Quei venti barchini lasciati nella tempesta. “Le Ong allontanate: tanti si potevano salvare”
di Alessandra ZinitiRoma — Alle 4 del pomeriggio di venerdì 4 agosto, Alarm phone avverte le autorità marittime di Italia, Malta e Libia: «Siamo in contatto con oltre 20 imbarcazioni in pericolo nel Mediterraneo centrale. Il tempo sta peggiorando. Occorre avviare subito vaste operazioni Sar. Altrimenti molti non sopravviveranno alla notte».
Facile prevederlo solo a guardare il meteo ( vento a 40 nodi e onde alte tre metri) e il video girato appena qualche ora prima dell’arrivo del ciclone Circe dal ponte della Open Arms con la nave umanitaria circondata da una miriade di barchini di metallo a cui la Guardia costiera italiana, quel giorno pure rimasta senza carburante, non riusciva a dare aiuto tanto da chiedere alla ong spagnola di effettuare dieci soccorsi di fila prima che il Viminale la spedisse, nonostante la tempesta imminente. lontano dal Mediterraneo, prima a Lampedusa e poi fino a Brindisi per sbarcare i 250 migranti salvati.
L’impossibile conta dei sopravvissuti
Quattro giorni dopo, delle centinaia di migranti su quei barchini abbandonati nella tempesta, quanti ne sono sopravvissuti? Difficile dirlo, forse appena qualche decina: i più fortunati salvati da mezzi di passaggio e approdati miracolosamente a Lampedusa hanno raccontato di almeno tre o quattro naufragi, altri recuperati da mercantili sono stati riportati in Libia, respingimenti vietati ma ormai quotidiani. Tanti altri, silenziosamente, sono finiti in fondo al mare. Centocinquanta vittime in soli quattro giorni, dice la tragica conta ufficiale dei morti aggiornata solo grazie alle testimonianze dei superstiti di naufragi noti, ma sicuramente assai di più se si considerano le barche di cui da venerdì non si ha più notizia.
Il flop degli accordi con la Tunisia: più partenze e morti
Bambini, ragazzi, donne, uomini senza volto, senza nome e persino senza numero di cui, a distanza di giorni, il mare restituisce traccia sulle spiagge di Libia e Tunisia dove la Mezzaluna ha recuperato ben 900 corpi dall’inizio dell’anno. Numeri che - insieme a quelli degli arrivi dalla Tunisia - dimostrano quanto gli accordi tra l’Europa e Saied, fiore all’occhiello del governo italiano, siano un flop assoluto: 23.000 i migranti sbarcati in Italia sulla rotta tunisina solo nel mese di luglio sui 58.500 di tutto il 2023, con un’impennata di partenze ( e di morti) proprio dopo la firma degli accordi.
L’Oim: morti più che raddoppiati su questa rotta
«Quello che è successo in questi giorni – dice Flavio Di Giacomo, portavoce Oim che con le altre agenzie Onu torna a chiedere meccanismi di ricerca e soccorso europei – ci conferma che i trafficanti tunisini sono veri criminali, mettono in mare questi gusci con decine di persone a bordo con qualsiasi tipo di mare senza farsi nessuno scrupolo. Gli ultimi numeri, aggiornati per difetto, sfiorano i 2,000 morti solo nel Mediterraneo centrale, più del doppio dei 900 dell’anno scorso. Per lo più migranti subsahariani perché su queste bare in grado di galleggiare solo per poche ore i tunisini non salgono». E chi sale, disperato, costretto o forse ingannato sulle condizioni meteo, non ha scampo.
Naufragi al largo di Lampedusa: migranti in balia delle onde vengono salvati dalla guardia costiera
I libici non rispondono, i maltesi respingono
Più di 150, forse 200 vittime in quattro giorni in cui il Mediterraneo è rimasto il solito buco nero con la guardia costiera libica che si rifiuta persino di intervenire nella sua area Sar in condizioni di maltempo, i maltesi che – quando intervengono – si limitano a chiamare le navi commerciali di passaggio chiedendo di recuperare naufraghi e riportarli indietro, la Guardia costiera italiana che fa tutto quel che può, spingendosi ormai ben oltre la zona Sar di competenza, e le Ong chiamate a soccorsi multipli ma poi spedite dal Viminale sempre nei porti più lontani possibili. Come se, persino con queste tragedie annunciate, lasciare sguarnito il Mediterraneo da soccorsi e occhi possa avere ancora la priorità sul salvataggio di centinaia di vite umane.
L’ex sindaca di Lampedusa: “Roma ha responsabilità”
«Lunedi, nelle stesse ore in cui i superstiti degli ultimi naufragi chiedevano disperatamente aiuto – dice polemica l’ex sindaca di Lampedusa Giusy Nicolini - la Geo Barents dopo aver effettuato un soccorso è stata spedita dal Viminale a La Spezia, dove non è ancora arrivata, con soli 49 migranti a bordo, facendola così allontanare, per diversi giorni, dal Mediterraneo centrale. Ci sono responsabilità ben precise a Roma. Mi chiedo sempre quante di queste vite inghiottite dal mare avrebbero potuto salvarsi senza l’accanimento contro le navi delle Ong».
La rabbia dal ponte della Geo Barents
Rabbia che rimbalza proprio sul ponte della nave di Medici senza frontiere, in rotta verso La Spezia con soli 49 migranti a bordo, ben 30 dei quali minorenni, una nave di ragazzini: «Lunedì - racconta il capo missione Juan Matias Gil - abbiamo sentito una chiamata via radio e abbiamo salvato un gruppo di persone, ma tre erano finite in mare: abbiamo trovato due sopravvissuti, la terza persona è scomparsa. E se non avessimo mai sentito quella chiamata? Conteremmo ancora i morti? Salvare vite non può essere una questione di fortuna, coincidenza o negligenza; abbiamo bisogno di un meccanismo di ricerca e soccorso attivo nel Mediterraneo. Ora!»
