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Dal grande caldo ai temporali catastrofici. Ecco perché le altalene del clima sono sempre più frequenti

(ansa)

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Ondate di calore e nubifragi marciano spesso a braccetto a causa del cambiamento climatico. Uno studio internazionale ne spiega il motivo. Carniel (Cnr): “Per prevedere questi eventi pericolosi servono modelli meteo più moderni”
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L’ultimo studio sull’argomento lo chiama “l’altalena”. Il rapido susseguirsi di ondate di calore e nubifragi è diventato più frequente negli ultimi decenni, e gli ultimi a stupirsene sono proprio gli scienziati del clima.

La rivista Geophysical Research Letters ha appena pubblicato una ricerca di climatologi di vari paesi, da Hong Kong e la Cina alla Gran Bretagna e la California. Si intitola: “Minacce crescenti dall’altalena tra estremi di afa e di pioggia in un mondo surriscaldato” e sembra descrivere quanto accade oggi in Italia, con l’ondata di caldo spezzata nel Nord-Est da temporali violenti e da una tempesta di grandine.

Previsioni sempre più difficili

Lo studio spiega che la frequenza delle accoppiate gran caldo-nubifragio è aumentata del 22% per ciascuno degli ultimi decenni e ne attribuisce la causa al cambiamento climatico. “Il caldo estremo e le piogge alluvionali raramente avvengono nello stesso identico luogo. Le interazioni toccano poi atmosfera, mari e terre”, scrivono…

L’ultimo studio sull’argomento lo chiama “l’altalena”. Il rapido susseguirsi di ondate di calore e nubifragi è diventato più frequente negli ultimi decenni, e gli ultimi a stupirsene sono proprio gli scienziati del clima.

La rivista Geophysical Research Letters ha appena pubblicato una ricerca di climatologi di vari paesi, da Hong Kong e la Cina alla Gran Bretagna e la California. Si intitola: “Minacce crescenti dall’altalena tra estremi di afa e di pioggia in un mondo surriscaldato” e sembra descrivere quanto accade oggi in Italia, con l’ondata di caldo spezzata nel Nord-Est da temporali violenti e da una tempesta di grandine.

Previsioni sempre più difficili

Lo studio spiega che la frequenza delle accoppiate gran caldo-nubifragio è aumentata del 22% per ciascuno degli ultimi decenni e ne attribuisce la causa al cambiamento climatico. “Il caldo estremo e le piogge alluvionali raramente avvengono nello stesso identico luogo. Le interazioni toccano poi atmosfera, mari e terre”, scrivono. “Per questo spesso le previsioni sono così difficili”. E gli allarmi non possono essere diramati con tempismo alla popolazione.

Per spiegare il fenomeno si ricorre alla termodinamica: un’aria più calda può contenere quantità esponenzialmente più grandi di vapore acqueo. “Questa umidità si muove nell’atmosfera in modo abbastanza caotico, ma prima o poi da qualche parte finirà per ricadere” sintetizza Sandro Carniel, oceanografo dell’Istituto di scienze polari del Cnr.

Ondate di calore e piogge catastrofiche

Il risultato è che spesso in poche ore si registra la stessa quantità di pioggia che non era caduta nei mesi precedenti di caldo e siccità. “Un terreno reso arido e secco da un’ondata di calore diventa poi quasi impermeabile, faticando ad accogliere le grandi quantità d’acqua che scendono dal cielo. A volte si vengono a creare situazioni molto pericolose” avverte Carniel.

Ce ne siamo accorti ora in Veneto e Alto Adige, ma anche nei giorni scorsi con le alluvioni letali in Cina, India, Nordest degli Stati Uniti e Corea del Sud, proprio mentre l’emisfero nord boccheggia dal caldo. Anche l’Emilia Romagna a maggio veniva da un inverno caldo e siccitoso. Lo vediamo più spesso in Italia in autunno, da qualche anno a questa parte: le prime correnti di aria fresca che arrivano da nord alla fine dell’estate si scontrano con l’aria calda che si è caricata di umidità nel corso di settimane torride, provocando temporali distruttivi.

Impossibile dare allarmi preventivi

I nubifragi improvvisi vengono in genere seguiti con i radar meteorologici nel momento in cui si formano. Si sviluppano in tempi rapidi e spazi brevi. Risentono molto delle condizioni geografiche locali. In genere lasciano intervalli troppo brevi (poche ore) per dare l’allarme alla popolazione.

“I modelli meteorologici – aggiunge Carniel – faticano a prevedere le piogge intense perché di solito non tengono conto delle interazioni fra mari e atmosfera. Si preferisce usare algoritmi più semplici, economici e facili da maneggiare, che considerano aria e acqua come sistemi separati. Ma mare e atmosfera non sono sistemi separati. Si scambiano continuamente calore e umidità”.

Necessario l’uso di modelli meteorologici più avanzati

Nel 2007 nella laguna veneta a Carniel è capitato un caso da manuale: “Il 26 settembre – l’analisi è stata pubblicata su Scientific Reports nel 2021 – un nubifragio ha interessato il veneziano, Padova e Chioggia”. In poche ore sono caduti 360 millimetri di pioggia, un terzo circa delle precipitazioni di un anno, a causa dell’incontro fra una corrente da Nord che ha attraversato le Alpi e una da sud-est che aveva caricato l’aria dell’umidità dell’Adriatico.

Il nubifragio non era stato previsto nei dettagli. “A posteriori – racconta Carniel – abbiamo visto che usando modelli meteorologici più avanzati, che tengono conto sia delle temperature del mare che delle onde e delle condizioni dell’atmosfera, quell’evento estremo sarebbe stato meglio prevedibile”.

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