Dal miraggio dei rimpatri ai 2100 morti in mare: così è fallita la linea Meloni
La promessa di azzerare gli sbarchi che era stata uno dei capisaldi della campagna elettorale si è infranta contro la realtà: nel 2023 potrebbe persino essere superato il dato monstre del 2016 con 180mila arrivi. La politica del governo segna il passo anche in Ue: lontana la revisione del regolamento di Dublino, l’unica magra vittoria è “aver riportato l’immigrazione al centro dell’agenda”. E non va meglio sul fronte interno: il Viminale “sfratta” i rifugiati dai Cas per far posto agli ultimi arrivati, i soldi per costruire nuovi Cpr ci sarebbero ma nessuna Regione vuole ospitarli. Quanto al “piano Mattei”, per ora è rimasto solo un’ambizione.
Gli arrivi
Lo slogan “porti chiusi” smentito dai numeri
Prima il blocco navale, poi i porti chiusi, quindi gli sbarchi selettivi. La roboante promessa di azzerare gli sbarchi, colonna portante della campagna elettorale del centrodestra, è andata in mille pezzi, frantumata dall’ineluttabilità dei numeri.
A metà estate gli arrivi via mare sono gi…
La promessa di azzerare gli sbarchi che era stata uno dei capisaldi della campagna elettorale si è infranta contro la realtà: nel 2023 potrebbe persino essere superato il dato monstre del 2016 con 180mila arrivi. La politica del governo segna il passo anche in Ue: lontana la revisione del regolamento di Dublino, l’unica magra vittoria è “aver riportato l’immigrazione al centro dell’agenda”. E non va meglio sul fronte interno: il Viminale “sfratta” i rifugiati dai Cas per far posto agli ultimi arrivati, i soldi per costruire nuovi Cpr ci sarebbero ma nessuna Regione vuole ospitarli. Quanto al “piano Mattei”, per ora è rimasto solo un’ambizione.
Gli arrivi
Lo slogan “porti chiusi” smentito dai numeri
Prima il blocco navale, poi i porti chiusi, quindi gli sbarchi selettivi. La roboante promessa di azzerare gli sbarchi, colonna portante della campagna elettorale del centrodestra, è andata in mille pezzi, frantumata dall’ineluttabilità dei numeri.
A metà estate gli arrivi via mare sono già 100.226 contro i 48.028 di Ferragosto del 2022. Luglio, con 23.628 sbarchi, è stato il mese con il più alto numero di arrivi negli ultimi sette anni. Ma negli ultimi cinque giorni la media degli arrivi è stata di mille al giorno e agosto si avvia a confermare quel trend, al raddoppio, che potrebbe vedere chiudere l’anno superando il record dei 180.000 arrivi del 2016.
I soccorsi
La Guardia costiera chiama le navi ong
I 94 corpi recuperati sulla spiaggia di Cutro sono solo l’immagine più atroce di questa mattanza che nel 2023, sulla rotta del Mediterraneo, ha già inghiottito 2.100 persone. Numero per difetto visto che — spiega l’Oim — è probabile che siano molti i naufragi fantasma di barchini sulla rotta verso Lampedusa.
In tanti avrebbero potuto essere salvati con un dispositivo di soccorso adeguato. Ma il governo, con il decreto Cutro, ha allontanato le Ong dalle zone Sar e le motovedette italiane da sole non bastano. Prova ne sia che da settimane la Guardia costiera chiede alle Ong di effettuare interventi uno dietro l’altro. Portando in salvo persone che altrimenti sarebbero morte.
Nel Mediterraneo
Al palo gli accordi con Libia e Tunisia
Il “piano Mattei” per l’Africa, al momento, è solo un’ambizione. Gli unici due accordi che l’Italia ha firmato con l’obiettivo di fermare le partenze da Libia e Tunisia si sono rivelati un flop. Di più: dopo la sigla del patto con il presidente Saied, le partenze dalle coste tunisine registrano un’impennata, 24.000 nell’ultimo mese a fronte di 60.000 dall’inizio dell’anno, quasi il quadruplo rispetto allo scorso anno. Effetto anche della violenta caccia al nero scatenata in Tunisia, con il drammatico abbandono di migliaia di subsahariani nel deserto al confine con la Libia. Né hanno sortito effetti i due accordi siglati con il governo di unità nazionale e con il generale Haftar, che controlla la Cirenaica.
In Europa
Sui ricollocamenti ancora nulla di fatto
Nessuna revisione del regolamento di Dublino (che impone all’Italia di farsi carico della richiesta di asilo di quanti sbarcano sulle nostre coste), nessun meccanismo di ricollocamento obbligatorio negli Stati membri, redistribuzione secondo gli accordi già presi di fatto ferma.
Anche in Europa, di concreto, il governo Meloni non ha ottenuto assolutamente nulla se non il più volte rivendicato successo di «aver riportato l’immigrazione al centro dell’agenda politica europea». Sul tavolo c’è solo (ma ancora fortemente osteggiata proprio dai Paesi di Visegrad, “amici” del governo Meloni) la riforma del Patto immigrazione e asilo.
L’accoglienza
Caccia a 50.000 posti, sistema al collasso
Cinquantamila migranti a cui trovare una sistemazione entro il 15 settembre con un piano di redistribuzione in tutta Italia davanti al quale prefetti e amministratori (di destra e di sinistra) allargano le braccia. Il governo non solo non ha predisposto in tempo un piano di accoglienza (il Tavolo nazionale si è riunito solo il 4 agosto) ma con il decreto Cutro ha riportato le lancette al decreto Salvini, prevedendo che nel sistema di accoglienza diffusa (dove ci sono posti disponibili) possano andare solo i rifugiati. E non i richiedenti asilo, destinati ai Cas ormai saturi. Da qui la decisione (illegittima) di sfrattare chi ha avuto la protezione ma non ha ancora il permesso di soggiorno.
Le espulsioni
I centri già finanziati rimangono sulla carta
Dei centri per il rimpatrio, uno per regione, peraltro già finanziati con l’ultima legge di bilancio, non esiste neanche un piano di dove realizzarli. Dieci erano prima dell’insediamento del governo Meloni e dieci sono ora. Nessuno li vuole, neanche le Regioni governate dalla destra. Eppure questa resta la priorità del governo visto che — come ha ricordato Piantedosi — dei migranti reclusi nei Cpr si riesce a rimpatriare il 53%, di quelli che stanno fuori solo il 2%. I rimpatri ( seppure in aumento rispetto allo scorso anno) restano pochissimi: solo2.500. Mancano gli accordi con i Paesi di origine e l’idea di riportare in Tunisia i subsahariani che partono da lì è stata respinta dal presidente Saied.