Oasi e tunnel anticaldo, così le città si attrezzano per salvare il turismo
di Viola GiannoliTuristi in fila all’ingresso al Colosseo davanti ai grandi ventilatori che nebulizzano l’acqua
Fiumi balneabili e spiagge lungoriva, oasi urbane con giochi d’acqua, tunnel sotterranei per le passeggiate all’ombra, nuovi parchi urbani per far respirare le città, grandi piante alle fermate dei bus, musei after hour, boschi verticali e pareti verdi. Eccole qua le ricette, a medio termine, delle città italiane mentre le colonnine salgono a 42, 44, 46 gradi. Ecco come dovrebbe sopravvivere il turismo all’allarme via twitter del ministro della Sanità tedesca, Karl Lauterbachle in vacanza in Italia: «L’ondata di caldo è spettacolare — aveva scritto — Se le cose continuano così, queste destinazioni di vacanza non avranno futuro a lungo termine». Non troppo lontano da quello che, in altri termini, aveva detto a Repubblica il sindaco di Firenze Dario Nardella: «Se non cambiamo rotta avremo città d’arte invivibili per i turisti e ancor più per i residenti».
E allora, al di là delle battaglie ancora tutte da compiere sulla transizione energetica, la nuova rotta nelle isole di calore dei …
Fiumi balneabili e spiagge lungoriva, oasi urbane con giochi d’acqua, tunnel sotterranei per le passeggiate all’ombra, nuovi parchi urbani per far respirare le città, grandi piante alle fermate dei bus, musei after hour, boschi verticali e pareti verdi. Eccole qua le ricette, a medio termine, delle città italiane mentre le colonnine salgono a 42, 44, 46 gradi. Ecco come dovrebbe sopravvivere il turismo all’allarme via twitter del ministro della Sanità tedesca, Karl Lauterbachle in vacanza in Italia: «L’ondata di caldo è spettacolare — aveva scritto — Se le cose continuano così, queste destinazioni di vacanza non avranno futuro a lungo termine». Non troppo lontano da quello che, in altri termini, aveva detto a Repubblica il sindaco di Firenze Dario Nardella: «Se non cambiamo rotta avremo città d’arte invivibili per i turisti e ancor più per i residenti».
E allora, al di là delle battaglie ancora tutte da compiere sulla transizione energetica, la nuova rotta nelle isole di calore dei centri storici pietrificati è questa qui: «A Firenze, nella centrale via Cavour, pianteremo due filari di alberi d’arancio. E sto pensando a un bosco temporaneo in piazza Signoria», spiega Nardella. Ma ci sono altre due strategie nel piano urbanistico: de-pavimentazione e de-asfaltatura di parcheggi e piazze fuori dal centro e sui lungarni. Il direttore del dipartimento di Architettura Giuseppe De Luca ha lanciato pure la proposta di tendaggi stile casbah.
Da Nord a Sud, la situazione in Italia
La Bologna dei 30 chilometri orari e dei tram per la “missione clima” in autunno lancerà l’“impronta verde”, un progetto per gestire parchi, giardini, aiuole in base alla mappa del calore elaborata col Cnr che cambierà radicalmente il verde urbano parallelamente al cambiamento climatico. A Napoli, più degli ombrelloni anti-sole distribuiti ai turisti diretti alle isole, c’è il nuovo tunnel di Alvaro Siza che collega porto e metro al riparo dal sole cocente della piazza. Nei prossimi anni arriverà un parco urbano di 30 mila metri quadrati con più di mille alberi su un’area recuperata al degrado. Sarà con i soldi del Pnrr che sul lungomare sud di Bari nascerà il più grande polmone verde della città: un’area attrezzata per lo sport e il tempo libero, vista mare. Come a Genova, dove saranno due i parchi da migliaia di alberi: quello della Lanterna e quello del Waterfront di Levante. In campo c’è pure l’ipotesi di allungare alla sera, quando il sole e le temperature calano, l’orario di apertura dei musei. È stata la prima mossa di Palermo: siti archeologici e gallerie fino a mezzanotte. «C’è un’emergenza alla quale far fronte — dice il sindaco, Roberto Lagalla — che nel medio-lungo periodo può modificare l’attrattiva dei luoghi. Ci stiamo attrezzando per un’attenta politica del verde e la valorizzazione delle risorse idriche».
A proposito, Torino immagina spiagge lungo il Po e bagnanti a mollo: se mai si farà ci vorranno anni, l’acqua è inquinata, l’Arpa dice che non è balneabile. È un vecchio sogno di Roma, ben oltre la “Tiberis beach”. Nel ‘98 Carlo Verdone, aspirante sindaco in Gallo cedrone, chiedeva: «Sto fiume ce serve o nun ce serve?». Ci serve. Ma al momento si sono spalancate solo le porte delle piscine, gratis, agli over 70. L’idea dei prossimi anni è ombreggiare le fermate e i luoghi più turistici con alberature in vaso. Ed entro il 2026, con i fondi del Pnrr, piantare 500 mila alberi in più sparsi in ogni quartiere. Soprintendenze permettendo.
"La vera sfida sono i centri storici”
«Le soluzioni del passato sono ancora valide: pensi a Ostuni, città bianca, superfici chiare, materiali riflettenti; o alle grandi piazze come Fontana di Trevi senza vegetazione ma con l’acqua — ragiona Francesco Bedeschi, direttore e docente di progettazione architettonica dell’University of Arkansas di Roma — I nuovi quartieri sono progettati con un’attenzione diversa alla sostenibilità, all’impatto ambientale, alle fonti rinnovabili. Da questo non si torna indietro. Ma la vera sfida sono i centri storici: servono oasi urbane alberate, panchine e fontanelle e il recupero del rapporto coi fiumi».
(Hanno collaborato Stefania Aoi, Marco Bettazzi, Claudia Brunetto, Alberto Bruzzone. Tiziana Cozzi, Marina De Ghantuz Cubbe, Gabriella De Matteis, Ernesto Ferrara).