Miss Italia, il primo ragazzo trans che ha lanciato la sfida: “Sono nato donna, quindi va bene? La mia è una provocazione contro le ipocrisie”
di Pietro TuranoDopo l’incoronazione della modella transgender Rikkie Valerie Kollè a Miss Olanda 2023, hanno fatto scalpore le parole di Patrizia Mirigliani, patron di Miss Italia. La figlia del patron storico Enzo Mirigliani, ha dichiarato di non aver ammesso la candidatura di due ragazze transgender a Miss Italia, perché “il regolamento non lo permette e non intendo cambiarlo, ritengo che le concorrenti debbano essere nate donne”.
Gli 84 anni del concorso di bellezza nostrano si sentono tutti. Infatti a riportare l’attenzione sul concorso non sono state le ragazze in gara, ma quelle che in gara non possono entrarci perché “non sono nate donne”, per usare le parole di Mirigliani. È su questo pretesto del dato biologico che è nata la provocazione dell’associazione “Mixed Lgbtqia+” di Bari e del suo esponente Federico Barbarossa, ragazzo trans di 23 anni che si è iscritto a Miss Italia in quanto “assegnato alla nascita al genere femminile e cioè nato donna”. La sua idea, che lui definisce “uno s…
Dopo l’incoronazione della modella transgender Rikkie Valerie Kollè a Miss Olanda 2023, hanno fatto scalpore le parole di Patrizia Mirigliani, patron di Miss Italia. La figlia del patron storico Enzo Mirigliani, ha dichiarato di non aver ammesso la candidatura di due ragazze transgender a Miss Italia, perché “il regolamento non lo permette e non intendo cambiarlo, ritengo che le concorrenti debbano essere nate donne”.
Gli 84 anni del concorso di bellezza nostrano si sentono tutti. Infatti a riportare l’attenzione sul concorso non sono state le ragazze in gara, ma quelle che in gara non possono entrarci perché “non sono nate donne”, per usare le parole di Mirigliani. È su questo pretesto del dato biologico che è nata la provocazione dell’associazione “Mixed Lgbtqia+” di Bari e del suo esponente Federico Barbarossa, ragazzo trans di 23 anni che si è iscritto a Miss Italia in quanto “assegnato alla nascita al genere femminile e cioè nato donna”. La sua idea, che lui definisce “uno scherzo per creare un cortocircuito”, ha scatenato una vera e propria ondata di protesta, spingendo centinaia di ragazzi transgender a candidarsi come lui.
Non sono certo nuove le polemiche intorno a Miss Italia, che negli ultimi anni ha fatto parlare di sé perlopiù attraverso le critiche, che lo accusano di essere un progetto anacronistico, sessista e diseducativo, perché premia il concetto tossico di bellezza e giudica le donne per il loro aspetto, secondo canoni e categorie ormai superati. La stessa Rai, che per lungo tempo ha trasmesso la kermesse, nel 2022 ha risposto a Patrizia Mirigliani che i valori del concorso non sono più in linea con quelli di oggi, escludendo l’ipotesi di riportarlo sulla rete nazionale. Il concorso, nato in epoca fascista e ribattezzato con il nome “Miss Italia” in epoca post-fascista, sembra una cartolina dal passato a cui nessuno è più interessato. L’ultima edizione è stata trasmessa solo sui canali social, con deludenti risultati di pubblico.
La patron di Miss Italia Patrizia Mirigliani
«Tristemente non mi hanno stupito» ammette Federico Barbarossa di Mixed lgbtqia+ di Bari, commentando le parole di Patrizia Mirigliani. «Però mi hanno fatto incazzare, perché penso che sia stata sfruttata la notizia della vittoria di una ragazza trans a Miss Olanda per visibilità, e per ribadire che il suo concorso resta puro e distante da questo tipo di progresso. Quando ho letto che erano ammesse solo ragazze “nate biologicamente donne” mi è venuto spontaneo pensare “si vabbè allora mi posso iscrivere anche io”. Mi faceva ridere il criterio del dato biologico perché anche io sono nato donna. A me scarterebbero perché sono un ragazzo e ho l’aspetto di un ragazzo, mentre se si iscrive una ragazza trans questa viene scartata perché non considerata donna: qual è il senso allora? C’è un cortocircuito in questo castello di carte costruito sulla biologia».
Cosa pensi dei concorsi di bellezza?
«Non condivido i valori di Miss Italia, ma siccome viviamo in un mondo in cui questi concorsi esistono e si rivolgono alle donne, ritengo debbano poter partecipare tutte le donne, e per me qualsiasi persona che si identifichi nel genere femminile è una donna. Quello che a me lascia basito è che la posizione di Miss Italia si pone addirittura al di sopra della legge italiana, che prevede per le persone transgender la rettifica dei dati anagrafici (il cambio dei documenti, fino al certificato di nascita, ndr)».
Una donna trans con i documenti rettificati potrebbe presentarsi, teoricamente.
«Patrizia Mirigliani io non la conosco, per quanto ne so io potrebbe essere una donna trans anche lei, ma non questiono sul suo genere, per me è una donna e basta. Quello che mi chiedo è: se invece una donna trans si presenta a Miss Italia, con quali diritti e metodi vanno a indagare nella vita e nel corpo di una persona, ponendosi addirittura al di sopra della legge?»
In poche ore il tuo gesto spontaneo si è trasformato in un atto politico collettivo di protesta e visibilità trans, a cui stanno aderendo centinaia di ragazzi da tutta Italia.
«Sta accadendo quello che speravo, quindi il mio primo obiettivo è stato raggiunto: coinvolgere più persone possibile. Non mi aspettavo un’ondata così forte, ma mi aspettavo una risposta a questa chiamata, perché so che la visibilità è un tema che molte persone hanno a cuore come me. Queste proteste fatte con il sorriso aiutano le persone della comunità a sentirsi unite, ma riescono anche a far riflettere le persone più ostili. Come dice Porpora Marcasciano “la rivoluzione si fa ridendo”. Infine sono felice che tutto sia nato dalla nostra associazione che ha sede nel sud Italia, territorio spesso complesso e ostile, talvolta dimenticato. Questa è un’occasione per farsi una risata e per riflettere, ma anche per dire alle persone sul territorio che noi di Mixed lgbtqia+ ci siamo».
Qual è l’obiettivo finale della vostra campagna?
«Semplicemente innescare, con uno scherzo, una riflessione sull’assurdità di alcune logiche fuori dal tempo e dal mondo. Far capire che nonostante certe posizioni così retrive, il mondo va avanti e ci facciamo anche una bella risata. Qualcuno forse ci immagina ancora come mostri a tre teste che mai potrebbero aspirare a vincere un concorso di bellezza, perché anche la rappresentazione mediatica spesso porta avanti narrative che feticizzano i corpi senza pensare che questi corpi siano abitati da persone. Con questa campagna stiamo dando visibilità alle verità delle persone trans e non a rappresentazioni fittizie. Ora vediamo che dice Patriziona (ride)».
L’Italia è in fondo alle classifiche europee per tutela dei diritti lgbtqia+. Quali sono le priorità di oggi per le persone trans in Italia?
«L’unica legge italiana che riconosce le nostre identità è una legge del 1982, ormai superata, che prevede attese e costi, la legittimazione da parte di medici, tribunali, giudici. Abbiamo bisogno di aprire la strada a dei reali processi di autoaffermazione, di autodeterminazione delle persone trans. Poi dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che per le persone trans c’è forte disomogeneità nell’accesso alla sanità sul territorio nazionale, sia da un punto di vista di strutture specifiche che più in generale di formazione del personale sanitario: una volta sono stato chiamato ermafrodita in pronto soccorso, perché il medico non capiva che cosa io potessi mai essere. Infine formazione e educazione inclusiva in generale, a partire dagli ambienti scolastici e professionali. La scuola italiana non ti insegna a stare al mondo e spesso un ragazzo trans non sa nemmeno cosa significhi essere trans, perché non c’è educazione alle differenze. Questo lavoro lo fanno con fatica solo le associazioni: quella di cui faccio parte io, Mixed, è una realtà autofinanziata dal basso che opera a Bari e dintorni. Un luogo di incontro, crescita, autoaffermazione per tante persone che ne hanno fatto un punto di riferimento. Abbiamo fondato il primo gruppo politico trans mai nato a Bari e siamo riusciti a fondare un centro anti discriminazioni, fondamentale per la comunità del territorio. Tutte le persone che abitano questo spazio fanno movimento insieme».