Non sempre le storie del mare hanno un lieto fine come quello della bagnina di Sabaudia 19enne che al suo esordio ha salvato 5 vite in un giorno. Al contrario, i dati svelano cifre che mettono paura. In Italia infatti si registrano ogni anno circa 400 annegamenti e 800 ospedalizzazioni per annegamento, mentre si contano circa 60.000 salvataggi, solo sulle spiagge, e più di 600.000 interventi di prevenzione da parte dei bagnini.
Ma la cosa grave è che “ancora non esiste un sistema di raccolta dati nazionale nè europeo che fornisca informazione in tempo reale”, ha dichiarato Fulvio Ferrara, biologo dell’Istituto superiore di Sanità e Coordinatore dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione per il Ministero della Salute.
I giornali come fonte dei dati
“Il problema di avere dati di annegamenti in tempo reale è molto sentito, non solo in Italia, ma anche in Europa", spiega il dottor Ferrara, “gli ultimi numeri che abbiamo a disposizione sono del 2022 e forniti dall’Istat che si basa su quanto viene comunicato dagli ospedali. Per questa tipologia di eventi è bene però avere un quadro aggiornato per attuare delle politiche di prevenzione”.
Così con l’Osservatorio è stato studiato un modo di raccolta delle informazioni alternativo che permetta di elaborare i dati e capire meglio il fenomeno in tempo reale. “Abbiamo usato le notizie giornalistiche: i giornali, siti e agenzie", ha proseguito Ferrara, “le riportano in tempo reale e appoggiandoci ad un’agenzia che le trasmetteva durante la stagione balneare abbiamo avuto liste più aggiornate e abbiamo anche avuto modo di capire come sono avvenuti gli annegamenti, la tipologia della persona coinvolta, il sesso, l’età, il tratto di costa in cui era avvenuto l’incidente”.
Il pericolo nei golfi
Le zone più a rischio, spiega sempre il biologo dell’istituto superiore di Sanità, sono i golfi: “La tipologia dell’area incide sul pericolo dal punto di vista idrodinamico, per via di correnti, che sono pericolose, aree marine in ci sono state create scogliere artificiali per ridurre l’impatto del moto ondoso comportano, ad esempio, la formazione di correnti laterali pericolose. Nei golfi”, aggiunge, “in caso di mare mosso c’è una massa di acqua che entra nel golfo e in prossimità della riva non ha finito la sua dinamica, così le correnti di ritorno prendono i bagnanti e li trascinano al largo. Sono soprattutto giovanissimi o anziani a rimanere vittime delle correnti di ritorno”.
Il rapporto dell’Osservatorio
Questi i dati del primo Rapporto dell'Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti ed incidenti in acque di balneazione, istituito dal ministero della Salute, anticipati per la Giornata mondiale per la prevenzione dell'annegamento. Nei primi anni '70, gli annegamenti nel nostro Paese erano quasi 1.400 all'anno, per andare poi a ridursi fino ai circa 400 l'anno alla fine degli anni '90.
Sapere nuotare
Tra le cause che hanno prodotto questa riduzione degli annegamenti in Italia - spiega l'Istituto superiore di sanità - va annoverato senza dubbio l'apprendimento del nuoto, in genere nelle piscine, l'educazione alla sicurezza in acqua della popolazione, e, certamente, la crescente presenza dei bagnini e la loro maggiore professionalità. Nel periodo considerato (2016-2021), ogni anno si sono registrati in media 26 annegamenti di persone che non sanno nuotare, con il 62% dei casi che ha interessato immigrati, e gli altri per le correnti di ritorno.
I malori
Gli annegamenti improvvisi, ossia a causa di un malore, sono in media 58 per stagione balneare, circa 5 per attività sportive e poco meno per caduta in acqua. "I dati disponibili sugli annegamenti indicano la necessità di predisporre un Piano nazionale per la sicurezza delle spiagge”, spiegano gli autori del Rapporto, di prossima pubblicazione, Fulvio Ferrara, Enzo Funari e Dario Giorgio Pezzini, “come d'altra parte raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità. Il Piano dovrebbe contenere da un lato indicazioni per elaborare una regolamentazione normativa uniforme, specificando tra i vari aspetti gli ambiti di competenza istituzionale a livello nazionale e territoriale, e dall'altro delle misure di prevenzione di immediato approntamento come standard minimo necessario per le aree di balneazione su tutto il territorio nazionale". Altra caratteristica: la maggior parte degli incidenti vedono protagoniste persone anziane che hanno un malore che va dalla congestione all’arresto cardiaco per affaticamento.
Le acque interne
Il Rapporto è incentrato sugli annegamenti lungo i litorali marittimi, ma riporta anche una prima analisi di questi incidenti nelle acque interne, esamina il ruolo del servizio di sorveglianza e salvataggio nelle spiagge italiane, e descrive la fisiopatologia dell'annegamento. Per "acque interne" si intende una grande varietà di corpi idrici: non solo fiumi e laghi, ma anche torrenti, canali, bacini artificiali, rogge, cave e stagni. Fra il 2016 e il 2021, in questi luoghi si sono registrati in media 78 decessi l'anno, un numero particolarmente alto - si evidenzia - se si considera che vengono frequentati da un numero limitato di persone.