Andrea, funambolo zen: “Sfido il vuoto a piedi nudi per trovare la pace”
di Maria Novella De LucaAndrea Loreni
Andrea Loreni dice che lassù il vero segreto è la consapevolezza. In senso Zen. Trovato il punto di equilibrio, lasciando che i pensieri fluiscano senza disturbare la mente, in totale comunicazione con se stessi, camminare sul filo, in bilico su altezze vertiginose, diventa possibile. Anzi, bellissimo. Almeno è così che racconta la sua arte Andrea Loreni, il più famoso funambolo italiano, torinese, 48 anni, una grande barba, non soltanto “campione” della camminata sul filo ma anche scrittore, filosofo e trainer nelle aziende di corsi di “equilibrio e disequilibrio”.
Loreni, che ha sfidato nel tempo tetti di grattacieli e cime di montagne, oggi proverà a raggiungere un nuovo record. Attraverserà in bilico su un cavo lungo 410 metri la diga di Ridracoli, in Emilia Romagna, sopra Forlì, ad una altezza di 140 metri.
Calma, serenità, l’adrenalina, se c’è, è ben nascosta. A poche ore dalla “sfida” Andrea Loreni comunica un’assoluta tranquillità. «Il segreto? Imparare a respirare». …
Andrea Loreni dice che lassù il vero segreto è la consapevolezza. In senso Zen. Trovato il punto di equilibrio, lasciando che i pensieri fluiscano senza disturbare la mente, in totale comunicazione con se stessi, camminare sul filo, in bilico su altezze vertiginose, diventa possibile. Anzi, bellissimo. Almeno è così che racconta la sua arte Andrea Loreni, il più famoso funambolo italiano, torinese, 48 anni, una grande barba, non soltanto “campione” della camminata sul filo ma anche scrittore, filosofo e trainer nelle aziende di corsi di “equilibrio e disequilibrio”.
Loreni, che ha sfidato nel tempo tetti di grattacieli e cime di montagne, oggi proverà a raggiungere un nuovo record. Attraverserà in bilico su un cavo lungo 410 metri la diga di Ridracoli, in Emilia Romagna, sopra Forlì, ad una altezza di 140 metri.
Calma, serenità, l’adrenalina, se c’è, è ben nascosta. A poche ore dalla “sfida” Andrea Loreni comunica un’assoluta tranquillità. «Il segreto? Imparare a respirare».
Merito della meditazione Zen, Loreni? Non ha paura?
«Certo che ho paura, ho sempre paura quando affronto una nuova camminata, ma è un sentimento positivo se utilizzato nel modo giusto, ti aiuta ad essere consapevole. Così come la meditazione».
Cosa prova lassù?
«Pace. Ma anche divertimento. Di solito c’è un grande silenzio. Però gli applausi non mi disturbano, del resto vengo dal circo».
Racconti.
«Dopo essermi laureato in filosofia teoretica ho scoperto la mia passione per la giocoleria. Un giorno ho preso tre arance, le ho lanciate in aria e ho capito che ero bravo. Così sono diventato artista di strada, con il circo ho sperimentato per la prima volta la camminata sul cavo teso, anche con il monociclo. Poi ho deciso di specializzarmi in grandi altezze. E’ la leggerezza che mi affascina».
L’avevano definita infatti il funambolo dei grattacieli.
«Ho attraversato la skyline di Milano, tra il Bosco verticale e la torre di Unicredit, su una fune lunga 205 metri. Emozionante. Ero lassù, nel cielo di una metropoli. Accompagnato al pianoforte dal mio amico pianista Cesare Picco. Che suonerà anche oggi, quando affronterò il mio nuovo grande record sulla diga di Ridracoli».
In che senso un nuovo record, Loreni?
«Si tratta della più lunga traversata al mondo con contrappesi umani. Mentre io camminerò sul filo quattro dei miei tecnici scorreranno appesi dietro e davanti a me, per tenere teso il cavo. Ci saranno delle persone a fare da contrappesi al posto delle corde».
Ardimentoso davvero. E come si chiamano i quattro i contrappesi?
«Jessica, Davide, Danny e Camillo. Ma citiamo anche Cesare e Giulia che fanno parte del mio gruppo di tecnici».
Quando durerà la traversata?
«Quaranta minuti».
Indossa scarpe speciali?
«Assolutamente no. Io cammino scalzo».
In tutto sarete in cinque persone sospese nel vuoto. C’è una rete sotto di voi?
«Questa volta sì, ci sarà una struttura di sicurezza, di solito invece faccio le traversate senza protezione».
Il cavo sul quale lei camminerà unisce idealmente due comuni separati dalla diga, il comune di Santa Sofia e quello di Bagno di Romagna. Qual è la differenza di sensazioni rispetto al cielo sopra Milano?
«Le camminate in luoghi come questi danno un senso di spazialità tutto particolare, una maggiore sensazione di unità tra l’uomo e la natura e una maggiore ampiezza di orizzonti. L’acqua e l’aria saranno infatti gli elementi centrali di questo evento, da cui spero di trarre lezioni di leggerezza e fluidità, capacità di adattamento e pacatezza».
Dunque, di nuovo, un’esperienza fisica e filosofica insieme. Quello che lei descrive ne libro “Zen e funambolismo” in cui racconta, anche, la sua esperienza nel monastero Sogen-Ji in Giappone.
«In quel monastero ho scoperto lo Zen, dopo aver praticato la meditazione Vipassana. Per me camminare sul cavo è una via per l’equilibrio interiore. Un modo per elevarsi. E sembrerà strano ma la cosa più importante non è la preparazione atletica, ma quella interiore. Come del resto in tutti gli aspetti della vita».