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La generazione Tik Tok contro l’invasione dei turisti: “L’Italia va vista all’alba”

Sui social la strategia per passeggiare e scattare foto senza orde di visitatori: “Il trucco è la sveglia al mattino presto”
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La scritta è in inglese, sullo sfondo scorrono le immagini di Piazza del Duomo a Firenze. Poi, la musica si interrompe, le persone scompaiono, la luce cambia. «Svegliarsi alle 5 del mattino, a Firenze, è magico», scrive nel contenuto pubblicato su TikTok la travel blogger Alaya. Stesso scenario a Pisa, in un video dei creator Karyn & Pedro, o a Milano, dove, senza la consueta folla, il Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele diventano scenari perfetti per scattare foto ricordo. Quella della visita mattutina alle attrazioni italiane per evitare gli altri turisti è una strategia ormai piuttosto diffusa, di cui si trovano molti esempi sui social network. A tirare le fila c’è Roma, in particolare la Fontana di Trevi, ma non mancano Sorrento e Venezia. La città lagunare, al mattino presto, come scrive il tiktoker Parisian Bangali, diventa un museo gratuito, senza folla.

Soluzioni mordi e fuggi a un fenomeno collettivo, che sta interessando praticamente tutto il mondo, compreso il nostro Paese. Lo chiamano overtourism ed è quel momento in cui il turismo influenza negativamente un luogo, in particolare la qualità della vita percepita dei cittadini e la qualità delle esperienze dei visitatori. In effetti, dopo lo stop pandemico i numeri del turismo in Italia sono in crescita costante: i primi dati provvisori del 2023 parlano di un + 45,5% rispetto al 2022 tra gennaio e febbraio, con un + 70,5% di presenze straniere. È una tendenza che precede l’emergenza Covid-19. Secondo un’analisi della Banca Mondiale riportata dal Financial Times, dal 1990 al 2019 il numero di chi viaggia per svago in tutto il mondo è raddoppiato, fino a toccare quota 2,4 miliardi all’anno.

Si tratta di un fenomeno che ha più di una causa, figlio di evoluzioni economiche e sociali. In questo contesto, però, i social network, secondo uno degli studi scientifici più citati sul tema, creano una sorta di Fomo (Fear of Missing Out), la paura di perdersi qualcosa. In sostanza, tutti possono pubblicare immagini da ogni parte del mondo, noi le vediamo e siamo spinti a cercare un po’ di quella bellezza. E non solo: andiamo anche alla ricerca proprio di quelle cose che abbiamo visto sui social network.

«Il problema, oggi — ha scritto la giornalista del magazine americano Vox Rebecca Jennings dopo un viaggio non troppo soddisfacente a Positano — è che sono troppe le persone che vogliono provare esattamente la stessa esperienza, perché sono andate tutte sugli stessi siti web e hanno letto tutte le stesse recensioni».

Del resto, i social sono sempre più fonti dirette di informazioni turistiche: secondo un report dello scorso anno dell’agenzia di viaggi Arrivia, 6 ragazzi e ragazze della Gen Z su 10 cercano ispirazione per le vacanze proprio sui social media. E, per citarne un paio, su TikTok gli hashtag #ItalyTravel e #ItalyTravelTips collezionano insieme oltre 1 miliardo di visualizzazioni.

Il punto è che i social media non sono strumenti neutri. Perché funzioni, il contenuto deve rispettare alcune regole, per compiacere gli algoritmi che selezionano i post e per invogliare le persone a continuare la visione. Il risultato sono immagini perfette, panorami mozzafiato: dallo schermo, scompare ogni attrito. Quando si arriva a destinazione, però, lo scenario è spesso molto diverso da come appare sui video patinati tra Instagram e TikTok. Le persone in giro sono tantissime e l’accesso ai monumenti per le foto di rito quasi impossibile. Proprio sulla piattaforma di proprietà della cinese ByteDance, l’hashtag #InstagramVsReality, utilizzato per mostrare le differenze tra i panorami da social media e quelli reali, ha oltre 2.6 miliardi di visualizzazioni. È da qui che nascono, sempre sulle piattaforme, le soluzioni fai da te, come la sveglia alle 6 del mattino.

Cercano vie d’uscita anche città, regioni e territori. Roma, ad oggi, ha inaugurato il biglietto di ingresso al Pantheon, mentre Venezia ragiona da tempo su una tariffa di accesso alla città. Aspettano soluzioni anche la Costiera Amalfitana e le Cinque Terre, due tra le zone in Italia più in sofferenza per l’aumento di turisti. In provincia di Salerno, su spinta del sindaco di Amalfi, la soluzione potrebbe essere una Ztl territoriale, che possa superare l’attuale regime di targhe alterne e limitare il numero di veicoli che transitano ogni giorno sulla spettacolare — ma trafficata — statale 163. Nello spezzino, invece, l’idea è quella del numero chiuso: un tetto al numero di turisti per preservare l’identità dei borghi. Una soluzione, questa, già adottata dalla provincia autonoma di Bolzano: una delibera dello scorso aprile, ha fissato a 34 milioni il numero massimo di pernottamenti annuali.

In Europa, invece, a dare l’esempio è stata Barcellona. La sindaca Ada Colau è stata tra le prime nel Vecchio Continente a cercare di arginare l’overtourism, tra limitazioni al numero di posti letto a disposizione in città e la protezione del centro storico dall’apertura di nuovi alberghi.

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