Alberi in città contro l’afa, Valentini: “Funzionano come condizionatori naturali, ma bisogna scegliere quelli giusti: i pini non vanno bene”
di Luca Fraioli“Mi richiami tra mezz’ora. Si sta allagando il nostro laboratorio, dobbiamo salvare il salvabile”. L’intervista sui cambiamenti climatici e sul ruolo degli alberi coglie uno dei massimi esperti italiani, il professor Riccardo Valentini, docente di Ecologia all’Università della Tuscia e membro dell’Ipcc, fin da quando il Panel intergovernativo dell’Onu fu insignito del Nobel per la pace nel 2007, nel pieno della bomba d’acqua che si abbatté su Viterbo.
Mezz’ora più tardi il bilancio provvisorio dei danni: “L’acqua ha fatto crollare un controsoffitto e ha invaso la sede della start up dove mettiamo a punto tecnologie digitali per l’ambiente. Abbiamo dovuto evacuarla e ora siamo preoccupati per i computer, le stampanti 3D e gli altri macchinari”.
Torniamo agli alberi, professor Valentini. Ce ne vogliono di più nelle città italiane o c’è poi il rischio che cadano su case e passanti, come è accaduto a Milano, o che propaghino gli incendi come è successo a Palermo?
“Abbiamo un assoluto…
“Mi richiami tra mezz’ora. Si sta allagando il nostro laboratorio, dobbiamo salvare il salvabile”. L’intervista sui cambiamenti climatici e sul ruolo degli alberi coglie uno dei massimi esperti italiani, il professor Riccardo Valentini, docente di Ecologia all’Università della Tuscia e membro dell’Ipcc, fin da quando il Panel intergovernativo dell’Onu fu insignito del Nobel per la pace nel 2007, nel pieno della bomba d’acqua che si abbatté su Viterbo.
Mezz’ora più tardi il bilancio provvisorio dei danni: “L’acqua ha fatto crollare un controsoffitto e ha invaso la sede della start up dove mettiamo a punto tecnologie digitali per l’ambiente. Abbiamo dovuto evacuarla e ora siamo preoccupati per i computer, le stampanti 3D e gli altri macchinari”.
Torniamo agli alberi, professor Valentini. Ce ne vogliono di più nelle città italiane o c’è poi il rischio che cadano su case e passanti, come è accaduto a Milano, o che propaghino gli incendi come è successo a Palermo?
“Abbiamo un assoluto bisogno degli alberi per contrastare la crisi climatica, in particolare nelle città. Perché le piante producono tutta una serie di effetti benefici, a cominciare dalla riduzione degli estremi termici”.
Vuol dire che una città alberata è meno calda di una città spoglia?
“Esatto. Sappiamo che le città sono in media 2 gradi centigradi più calde delle campagne circostanti. E gli alberi metropolitani aiutano a contrastare il formarsi delle isole di calore tra i palazzi, perché assorbono grandi quantità di energia solare: il 60-70% di quella che catturano la utilizzano per succhiare l’umidità dal terreno e per traspirare, è l’equivalente del nostro processo di sudorazione. L’effetto è che le piante così si rinfrescano e rinfrescano l’ambiente circostante. E’ come se fossero dei condizionatori d’aria naturali che non consumano elettricità e combustibili fossili”.
E quando c’è una bomba d’acqua?
“Gli alberi sono utili anche in quel caso. Rallentano il deflusso dell’acqua, che sarebbe molto più impetuoso se avvenisse su superfici artificiali e lisce”.
Tuttavia abbiamo negli occhi le immagini di Milano e di altre località dove il crollo degli alberi ha causato danni e vittime.
“Gli alberi in città sono fondamentali per i motivi di cui sopra, ma anche per il benessere mentale delle persone, come dimostrano molti studi scientifici. Però occorre scegliere le specie giuste e averne cura. Troppo spesso gli amministratori si lasciano guidare dall’estetica o da motivazioni pratiche di corto respiro. Andrebbero evitati alberi che hanno radici deboli e superficiali, come i pini”.
Lei cosa pianterebbe?
“Querce, il cui apparato radicale è solidissimo. Ma c’è chi storce il naso di fronte al fatto che la loro chioma è irregolare o che ‘sporcano’ perdendo le foglie in autunno. Oppure gli ulivi: per sradicarli occorre
un caterpillar”.
In attesa di rivedere le politiche di verde urbano alla luce della crisi climatica, cosa si può fare per gli alberi che già abitano nelle nostre città?
“Monitorare e prevedere. E la tecnologia ci permette di farlo ormai con grande precisione. Nel laboratorio di Viterbo finito oggi sott’acqua realizziamo sensori che misurano le oscillazioni degli alberi e che ci possono avvertire in tempo reale se c’è il rischio di crollo. Un mio studente di Mosca ha poi realizzato un sistema di allerta che prevede la velocità dei venti nelle strade alberate della città. Questo sistema potrebbe essere usato anche in chiave preventiva: se so dove sono gli alberi, quali sono le velocità dei venti previste nei 'canyon urbani' in caso di una tempesta in arrivo, posso evacuare i luoghi a rischio, come scuole o centri per anziani, e diramare l’allarme”.
Visti i tempi di reazione della politica nazionale e locale sembra fantascienza.
“Gli amministratori, a tutti i livelli, devono comprendere che non stiamo assistendo a episodi scollegati tra loro: siamo dentro il più grande cambiamento nella storia dell’umanità. E per affrontarlo si può attingere alla grande creatività dei giovani ricercatori italiani. Dopo quello che è successo negli ultimi giorni il governo dovrebbe creare una ‘task force dei rischi climatici’ e applicare il Piano nazionale di adattamento che, dopo una lunga gestazione, esiste ma resta sulla carta”.