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Quel che resta della lotta al Covid: prevenzione, sorveglianza e vaccini

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I casi sono pochi, le nuove varianti non fanno paura e l’Oms diffonde sette raccomandazioni agli Stati per essere sempre pronti a fronteggiare il coronavirus
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Cosa resta della lotta al Covid, che da tempo non è più emergenza sanitaria internazionale e da poco in Italia non richiede più nemmeno l’isolamento obbligatorio per i positivi? Rimangono soprattutto la prevenzione, il controllo, le attività di sorveglianza necessarie ad accorgersi subito di un eventuale nuovo pericolo. Magari legato a una variante. Il virus continua a produrne ma per ora quelle segnalate nel mondo non sembrano preoccupanti. L’Oms, del resto, dice che “il rischio per la salute pubblica derivante da EG.5 (diffusa in Cina, Usa e Corea e chiamata Eris, ndr) è valutato come basso a livello globale, in linea con il rischio associato a XBB.1.16 e alle altre varianti di interesse attualmente in circolazione”.

E la stessa Organizzazione mondiale della sanità dà sette raccomandazioni agli Stati perché non abbassino la guardia. È richiesto un lavoro che per certi versi potrebbe essere utile anche se dovessero affacciarsi nuovi virus pandemici. Le indicazioni dell’Oms saran…


Cosa resta della lotta al Covid, che da tempo non è più emergenza sanitaria internazionale e da poco in Italia non richiede più nemmeno l’isolamento obbligatorio per i positivi? Rimangono soprattutto la prevenzione, il controllo, le attività di sorveglianza necessarie ad accorgersi subito di un eventuale nuovo pericolo. Magari legato a una variante. Il virus continua a produrne ma per ora quelle segnalate nel mondo non sembrano preoccupanti. L’Oms, del resto, dice che “il rischio per la salute pubblica derivante da EG.5 (diffusa in Cina, Usa e Corea e chiamata Eris, ndr) è valutato come basso a livello globale, in linea con il rischio associato a XBB.1.16 e alle altre varianti di interesse attualmente in circolazione”.

E la stessa Organizzazione mondiale della sanità dà sette raccomandazioni agli Stati perché non abbassino la guardia. È richiesto un lavoro che per certi versi potrebbe essere utile anche se dovessero affacciarsi nuovi virus pandemici. Le indicazioni dell’Oms saranno in vigore fino al 30 aprile del 2025. Ovviamente potranno essere modificate se ci saranno cambiamenti nell’epidemiologia del coronavirus.

Piani di prevenzione

In base alla prima raccomandazione, gli Stati devono “rivedere e attuare i piani e le politiche nazionali Covid-19 alla luce della strategia dell'Oms e del piano 2023-2025 elaborato dall'Oms”. I piani per prevenzione e controllare le malattie infettive “devono servire a ridurre il carico della patologia nella popolazione e a prepararsi per un possibile peggioramento della situazione causato dalle nuovi varianti”. E’ la cosiddetta prepardness, utile per non farsi sorprendere, come è successo nel 2020 da un virus.

Sorveglianza epidemiologica

C’è poi il tema del controllo. L'Oms ribadisce che occorre “sostenere la sorveglianza collaborativa tra i vari stati”. I dati sono necessari “per la consapevolezza della situazione, la valutazione del rischio e il rilevamento di cambiamenti nelle caratteristiche del virus, nella sua diffusione, nella gravità della malattia e nell'immunità della popolazione”. Bisogna quindi studiare le tipologie di coronavirus in circolazione e scambiarsi i dati perché tutti i Paesi sappiano cosa sta avvenendo nel resto del mondo.

I report sulla mortalità

Anche il lavoro sui casi deve proseguire. Secondo la terza raccomandazione bisogna “continuare a fare report sulla mortalità Covid, sulle sequenze e sull'efficacia del vaccino anti-Covid”. In questo modo, l'Oms potrà “comprendere e descrivere la situazione epidemiologica, avere una panoramica delle varianti, eseguire le valutazioni del rischio globale e lavorare con gli esperti”.

L’offerta di vaccinazione

Anche se il virus è molto meno potente di una volta e la gran parte della popolazione ha un’immunità derivata dai vaccini o dalla stessa malattia, bisogna continuare a fare prevenzione. La quarta raccomandazione, così, è quella “di continuare a offrire la vaccinazione contro il Covid, sia sulla base dei suggerimenti degli esperti del Sage dell'Oms, sia sulle valutazioni dei dati nazionali”. I soggetti interessati sono i fragili, cioè coloro per i quali, per ragioni di età o patologia, contrarre il Covid potrebbe essere pericoloso.

Sostenere la ricerca

Visti anche gli altri punti, è naturale che, come previsto dalla quinta raccomandazione, gli Stati debbano continuare a sostenere la ricerca sul Covid. È un modo per tenere sotto controllo costantemente il virus ma anche per individuare eventuali strategie di cura.

Assistenza integrata

Anche se il virus circola molto meno, i sistemi sanitari devono comunque assicurare l’assistenza clinica ai pazienti che ne hanno bisogno, “adeguatamente integrata in tutti i livelli dei servizi sanitari, compreso l'accesso a trattamenti comprovati e alle misure per proteggere gli operatori sanitari”. Gli strumenti di cura a disposizione devono comunque essere tutti disponibili.

Accesso equo ai servizi sanitari

Infine, c’è una raccomandazione che in Paesi come il nostro sembrerebbe banale ma che in certe zone del mondo è fondamentale. Prevede che Stati “garantiscano un accesso equo e sicuro ai servizi sanitari per far avere a tutti cure di qualità”. Non devono esserci differenze tra ricchi e poveri quando si tratta di curare il Covid.
 

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