Roma — Solo a Firenze ne attendono 800 nelle prossime settimane, 3.000 in tutta la Toscana. E ovviamente non sanno più dove metterli. A Ventimiglia, dopo i vigilantes al cimitero, il sindaco leghista Flavio Di Muro sta facendo alzare una robusta recinzione lungo il greto del fiume Roya per impedire i bivacchi. Le tende, pian piano, stanno spuntando a Verona e in provincia di Firenze, nei giardini e nelle vicinanze degli edifici già trasformati in centri di accoglienza, in Val di Susa siamo già al ricorso ai sacchi a pelo, a Reggio Emilia si torna a bussare in piena stagione alle porte degli hotel, in Veneto alle parrocchie mentre si moltiplicano (invano) gli appelli ai cittadini a mettere a disposizione case sfitte.
Record di richiedenti asilo, + 35.000 nell’ultimo anno
Sono quasi 130.000 i richiedenti asilo a cui garantire un tetto, pasti caldi e i servizi essenziali, 35.000 in più rispetto allo scorso anno: in Italia non si vedevano dal 2018, prima che la mannaia dei decreti sicurezza di Salvini si abbattesse sul circuito dell’accoglienza. E d’altra parte, nonostante lo sbandierato cambio di rotta del governo sulla gestione dei flussi migratori, i numeri sono numeri e certificano l’ineluttabilità della realtà: luglio, con 24.000 sbarchi, è stato il mese record dal 2016, e ovviamente i 90.000 migranti arrivati nei primi sette mesi del 2023 da qualche parte devono trovare ospitalità.
«La destra dovrebbe chiedere scusa. Sono andati al Governo — e io non avevo dubbi che la bacchetta magica non potevano averla — dice il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini —. Vedo che adesso ne parlano talmente poco ma noi abbiamo il problema che ad agosto arriveranno altre decine di migliaia di immigrati».
Centri saturi in tutta Italia
Da un capo all’altro dell’Italia sindaci e governatori dichiarano la saturazione di ogni tipo di centri, il Viminale fatica a smistare le migliaia di persone che quotidianamente sbarcano in Sicilia e in Calabria, i prefetti sono alle corde e le notizie dai territori confermano ormai da settimane le più nere previsioni fatte dopo l’approvazione del decreto Cutro con un vero e proprio esercito di migranti che finisce in strada. Da irregolari ma persino da richiedenti asilo nonostante le garanzie previste dalla legge per chi è ancora in attesa di sapere se la richiesta di permesso di soggiorno verrà accolta o meno.
Come già accaduto a Bologna dove il prefetto Attilio Visconti ha firmato un’ordinanza con la quale dispone la revoca dell’accoglienza per un centinaio di richiedenti asilo ospiti da tempo del Cas e che hanno un ricorso pendente per il riconoscimento della protezione internazionale. «Non sussistono condizioni di vulnerabilità, sono in accoglienza da almeno tre anni e possono tranquillamente uscire dall’accoglienza entro 4 giorni», le motivazioni dell’ordinanza che gli avvocati dell’Asgi (l’associazione studi giuridici sull’immigrazione) bolla come illegittima ma che il prefetto ha adottato adombrando presunti motivi di ordine pubblico, visto che il piano di riparto nazionale dei migranti sbarcati sulle coste italiane prevede l’arrivo nelle prossime settimane, nell’area metropolitana di Bologna, di oltre 500 persone. Che, appunto, non si sa dove mettere.
Arriva l’hotspot per la rotta balcanica
E dunque, il timore è che la strada individuata dal prefetto di Bologna (mettere per strada i migranti ospiti nei centri da più tempo anche se ancora richiedenti asilo) possa allargarsi a macchia d’olio. A Trieste, ad esempio, proprio ieri il prefetto Pietro Signoriello sta pensando allo sgombero del Silos, edificio storico nei pressi della stazione centrale: «Più di questo in termini di accoglienza non riusciamo a fare». E conferma l’apertura dell’annunciato hotspot per la rotta balcanica: la frontiera del Friuli come quella di Lampedusa».
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