L’impatto del grande caldo: nel Sud a luglio 1500 morti in più. Ma il Nord si salva
di Michele BocciLa pesantissima ondata di caldo che ha travolto l’Italia a luglio ha provocato più morti soltanto nel Sud del Paese. Nel Nord non si è osservato un aumento di decessi rispetto alla media degli anni precedenti (esclusi quelli del Covid). Eppure, anche nelle regioni settentrionali l’afa ha colpito duramente, prima che arrivassero temporali molto violenti. A perdere la vita a causa delle temperature sono stati soprattutto anziani, prima di tutto over 85 ma anche persone nella fascia di età tra 65 e 84 anni, che appunto abitavano al Sud, ma in misura minore anche al Centro. Si possono stimare in oltre 1.000 i decessi in eccesso rispetto alla media nella settimana tra il 19 e il 25 luglio, quella che ha visto una crescita più alta rispetto alla media degli anni precedenti, di circa un quarto. In tutto il mese scorso il dato supera i 1.500. I numeri sono una proiezione di quelli pubblicati dal ministero alla Salute ed elaborati dal Dipartimento epidemiologia (Dep) della Regione Lazio.
…
La pesantissima ondata di caldo che ha travolto l’Italia a luglio ha provocato più morti soltanto nel Sud del Paese. Nel Nord non si è osservato un aumento di decessi rispetto alla media degli anni precedenti (esclusi quelli del Covid). Eppure, anche nelle regioni settentrionali l’afa ha colpito duramente, prima che arrivassero temporali molto violenti. A perdere la vita a causa delle temperature sono stati soprattutto anziani, prima di tutto over 85 ma anche persone nella fascia di età tra 65 e 84 anni, che appunto abitavano al Sud, ma in misura minore anche al Centro. Si possono stimare in oltre 1.000 i decessi in eccesso rispetto alla media nella settimana tra il 19 e il 25 luglio, quella che ha visto una crescita più alta rispetto alla media degli anni precedenti, di circa un quarto. In tutto il mese scorso il dato supera i 1.500. I numeri sono una proiezione di quelli pubblicati dal ministero alla Salute ed elaborati dal Dipartimento epidemiologia (Dep) della Regione Lazio.
I ricercatori che si occupano del bollettino del “Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera” sottolineano che «per avere una stima affidabile dell’impatto dell’ondata di calore di luglio, i dati del presente rapporto saranno aggiornati anche la prossima settimana per tenere conto di ritardi nella notifica e della latenza di 1-3 giorni negli effetti del caldo sulla mortalità». È infatti presumibile che anche nei giorni successivi a quelli presi in considerazione nell’ultimo rapporto il numero dei decessi continui a salire. Si capirà a breve, quando uscirà una nuova edizione del bollettino.
Il sistema messo in piedi dal Lazio utilizza i dati delle anagrafi di ben 51 città italiane. Si tratta di un campione molto importante per fare valutazioni sull’intera popolazione, anche se quando si parla di caldo, la mortalità nei centri urbani, dove la temperatura è spesso superiore, è un po’ più alta. Comunque sia, secondo i ricercatori «i risultati evidenziano un eccesso di mortalità contenuto al Centro-Sud, del +7%, e una mortalità inferiore all’attesa nelle città del Nord». L’epidemiologo della Statale di Milano, Carlo La Vecchia, spiega che nel Centro-Sud muoiono in media circa 800 persone al giorno (e 650 hanno più di 65 anni). Se si moltiplica per 28 giorni, quelli presi in considerazione nel monitoraggio, e si ricava poi il 7%, si ottengono appunto circa 1.500 decessi. Nel bollettino si fanno gli esempi degli incrementi «significativi di Napoli, +10%, Bari +50%, Taranto +42%, Reggio Calabria +90% e Catania +34». Va tenuto conto che in certi casi si tratta di città piccole e quindi statisticamente il dato percentuale varia molto facilmente. Intanto, al Nord addirittura si registra un — 14%.
«Evidentemente, soprattutto nelle regioni settentrionali, i sistemi di protezione hanno ridotto l’impatto dell’ondata record di caldo», commenta sempre La Vecchia: «Poi magari c’è stato anche l’effetto cosiddetto di “harvesting”. Molti anziani fragili erano già morti nei mesi passati per il Covid, l’influenza e anche per il caldo nella pesantissima estate dell’anno scorso. Così nella popolazione quest’estate sono rimasti un po’ meno anziani fragili, potenziali vittime dell’afa». L’anno scorso i decessi estivi legati al caldo sarebbero stati molti di più, addirittura 20.000, anche se a quel tempo c’era ancora il Covid e al momento non si è ancora in grado di distinguere tra le due cause di morte (secondo il gruppo di La Vecchia, che ha fatto uno studio su questo tema, sono state circa 12 mila per il caldo e altre 8 mila per il virus pandemico).
Il Dipartimento di epidemiologia del Lazio aggiunge nel monitoraggio che c’è stato anche un effetto protettivo di varie azioni messe in atto per prevenire danni, in particolar modo agli anziani. Nel bollettino, dove sono indicati anche i dati sul numero di accessi degli anziani nei pronto soccorso, che durante i picchi di caldo sono ovviamente aumentati, vengono citati «il potenziamento dell’assistenza sanitaria, gli interventi di adattamento previsti dal Piano nazionale per il caldo e messi in atto a livello locale, oltre ai comportamenti individuali per ridurre i rischi». Si ipotizza quindi che le campagne di informazione e i sistemi di assistenza domiciliare, tra le altre cose, abbiano avuto degli effetti positivi. Per capire se queste affermazioni sono realistiche, bisognerà comunque aspettare la fine dell’estate, quando saranno a disposizione i dati di tutta la stagione e si potrà fare un confronto più preciso con gli anni passati.