✕

Musk-Zuckerberg, se i titani hi-tech si fermano nel Belpaese solo per una lotta e via

(ansa)
Il commento
2 minuti di lettura

“Tutto ciò che apparirà nelle immagini sarà Roma antica, assolutamente nulla di moderno». Siamo sicuri che Elon Musk volesse rassicurare, l’Italia e noi italiani. Il fatto è che il suo tweet — se ancora si chiama così — mette il dito nella piaga. Perché le rovine del nostro passato sono un palcoscenico straordinario per la scazzottata in mondovisione con Zuckerberg. Ma più che il dibattito se concederglielo o meno, il vero problema è che il coinvolgimento dei titani hi-tech con il nostro Paese si ferma lì. Una lotta e via. Altrove il loro passaggio lascia tracce diverse: investimenti, stabilimenti, posti di lavoro. Impegni che evidentemente, nell’assicurare ai gladiatori 2.0 il Colosseo o altra “epica” arena, la premier Meloni non è riuscita ad ottenere.

Per investire meglio Polonia e Germania

E pensare che nel suo incontro di giugno con Musk i temi parevano diversi, rivolti al futuro: «La natalità e i rischi dell’intelligenza artificiale», aveva scritto Palazzo Chigi. Mentre il minis…

“Tutto ciò che apparirà nelle immagini sarà Roma antica, assolutamente nulla di moderno». Siamo sicuri che Elon Musk volesse rassicurare, l’Italia e noi italiani. Il fatto è che il suo tweet — se ancora si chiama così — mette il dito nella piaga. Perché le rovine del nostro passato sono un palcoscenico straordinario per la scazzottata in mondovisione con Zuckerberg. Ma più che il dibattito se concederglielo o meno, il vero problema è che il coinvolgimento dei titani hi-tech con il nostro Paese si ferma lì. Una lotta e via. Altrove il loro passaggio lascia tracce diverse: investimenti, stabilimenti, posti di lavoro. Impegni che evidentemente, nell’assicurare ai gladiatori 2.0 il Colosseo o altra “epica” arena, la premier Meloni non è riuscita ad ottenere.

Per investire meglio Polonia e Germania

E pensare che nel suo incontro di giugno con Musk i temi parevano diversi, rivolti al futuro: «La natalità e i rischi dell’intelligenza artificiale», aveva scritto Palazzo Chigi. Mentre il ministro degli Esteri Tajani aveva parlato con l’imprenditore di auto elettrica, spiegandogli che «l’Italia è il miglior Paese in Europa per investire, se fosse interessato». Investe, sì, ma altrove: nel meno epico ma più strategico land tedesco del Brandeburgo, dove ha costruito la prima Gigafactory europea di Tesla. E non è l’unico. Il colosso dei chip Intel aveva promesso al Belpaese uno stabilimento per impacchettare semiconduttori, ma con il passare dei mesi se ne sono perse le tracce, mentre sono stati confermati quello in Germania e quello in Polonia.

Una lotta e via?

Qualcosa di attrattivo da mostrare ai big dell’innovazione, oltre alle rovine, l’Italia lo avrebbe. Centri di ricerca di primo livello, ingegneri bravi e a buon mercato, filiere industriali di eccellenza dall’automotive all’aerospazio, tanto per citare i settori di Musk. Si spera almeno che qualche incontro venga organizzato, prima o dopo la lotta. Certo, quando si tratta di business anche i grandi visionari guardano ai soldi, cioè agli incentivi che un governo può garantire. E i nostri fragili bilanci non possono pareggiare i 20 miliardi di aiuti di Stato messi sul piatto dalla Germania per i soli chip. Ma siamo così sicuri che un Paese che ha speso decine di miliardi per il Superbonus, e ne ha oltre 200 dal Pnrr, non ne potesse dedicare una manciata a politiche industriali di avanguardia?

Troppe contraddizioni

Viene il dubbio che l’innovazione non sia semplicemente tra le priorità. Forse del Paese, molto probabilmente — sia nei fatti che nella narrazione — di questo governo. Che annuncia ambiziosi piani sui chip, ma vuole vietare la carne coltivata in vitro, che crea un commissario per attrarre gli investimenti esteri, ma difende i commercianti no-Pos, che vuole estrarre le terre rare e poi si lancia all’arma bianca contro gli algoritmi, che ambisce a parlare con i big della tecnologia, ma coccola una piccola Italia antica, quella di artigiani e agricoltori, di tassisti e balneari.

Il Belpaese ottimo per le vacanze ma non per restare

Del resto, molto era già detto nel discorso programmatico di Meloni, in cui non pronunciò mai la parola “produttività”, ma si lanciò in un elogio della bellezza come grande risorsa nazionale: «Il mondo ci ama per questo e per questo vuole comprare italiano, conoscere la storia e venire in vacanza da noi». Già, vengono in vacanza: qualche giorno fa Google ha invitato in un resort siciliano un selezionatissimo gruppo di manager e innovatori per discutere dell’etica dell’intelligenza artificiale. Il problema allora non è che quella bellezza e quella storia le concediamo, ma che non riusciamo a trattenerli oltre, a raccontare a noi e al mondo che l’Italia non si esaurisce lì. Ce lo ha detto un po’ irridente anche il creatore di ChatGPT, Sam Altman, dopo che il Garante aveva bloccato la sua creatura: «L’Italia è uno dei miei posti preferiti, non vedo l’ora di tornarci in vacanza».

Leggi i commenti