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Palmanova come Lampedusa, l’hub per la rotta balcanica che imbarazza Fedriga

Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga durante la discussione in merito alla manovra estiva di assestamento di bilancio. ANSA 
È l’unica roccaforte della sinistra. Ma per la Lega è lo stesso un caso
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Chi vuole l’hotspot in Friuli Venezia Giulia? E soprattutto chi ha deciso che sorgerà a Jalmicco, borgo di 600 anime a ridosso del sito Unesco di Palmanova, unica roccaforte del centrosinistra in una Regione a guida leghista?

Da giorni qui è in gran voga il gioco del cerino che adesso rischia di bruciare le dita del governatore Massimiliano Fedriga. Che prima ha pubblicamente sostenuto l’opportunità di realizzare una struttura di prima accoglienza per chi arriva dalla rotta balcanica ma adesso, davanti alle crepe della sua stessa maggioranza in Consiglio regionale e ai distinguo espressi non solo da Fratelli d’Italia ma persino da diversi esponenti leghisti, ha scelto la strada di un imbarazzato silenzio e del rimpallo di responsabilità sui palazzi romani.

Il rimpallo di responsabilità

«La competenza è del governo, la decisione spetta al commissario per l’emergenza immigrazione Valerio Valenti, noi non siamo a conoscenza di alcuna decisione», le parole che in questi giorni si sono …

Chi vuole l’hotspot in Friuli Venezia Giulia? E soprattutto chi ha deciso che sorgerà a Jalmicco, borgo di 600 anime a ridosso del sito Unesco di Palmanova, unica roccaforte del centrosinistra in una Regione a guida leghista?

Da giorni qui è in gran voga il gioco del cerino che adesso rischia di bruciare le dita del governatore Massimiliano Fedriga. Che prima ha pubblicamente sostenuto l’opportunità di realizzare una struttura di prima accoglienza per chi arriva dalla rotta balcanica ma adesso, davanti alle crepe della sua stessa maggioranza in Consiglio regionale e ai distinguo espressi non solo da Fratelli d’Italia ma persino da diversi esponenti leghisti, ha scelto la strada di un imbarazzato silenzio e del rimpallo di responsabilità sui palazzi romani.

Il rimpallo di responsabilità

«La competenza è del governo, la decisione spetta al commissario per l’emergenza immigrazione Valerio Valenti, noi non siamo a conoscenza di alcuna decisione», le parole che in questi giorni si sono sentiti ripetere amministratori, consiglieri regionali, esponenti della stessa giunta di centrodestra. Che non ci sia ancora nulla con il crisma dell’ufficialità è vero, ma che Massimiliano Fedriga non sia stato consultato dal Viminale appare assai improbabile visto che l’ordinanza di protezione civile con la quale è stato nominato commissario il prefetto Valerio Valenti specifica che le decisioni devono essere prese d’intesa con i governatori, su tutti quelli delle regioni a statuto speciale, come è il Friuli Venezia Giulia.

Fedriga: “Alleggerirà le presenze di migranti”

La realizzazione di un hotspot in cui possano trovare prima accoglienza i migranti che arrivano lungo la rotta balcanica ( 145.000 persone stimate nel 2022) è uno dei primi punti nell’agenda del commissario Valenti che conosce bene il territorio per essere stato anche prefetto di Trieste. Se ne parla da anni. E Fedriga ( che nel 2016, dall’opposizione, si battè strenuamente contro la sua istituzione) ora l’appoggia:« L’hotspot è una soluzione per alleggerire le presenze migratorie in Friuli Venezia Giulia. Non è un grande centro dove le persone si fermano per mesi, se non per anni, ma una struttura di passaggio per velocizzare l’allontanamento dei migranti dalla regione, dove chi è entrato irregolarmente sta sette giorni e poi viene spostato in altre parti d’Italia. Senza questo, essendo il Friuli Venezia Giulia una regione di confine, gli arrivi, invece, ce li dovremmo tenere noi», la spiegazione data una settimana fa a Lignano Sabbiadoro - ma la localizzazione spetta al commissario».

Le crepe nel centrodestra

Una posizione che non convince neanche i suoi. Perché la paura che il Friuli Venezia Giulia possa trasformarsi nella Lampedusa del nordest travalica l’opportunità politica e soprattutto perché a nessuno va giù il fatto che la decisione cali dall’alto senza nessuna concertazione con gli amministratori locali. «Parliamone, approfondiamo», abbozza il capogruppo della Lega Antonio Caligaris dopo il documento dei consiglieri di Fratelli d’Italia che chiede «un’attenta analisi del luogo dove allestire l’hostpot con l’ascolto dei cittadini preoccupati».

I timori della gente di Palmanova

Preoccupati sono soprattutto a Palmanova dove domenica in 500 hanno manifestato per dire no alla realizzazione dell’hotspot nell’area dell’ex caserma di Jalmicco. Il sindaco Giuseppe Tellini, che nessuno si è sognato nè di informare nè tantomeno di consultare, dà voce alla contrarietà di una comunità di 600 persone che teme che la struttura in cui sarebbero previsti 2-300 posti possa diventare ben altro. «Il timore è che questi prefabbricati che dovrebbero ospitare i migranti - dice - possano preludere ad una struttura più grande e sostituire l’ex caserma Cavarzerani di Udine ( dove oggi stanno tra 5 e 800 migranti) destinata a diventare un polo per la sicurezza».

Il braccio di ferro sull’accoglienza diffusa

Sullo sfondo il braccio di ferro sul modello di accoglienza diffusa sul quale in Veneto sindaci di destra e sinistra hanno stretto un patto e che in Friuli viene invece giudicato fallimentare. L’ex governatrice del Pd Debora Serracchiani punta dritto al Viminale con un’interrogazione a Piantedosi: «È evidente che una sola grande struttura non è proprio accettabile. Se questi sono davvero gli unici strumenti che secondo la giunta regionale si possono attivare, è legittimo sapere su quali territori andranno a pesare le strutture chieste dall’esecutivo Fedriga».

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