Cronaca

Il procuratore capo di Verona: “Non c’è stata flagranza di reato. Per questo nessun arresto per l’automobilista che ha investito Chris”

Il procuratore capo di Verona Bruno Bruni

Il procuratore capo di Verona Bruno Bruni

 
Il sinistro che ha ucciso il 13enne promessa del calcio, è avvenuto alle 23.30 di lunedì notte. La morte martedì mattina intorno alle 8: “Il reato si è consumato nell’arco di due giorni. In un primo momento si potevano attribuire solo le lesioni personali gravi”
1 minuti di lettura

Bruno Bruni, procuratore capo reggente di Verona, perché l’automobilista che ha travolto Chris Abom non è stato arrestato?

“Gli atti sono arrivati in Procura solo stamattina (mercoledì 2 agosto) alle 9. Prima la questione era stata gestita dalla polizia giudiziaria, che ha ritenuto non ci fossero gli estremi della flagranza di reato per procedere con l’arresto”.

C’è molta indignazione per questa scelta. Cosa risponde a chi ora chiede giustizia?

“Il ragazzo è morto il giorno dopo rispetto all’incidente, dunque il reato si è consumato nell’arco di due giorni. Lo scontro è avvenuto intorno alle 23.30 di lunedì e in quel momento si poteva attribuire solamente il reato di lesioni personali gravi. Una volta che il giovane è deceduto, intorno alle 8 del mattino successivo, solo allora si è configurato il reato di omicidio stradale. Ma ormai la flagranza era trascorsa”.

(ansa)

Allora che senso ha il reato di omicidio stradale, se l’investitore non va in carcere?

In carcere ci andrà quando sarà condannato o con le misure cautelari, ma sono necessari presupposti che sono maturati solo successivamente. Altro discorso sono i provvedimenti che può prendere la Procura, che stiamo valutando ma che non posso anticipare per ovvi motivi”.

Dunque una volta raccolte le prove, se riterrete, potrà essere emessa una misura cautelare in carcere per il conducente dell’auto?

“Ci riserviamo di decidere dopo aver esaminato gli atti. Ma non ne posso parlare ora”.

Secondo lei la normativa sull’omicidio stradale sta dando qualche frutto o no?

“È efficace nella misura in cui consente di applicare misure cautelari, perché è stata elevata la pena. Però dal punto di vista della prevenzione non mi sembra stia dando grandi frutti: assistiamo a episodi di omicidio stradale anche più di prima. O comunque non di meno. E l’uso di droghe e alcol alla guida non è per niente diminuito”.

Come mai?

“C’è una indisciplina generale, basta vedere tutta la gente che usa il cellulare mentre guida. Ma queste sono mie valutazioni personali, che nulla hanno a che fare con il mio ruolo”.

Cosa manca per rendere più efficace la norma sull’omicidio stradale?

“Ci vorrebbe più educazione al rispetto degli altri, ma ce n’è poca in giro. Uno che guida un’auto dovrebbe sapere di avere tra le mani un’arma potenziale”.

E a livello giuridico, cosa servirebbe?

“Non tutto si può risolvere con la legge, perché la legge arriva sempre dopo, con le sanzioni, a cose fatte. Bisogna lavorare di più sulla cultura”.

I commenti dei lettori