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Intervista a Papa Francesco: “A Fatima ho pregato in silenzio per la pace”

(ansa)
Bergoglio sul volo che lo ha riportato in Italia dopo il viaggio in Portogallo ha parlato della sua salute, del dramma dei migranti nel Nordafrica, degli abusi da parte dei preti. E della guerra in Ucraina: “La mia invocazione alla Madonna sottovoce per non fare pubblicità”
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Al santuario di Fatima, la cui storia è strettamente collegata alla contrapposizione tra la Chiesa cattolica e la Russia sovietica, il Papa ha pregato per la pace in Ucraina, ma in silenzio, per «non fare pubblicità». A spiegarlo è lo stesso Francesco nel corso della conferenza stampa sul volo di ritorno a Roma da Lisbona, dove ha presieduto la Giornata mondiale della gioventù. Jorge Mario Bergoglio, 86 anni, ha assicurato di stare bene di salute, di non avere problemi di vista, ipotesi balenata durante il viaggio in Portogallo, e sui migranti ha citato l’impegno di Mediterranea saving humans per «i migranti che erano nel deserto tra la Tunisia e la Libia perché li hanno lasciati lì a morire».

C’era una grande attesa che lei pregasse per la pace, ora che c’è la guerra, nel luogo dove la Madonna nel 1917 fece la richiesta di pregare per la fine della guerra: perché non lo ha fatto?

«Ho pregato, ho pregato la Madonna, ho pregato per la pace: non ho fatto pubblicità, ma ho pregato. E dob…

Al santuario di Fatima, la cui storia è strettamente collegata alla contrapposizione tra la Chiesa cattolica e la Russia sovietica, il Papa ha pregato per la pace in Ucraina, ma in silenzio, per «non fare pubblicità». A spiegarlo è lo stesso Francesco nel corso della conferenza stampa sul volo di ritorno a Roma da Lisbona, dove ha presieduto la Giornata mondiale della gioventù. Jorge Mario Bergoglio, 86 anni, ha assicurato di stare bene di salute, di non avere problemi di vista, ipotesi balenata durante il viaggio in Portogallo, e sui migranti ha citato l’impegno di Mediterranea saving humans per «i migranti che erano nel deserto tra la Tunisia e la Libia perché li hanno lasciati lì a morire».

C’era una grande attesa che lei pregasse per la pace, ora che c’è la guerra, nel luogo dove la Madonna nel 1917 fece la richiesta di pregare per la fine della guerra: perché non lo ha fatto?

«Ho pregato, ho pregato la Madonna, ho pregato per la pace: non ho fatto pubblicità, ma ho pregato. E dobbiamo continuamente ripetere questa preghiera per la pace: lei nella prima guerra mondiale aveva chiesto questo e io questa volta ho chiesto alla Madonna, ho pregato: ma non ho fatto pubblicità».

Come sta? Come va la sua convalescenza? In Portogallo ha letto solo in parte cinque discorsi, perché ha avuto problemi di occhi?

«La mia salute va bene. I punti (dopo l’operazione allo stomaco di giugno, ndr) me li hanno tolti, faccio una vita normale. Devo portare per due, tre mesi una fascia per evitare problemi fino a che i muscoli non saranno più forti, ma sto bene. La vista: in una parrocchia ho tagliato il discorso perché c’era una luce davanti che non potevo leggere per questo ho tagliato. A volte accorcio le omelie perché quando parlo cerco la comunicazione. I giovani non hanno molto tempo di attenzione: se tu fai un discorso chiaro con un’idea, un’immagine e un affetto, ti possono seguire otto minuti. Le omelie a volte sono una tortura».

A settembre andrà a Marsiglia per un incontro con i vescovi del Mediterraneo: perché continua a dire che va a Marsiglia ma non in Francia?

«C’è un problema che a me preoccupa, che è il problema mediterraneo, per questo vado in Francia. È criminale lo sfruttamento dei migranti, non qui in Europa, ma nei lager nel nord dell’Africa. I migranti sono nei lager, è terribile. La settimana scorsa Mediterraneo saving humans stava facendo un lavoro per riscattare i migranti che erano nel deserto tra la Tunisia e la Libia perché li hanno lasciati lì a morire. Il Mediterraneo è un cimitero, ma non è il cimitero più grande: il cimitero più grande è il nord Africa, è terribile. Vado a Marsiglia per questo».

Niente contro la Francia?

«No: io sto visitando i piccoli paesi europei i grandi paesi, Spagna, Francia, Inghilterra li lascio per dopo, per la fine: come opzione ho iniziato con l’Albania, e continuo con i piccoli».

Ha ricevuto il rapporto della Chiesa portoghese sugli abusi sessuali? Cosa pensa dei vescovi che insabbiano le denunce?

«A Lisbona ho ricevuto in modo molto riservato un gruppo di persone abusate, come sempre in questi casi abbiamo dialogato su questa tremenda peste. È un’esperienza molto dolorosa, che mi aiuta a prendermi carico di questo dramma. Con lo scandalo di Boston la Chiesa ha preso coscienza che bisognava prendere il toro per le corna. Nella Chiesa c’è una frase che stiamo usando continuamente, la tolleranza zero, e i pastori che in qualche modo lo hanno fatto (hanno coperto, ndr) devono farsi carico di questa irresponsabilità. La Chiesa portoghese cerca la serietà nei casi, ma i numeri finiscono per essere ingranditi per i commentari».

A Lisbona ha detto che nella Chiesa “c’è spazio per tutti, tutti, tutti”, ma donne e omosessuali, per esempio, non possono ricevere tutti i sacramenti

«La Chiesa è aperta per tutti, poi ci sono legislazioni che regolano la vita dentro la Chiesa. La Chiesa è madre e guida ognuno per la sua strada. Tutti, il Signore è chiaro, ammalati e sani, vecchi e giovani, brutti e belli, buoni e cattivi. Un’altra cosa è la ministerialità, una delle cose importanti è la pazienza: accompagnare le persone passo a passo nella sua via di maturazione».

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