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Migranti, sarà a Pozzallo il primo centro per le espulsioni accelerate alla frontiera per chi arriva da Paesi sicuri

Le tende sul molo di Porto Empedocle sotto le quali si riparano i migranti in attesa della realizzazione del nuovo hotspot

 (ansa)
Ottantaquattro posti in una struttura dedicata dove verranno rinchiusi per un mese coloro che hanno poche chance di ottenere il permesso di soggiorno. Ma mancano gli accordi per i rimpatri
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Il primo centro sorgerà a Pozzallo. Il commissario per l’emergenza immigrazione Valerio Valenti ha già individuato la struttura e dato avvio ai lavori: 84 posti riservati ai migranti che sbarcano in Sicilia e che hanno pochissime probabilità di ottenere un permesso di soggiorno.

Il governo prova a dare attuazione al decreto Cutro nella parte in cui si autorizzano procedure accelerate alle frontiere per i migranti che provengono dai cosiddetti Paesi sicuri, una lista che il ministero degli esteri aggiorna via via. E di cui, ad esempio, fa parte la Costa d’Avorio, Paese di provenienza di 11.800 dei 100.000 migranti sbarcati quest’anno.

Il nodo dei rimpatri

In teoria, dunque, secondo la lettera del decreto, dovrebbe andare così: gli ivoriani, identificati nell’hotspot più vicino al porto di sbarco, non dovrebbero essere immessi come tutti gli altri nel normale circuito dei centri di accoglienza ma dovrebbero essere direttamente trasferiti nei nuovi centri dedicati per le procedure accel…

Il primo centro sorgerà a Pozzallo. Il commissario per l’emergenza immigrazione Valerio Valenti ha già individuato la struttura e dato avvio ai lavori: 84 posti riservati ai migranti che sbarcano in Sicilia e che hanno pochissime probabilità di ottenere un permesso di soggiorno.

Il governo prova a dare attuazione al decreto Cutro nella parte in cui si autorizzano procedure accelerate alle frontiere per i migranti che provengono dai cosiddetti Paesi sicuri, una lista che il ministero degli esteri aggiorna via via. E di cui, ad esempio, fa parte la Costa d’Avorio, Paese di provenienza di 11.800 dei 100.000 migranti sbarcati quest’anno.

Il nodo dei rimpatri

In teoria, dunque, secondo la lettera del decreto, dovrebbe andare così: gli ivoriani, identificati nell’hotspot più vicino al porto di sbarco, non dovrebbero essere immessi come tutti gli altri nel normale circuito dei centri di accoglienza ma dovrebbero essere direttamente trasferiti nei nuovi centri dedicati per le procedure accelerate di frontiera e lì rimanere in regime di detenzione amministrativa in attesa che (nel giro di un mese) prima le commissioni per l’asilo, poi il giudice in caso di ricorso, esaminino la richiesta di asilo. Se questa viene accolta, il migrante viene redistribuito in un centro di accoglienza, se invece viene respinta, partono immediatamente le procedure di rimpatrio. Con il solito al momento irrisolto problema che fa sì, in generale, che le espulsioni effettive dei migranti siano un numero ridicolo (sono 2500 nei primi mesi del 2023).

Con la Costa d’Avorio, ad esempio, un vero e proprio accordo di rimpatrio non esiste, dunque è impossibile rimandare a casa i migranti. Gli unici Paesi con i quali esistono accordi concreti sono Tunisia ed Egitto. Ma solo per le persone originarie di quei luoghi e non per i migranti di altre nazionalità che da lì partono verso l’Italia.

In Sicilia nuovo hotspot a Porto Empedocle

Partita in Sicilia, con procedure accelerate, anche la realizzazione del nuovo hotspot di Porto Empedocle. Oggi il prefetto di Agrigento Filippo Romano consegnerà i lavori alla ditta che se li è aggiudicati. Entro tre mesi dovrebbero essere disponibili dei moduli abitativi per 200-250 persone che saranno lì fotosegnalate e identificate prima di essere ospitate in tenda per la primissima accoglienza in attesa di redistribuzione sul territorio nazionale. Una scelta fatta per alleggerire l’hotspot di Lampedusa che viaggia sempre in overbooking.

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