Una donna di sessantuno anni, Iris Setti, è morta in ospedale per la gravità delle percosse ricevute da uno straniero senza fissa dimora di circa 40 anni che sabato sera, verso le 22.30, l'ha aggredita e pestata a sangue nel mezzo del sentiero che percorre il parco Nikolajevka, nel quartiere di Santa Maria, a Rovereto. Pare che la vittima stesse attraversando il parco per poi recarsi sul Lungo Leno, dove vive la madre, per accudirla.
Le urla disperate della donna hanno richiamato l’attenzione di alcuni degli abitanti delle palazzine dell’adiacente condominio Europa, che si sono affacciati ai balconi e sono stati testimoni di una scena agghiacciante. La donna schiena a terra, con i pantaloni abbassati a mezza gamba, e lui sopra a cavalcioni che la colpiva selvaggiamente al volto. L'uomo è poi fuggito, ma è stato fermato poco dopo dai carabinieri. Ora si trova in stato di arresto per omicidio. La procura di Rovereto sta coordinando le indagini per ricostruire la dinamica dell'aggressione a sfondo sessuale.
Piantedosi: "Barbaro omicidio”
"Il barbaro omicidio della donna a Rovereto è un fatto gravissimo. Ho richiesto al capo della Polizia di disporre ogni necessario approfondimento e una dettagliata ricostruzione della vicenda, anche per capire se c'è stato qualcosa che non ha funzionato". Lo ha dichiarato il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, esprimendo anche il più profondo cordoglio. "Questi accertamenti sono doverosi nei confronti della vittima e dei suoi familiari. Inoltre, sono necessari anche per capire cosa dobbiamo mettere ulteriormente in campo per assicurare una sempre maggiore protezione dei cittadini. Siamo già al lavoro per presentare a settembre un pacchetto di norme per rafforzare ancora tutti gli strumenti a disposizione delle forze dell'ordine per contrastare i più ricorrenti fenomeni criminali e di insicurezza dei cittadini".
Il sindaco: “Si poteva evitare”
"Siamo provati per il dolore infinito che una tragedia come questa provoca ma allo stesso tempo vogliamo capire cosa non ha funzionato", dice il sindaco di Rovereto, Francesco Valduga. Il primo cittadino è arrivato sul luogo dell'aggressione pochi minuti dopo, avvisato mentre si trovava a poca distanza per la tradizionale cena di condivisione in centro storico per le celebrazioni della patrona della città. "Io non voglio accusare nessuno - prosegue Valduga - il dolore della comunità è profondissimo. Ma, allo stesso tempo, abbiamo bisogno di capire. Di fare domande alle quali devono essere date risposte, cioè che cosa in un sistema non funziona. L'altra volta l'aggressore era stato immobilizzato in pieno giorno e si era riusciti a contenerne la furia. Quindi non possiamo immaginare che ci si limiti ad esprimere il dolore: c'era stato un precedente che dobbiamo capire se poteva evitarci quanto accaduto. Qui non c'entra il luogo in cui è successo o l'ora, ma lo stato di questa persona, che era conosciuta", conclude Valduga.
Il precedente
L’uomo era già noto alle forze dell’ordine. Lo scorso anno, sempre a Rovereto, aggredì passanti e carabinieri con calci e pugni. L'uomo, in evidente stato di alterazione psico-fisica dovuta all’assunzione di alcool, era stato colto mentre danneggiava diverse auto in sosta. Fermato dai carabinieri, era stato arrestato per danneggiamento aggravato, resistenza e violenza a pubblico ufficiale.
Altro femminicidio a Rovereto
Pochi giorni fa un altro femminicidio aveva scosso la città di Noriglio, una frazione di Rovereto. Mara Fait, infermiera di 63 anni era stata aggredita e uccisa con un’accetta da un vicino di casa. Era emerso che i rapporti tra l'uomo e Mara Fait erano difficili e conflittuali da anni, con frequenti litigi e dissidi per questioni condominiali. La donna esasperata dalle ripicche e dalle minacce del vicino di casa, aveva chiesto nell’ultima denuncia l'attivazione del “codice rosso”, il programma di tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze, atti persecutori e maltrattamenti. Una richiesta di aiuto senza risposta.