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La climatologa Serena Giacomin: “Contro l’afa serve una strategia e più prevenzione”

(ansa)
La studiosa interviene sui dati del ministero della Salute che certificano un aumento al Sud delle vittime a causa del grande caldo di luglio: “L’umidità ci farà sempre più soffrire”
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Ancor più dei record di caldo sono il «perdurare nel tempo delle ondate di calore» oppure «gli alti tassi di umidità» quelli che dovrebbero essere considerati come osservati speciali nel rapporto fra la nostra salute e il clima.

La climatologa Serena Giacomin, fisica dell’Atmosfera e presidente dell’Italian Climate Network, non è stupita dai dati di eccesso di mortalità al Sud a luglio ed è convinta che per salvare vite serva anche «più prevenzione attraverso una corretta comunicazione dei fenomeni meteo intensi».

A livello climatico come interpreta i dati di eccesso di mortalità al Sud?

«Come sappiamo nel Mediterraneo e in Italia con la crisi del clima c’è il di rischio vivere periodi più siccitosi, con piogge in genere meno frequenti ma più intense ovunque: ovviamente però soprattutto sud e Sicilia sono più esposti alle ondate di caldo di origine subtropicale innescate dal famoso anticiclone nord africano. Il problema, nel caso di luglio, a livello di salute credo sia da ricercare s…

Ancor più dei record di caldo sono il «perdurare nel tempo delle ondate di calore» oppure «gli alti tassi di umidità» quelli che dovrebbero essere considerati come osservati speciali nel rapporto fra la nostra salute e il clima.

La climatologa Serena Giacomin, fisica dell’Atmosfera e presidente dell’Italian Climate Network, non è stupita dai dati di eccesso di mortalità al Sud a luglio ed è convinta che per salvare vite serva anche «più prevenzione attraverso una corretta comunicazione dei fenomeni meteo intensi».

A livello climatico come interpreta i dati di eccesso di mortalità al Sud?

«Come sappiamo nel Mediterraneo e in Italia con la crisi del clima c’è il di rischio vivere periodi più siccitosi, con piogge in genere meno frequenti ma più intense ovunque: ovviamente però soprattutto sud e Sicilia sono più esposti alle ondate di caldo di origine subtropicale innescate dal famoso anticiclone nord africano. Il problema, nel caso di luglio, a livello di salute credo sia da ricercare soprattutto nella durata di questo fenomeno».

Intende dire che più dei record di calore è stato il perdurare dell’anticiclone a pesare in termini di sanità?

«Il fatto che l’ondata sia stata così lunga, per oltre due settimane al sud, è determinante per vittime in eccesso. Sì, abbiamo avuto record come i 47° a Palermo o gli oltre 48° in Sardegna, ma oltre ai valori estremi massimi vanno osservati soprattutto i minimi: in Sicilia a volte la temperatura minima faceva fatica a scendere sotto i 33 gradi. Sono tantissimi: significa che mai durante la notte si va sotto questa soglia e l’impatto, per i più vulnerabili, può essere devastante».

Anche il livello di umidità e le temperature percepite hanno avuto un ruolo importante?

«La temperatura percepita è spesso legata all’umidità, un parametro molto importante a livello sanitario. Se il tasso di umidità è elevato facciamo fatica a termoregolarci. Il problema è che queste masse d’aria torrida, ovvero secca, che arrivano dal deserto con più frequenza oggi sono estremamente calde e immagazzinano molto vapore d’acqua di cui si caricano passando sul Mediterraneo e quando arrivano sull’Italia sono molto cariche, trasformando il caldo in afoso, umido, una condizione che ci fa soffrire e alla quale dobbiamo preparaci».

Prepararci come?

«Servono strategie di adattamento e serve consapevolezza. Serve politica e serve che chiunque fa informazione dia indicazioni precise, dettagli che aiutino ad individuare i rischi che si nascondano dietro alle ondate di caldo. Al contrario dire per esempio “è estate e fa sempre caldo” è dannoso, perché non aiuta a valutare bene il problema».

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