parlato del “Valore acqua” al Forum Ambrosetti a Milano. «C’è un’Italia idrica da rammendare» ha ammesso. «E ci vorranno all’incirca tre anni».
Avete già fatto interventi?
«Abbiamo cento milioni impostati dal governo per la Pianura Padana. Bisogna rimettere in piena funzione dighe, laghi e consorzi di bonifica e riportarli all’efficienza per la quale erano stati progettati dai nostri nonni».
Perché avevano perso efficienza?
«Perché eravamo abituati a un clima diverso e a volte abbiamo trascurato la manutenzione delle opere. Oggi dobbiamo chiedere all’agricoltura di risparmiare più …
Dighe, canali, bacini idrici. «Li abbiamo realizzati nel dopoguerra concentrandoci sul Sud più siccitoso. Nel frattempo però il clima è cambiato. Oggi dobbiamo adattarci, guardare alla realtà e fare i conti con quello che abbiamo». Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura, da maggio è il commissario nominato dal governo per la lotta alla siccità. Ieri ha parlato del “Valore acqua” al Forum Ambrosetti a Milano. «C’è un’Italia idrica da rammendare» ha ammesso. «E ci vorranno all’incirca tre anni».
Avete già fatto interventi?
«Abbiamo cento milioni impostati dal governo per la Pianura Padana. Bisogna rimettere in piena funzione dighe, laghi e consorzi di bonifica e riportarli all’efficienza per la quale erano stati progettati dai nostri nonni».
Perché avevano perso efficienza?
«Perché eravamo abituati a un clima diverso e a volte abbiamo trascurato la manutenzione delle opere. Oggi dobbiamo chiedere all’agricoltura di risparmiare più acqua e riportare al cento per cento le dighe in cui magari manca una paratia, i pendii sono franati o gli argini hanno bisogno di essere ripuliti. Un tempo anche un bacino con una portata ridotta poteva bastare alle esigenze di un’estate normale. Ora dobbiamo fare i conti con una situazione diversa. Non possiamo permetterci opere che non siano al meglio delle loro condizioni».
Dopo le piogge disastrose di maggio siamo già tornati in una situazione di siccità?
«No, sarebbe esagerato dirlo. Siamo in una usuale situazione di criticità estiva. Il Po a Pontelagoscuro ha una portata di 450 metri cubi. Gli altri bacini dell’area sono appena sotto al limite ordinario. Non c’è nessuna criticità, ma le temperature alte non aiutano e dopo la siccità dell’anno scorso le falde in Italia sono al minimo un po’ ovunque».
Il clima è cambiato. Ma quali sono le sue nuove caratteristiche?
«Ci sono annate come il 2022 in cui non ha piovuto per lunghi mesi. E annate come il 2023 in cui la pioggia è stata estremamente concentrata. La quantità di acqua complessiva non è molto diversa, e questa è una buona notizia, ma la distribuzione delle precipitazioni nel tempo sta cambiando. Dobbiamo trovare il modo di accumulare e trattenere l’acqua prima che si disperda in mare».
Perché il Nord ha più problemi rispetto al Sud?
«Perché il Sud ha imparato a gestire il problema nel tempo. La quantità accumulata, in rapporto alla popolazione, è maggiore rispetto al Nord. Nel ’45 i nostri padri fondatori hanno messo in atto politiche per valorizzare questa risorsa nel meridione. Penso alla Cassa del Mezzogiorno e ai molti bacini di accumulo realizzati nel dopoguerra. Il canale che porta acqua dalla Basilicata alla Puglia per esempio è stato progettato per resistere a un anno intero senza precipitazioni. In molte regioni del Sud la capacità di accumulo si aggira intorno al miliardo di metri cubi, mentre l’intera Pianura Padana arriva a due miliardi».
Sarà sufficiente ripulire qualche lago?
«No certo, è solo il primo passo. Ci permetterà di invasare dai due ai tre miliardi di metri cubi d’acqua in più in tutta Italia. Non è la soluzione definitiva, ma aiuta».
Poi?
«Prima di decidere voglio tracciare un bilancio idrico: regione per regione occorre capire quanta acqua c’è, quanta se ne consuma e per quali usi. Ci riuniremo con le Autorità di distretto per portare numeri precisi. In Italia ci sono situazioni molto differenti fra loro che vanno affrontate con i dati in mano».
I desalinizzatori sono utili?
«Sicuramente alle isole sì. Per la terraferma potrebbero esserlo, ma voglio prima avere in mano le cifre del bilancio idrico».
Cosa si può fare per le falde depauperate?
«Si può chiedere agli agricoltori di ripascere le falde immettendo acqua nei pozzi durante il periodo invernale, quando le coltivazioni hanno meno esigenze».
Tutto il Mediterraneo si sta scaldando a ritmi più sostenuti del resto del pianeta. Ci sono soluzioni condivise con altri paesi dell’area?
«Abbiamo avviato delle collaborazioni con Israele. Loro recuperano l’acqua dei depuratori e usano i desalinizzatori, ma solo in situazioni di emergenza. Il vero punto forte in quel paese è la pianificazione dell’uso dell’acqua in base alla disponibilità.
Così riescono a sfruttare al meglio anche la poca che hanno».