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Il primo ministro Edi Rama “La Vlora un dramma del ’900 ma ora siete voi italiani a venire in Albania”

L’intervista dopo il post social che ha fatto discutere: “Ho condiviso il meme sugli “sbarchi” per errore. Ma il boom del nostro turismo è innegabile”
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Un meme con la foto della nave Vlora dell’8 agosto 1991, con i quarantamila albanesi sbarcati a Bari. E, accanto, la stessa immagine trasformata in un fake: i turisti italiani che approdano in Albania.

Presidente Edi Rama, come l’è venuto di pubblicarlo su Instagram?

«Sono caduto nella trappola. Pensavo fosse il titolo di un giornale italiano. Invece i ragazzi dei social mi hanno detto che era un meme... L’ho postato perché questo è un momento particolare per noi».

In che senso?

«Le cifre sono impressionanti. La crescita del turismo è del 35% e si va verso il 45%. Mezzo milione di soli italiani»

Una provocazione la sua?

« Non nei confronti dell’Italia, ne sono innamorato. Mia nonna aveva sangue italiano e mi parlava nella vostra lingua da quando sono nato. E l’Italia era l’unica finestra verso il mondo esterno al bunker della dittatura. Le tv erano oscurate ma a Valona d’estate se c’era bel tempo vedevamo la Rai e Telenorba. E noi rinunciavamo ad andare al mare. Immagini una d…

Un meme con la foto della nave Vlora dell’8 agosto 1991, con i quarantamila albanesi sbarcati a Bari. E, accanto, la stessa immagine trasformata in un fake: i turisti italiani che approdano in Albania.

Presidente Edi Rama, come l’è venuto di pubblicarlo su Instagram?

«Sono caduto nella trappola. Pensavo fosse il titolo di un giornale italiano. Invece i ragazzi dei social mi hanno detto che era un meme... L’ho postato perché questo è un momento particolare per noi».

In che senso?

«Le cifre sono impressionanti. La crescita del turismo è del 35% e si va verso il 45%. Mezzo milione di soli italiani»

Una provocazione la sua?

« Non nei confronti dell’Italia, ne sono innamorato. Mia nonna aveva sangue italiano e mi parlava nella vostra lingua da quando sono nato. E l’Italia era l’unica finestra verso il mondo esterno al bunker della dittatura. Le tv erano oscurate ma a Valona d’estate se c’era bel tempo vedevamo la Rai e Telenorba. E noi rinunciavamo ad andare al mare. Immagini una dozzina di ragazzini seduti sul pavimento davanti al televisore in bianco e nero dei miei nonni. Poi sono arrivati gli anni Novanta e abbiamo scoperto Lamerica, come nel film di Gianni Amelio».

Lo sbarco della Vlora è stato un dramma.

«Era la seconda parte di un film cominciato nel 1990, quando migliaia di albanesi assalirono le ambasciate straniere chiedendo asilo politico. Poi il regime crollò e quando ci fu l’assalto alle navi era il caos. Per noi che eravamo in Albania, l’estate del 1991 fu un momento di grande gioia. Sì, per chi partiva era un salto nel buio, le condizioni di viaggio erano inumane. Ma finalmente eravamo liberi, fu un profondo sospiro di sollievo dopo secoli».

E ora che effetto le fanno le navi che partono dall’Italia alla volta dell’Albania cariche di turisti?

«In questi anni tanti da tutta Europa sono venuti da noi poco a poco. Mai però avrei immaginato che un giorno gli italiani sarebbero venuti così numerosi per villeggiare. È una cosa speciale. Durante il regime qui venivano in media cinquemila turisti all’anno. Non poteva venire chiunque: solo gruppi organizzati di marxisti leninisti che vedevano in Enver Hoxha l’ultimo baluardo del comunismo. Ma non potevano parlare con noi e se succedeva venivamo interrogati e arrestati. All’aeroporto di Tirana c’era un barbiere che tagliava barba e capelli a questi militanti di sinistra. Se ci fossero stati Marx e Lenin non sarebbero potuti entrare!».

Poi gli italiani hanno scoperto il popolo quasi sconosciuto che abitava sull’altra sponda dell’Adriatico. Accogliere adesso le nostre famiglie in vacanza è un riscatto?

«Non è che “adesso ce l’abbiamo fatta”. È piuttosto una conferma del nostro sentirci parte dell’Italia. Ne abbiamo avuti di dominatori, ma quando è stato il turno degli italiani non abbiamo serbato rancore. Quando l’Italia fascista capitolò, molti albanesi protessero i soldati italiani come fratelli e tanti furono salvati dai nazisti dalle famiglie che li nascosero. E poi la lingua, i libri… Devo molto ai tascabili Bompiani di mio nonno, grazie ai quali ho scoperto Schopenhauer, Platone, Nietzsche, autori proibiti. E leggo Repubblica dal 1993, la iniziai a comprare tutti i giorni quando ero in Francia e la seguo tuttora: quando lo dico ai premier italiani, però, mi guardano storto! (ride ndr). Sono queste ragioni culturali a riempirci di gioia quando vediamo tanti italiani da noi. È un legame che ci riporta alla nostra gioventù, c’erano due tifoserie ultrà, i fan di Battisti e i fan di Celentano».

E lei da che parte stava?

«Celentano. Ho anche cercato di farlo venire qui ma non viaggia più come prima».

Insomma, tanto amore per l’Italia. Ma non è che adesso volete farci le scarpe?

«Ma no, non potremo mai farvi concorrenza. L’Italia ha il 70 per cento del patrimonio culturale mondiale. Ci sentiamo parte dell’Italia ma senza Leonardo Da Vinci. La mia speranza è un’altra».

Quale?

«Che questo flusso di turisti attiri un po’ di più gli investimenti italiani. A parte Eni e qualche marchio, sono ancora pochi i vostri investitori da noi».

Le famiglie però ci sono.

«Il turismo è legato alla percezione di sicurezza, di comfort e di gioia di vivere. Per noi è una svolta. Cambia l’immagine del nostro popolo. Grazie ai casini combinati da alcuni connazionali, andavamo a testa bassa, avevamo uno stigma, come voi durante l’emigrazione in America, quando eravate “pizza e mafia”. E invece l’Albania è ultima in Europa per furti nelle case».

Il segreto del successo?

«La nostra religione è l’ospitalità. Verrà forse il momento in cui l’Albania vorrà superare il turismo popolare e puntare al lusso, ma non ora. E un grande aiuto è arrivato dall’Italia: molti ragazzi hanno cominciato come lavapiatti, poi si sono affacciati in cucina e hanno imparato i segreti. Ora qui sono diventati chef»

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