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Chiese sempre più vuote, solo 1 su 5 va a messa in Italia: mai recuperato il calo della pandemia

(ansa)
I dati dell’Istat mostrano che nel 2022 solo il 18,8% della popolazione va in un luogo di culto assiduamente. Una flessione più accentuata al centro-nord e tra i giovani, ma il calo è generalizzato
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Chiese sempre più vuote in Italia: a dispetto di una grande popolarità di papa Francesco, nel 2022 è stato toccato il minimo storico con il 18,8 per cento delle persone che vanno a messa almeno una volta a settimana. Sono molto più numerosi, il 31%, coloro che lo scorso anno non hanno mai messo piede in chiesa, se non per un evento particolare, come battesimi, matrimoni o funerali. Il restante 50% degli italiani frequenta un luogo di culto in modo discontinuo o occasionale.

Il calo della partecipazione a messa, così come la diminuzione del ricorso ai sacramenti e la discesa nei numeri delle vocazioni, rispecchiano una tendenza ormai assodata in tutta Europa e in America del Nord, ma non in Africa, Asia e America latina, come registra ogni anno e l’Annuarium Statisticum Ecclesiae. Un calo che ha subito un’accelerazione, mai recuperata, nel 2020, l’anno del Covid.

Raddoppiati in 20 anni i mai praticanti

I dati Istat, rielaborati dal sociologo Franco Garelli per il sito Se…

Chiese sempre più vuote in Italia: a dispetto di una grande popolarità di papa Francesco, nel 2022 è stato toccato il minimo storico con il 18,8 per cento delle persone che vanno a messa almeno una volta a settimana. Sono molto più numerosi, il 31%, coloro che lo scorso anno non hanno mai messo piede in chiesa, se non per un evento particolare, come battesimi, matrimoni o funerali. Il restante 50% degli italiani frequenta un luogo di culto in modo discontinuo o occasionale.

Il calo della partecipazione a messa, così come la diminuzione del ricorso ai sacramenti e la discesa nei numeri delle vocazioni, rispecchiano una tendenza ormai assodata in tutta Europa e in America del Nord, ma non in Africa, Asia e America latina, come registra ogni anno e l’Annuarium Statisticum Ecclesiae. Un calo che ha subito un’accelerazione, mai recuperata, nel 2020, l’anno del Covid.

Raddoppiati in 20 anni i mai praticanti

I dati Istat, rielaborati dal sociologo Franco Garelli per il sito Settimana News, mostrano che negli ultimi 20 anni, dal 2001 al 2022, il numero dei “praticanti regolari” si è quasi dimezzato (passando dal 36% al 19%), mentre i “mai praticanti” sono di fatto raddoppiati (dal 16% al 31%). Per motivi di privacy la rilevazione Istat riguarda indistintamente i cattolici e i fedeli di altre confessioni cristiane e di altre religioni.

Lo scalino dell’anno del Covid

Il trend al ribasso è stato sostanzialmente progressivo, di anno in anno, ad eccezione della flessione che si è registrata con il diffondersi del Covid. 

Durante l’anno della pandemia furono sospese le celebrazioni in presenza, ma era comunque consentito recarsi in chiesa. Con la fine dell’emergenza sanitaria, però, la situazione non è tornata ai livelli precedenti e, anzi, è ulteriormente peggiorata. Una realtà ben nota ai vertici della Conferenza episcopale italiana che, pur consapevoli delle grandi potenzialità offerte da internet, guardano ora con una certa apprensione al rischio che i fedeli non vogliano tornare a messa e, più in generale, ad una partecipazione attiva alla vita comunitaria.

Il sorpasso dei non praticanti su quanti dichiarano una pratica religiosa assidua è avvenuto, però, già nel 2018: in quell’anno i “no-churchgoers” hanno sorpassato, seppure di poco, i praticanti (25% rispetto al 24,9%).

La disaffezione tra i giovani

La fascia di età più segnata dalla disaffezione è quella dei giovani: i praticanti assidui tra gli adolescenti sono passati dal 37% del 2001 al 20% del 2019 e al 12% del 2022, mentre tra i 18-19 anni la pratica regolare che coinvolgeva nel 2001 il 23% dei soggetti, è scesa al 11% dei casi nel 2019 e all’8% nel 2022.

La disaffezione dei giovani e degli adolescenti “è un fenomeno che viene da lontano, rientra in un trend di medio-lungo periodo”, spiega il professor Garelli, “che tuttavia si mantiene o subisce un’accelerazione proprio negli anni post-Covid”.

Sud Italia, nord Europa, donne e uomini

La tendenza italiana è comunque distante da quella dei paesi dell’Europa del Nord, dove la partecipazione regolare al culto coinvolge, a seconda dei casi, dal 3% al 7/8% della popolazione. 

In Italia, infine, la flessione è più accentuata al nord che al sud: a fronte di una media nazionale del 19% circa, la frequenza costante ai riti religiosi coinvolge il 23% della popolazione delle regioni meridionali e il 17% circa degli abitanti nelle regioni del centro-nord Italia.

Il calo avviene sia tra gli uomini che tra le donne, sebbene in media le donne frequentano un luogo di culto nel 25% in più di casi. Tanto al nord quanto anche in buona parte del sud, tuttavia, il numero delle donne che non frequentano ha ormai superato il numero di donne che frequentano.

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