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Papa Francesco ridimensiona l’Opus Dei, nuova stretta alle organizzazioni cattoliche

Il prelato dell’organizzazione non sarà più vescovo, i membri dipenderanno dall’ordinario locale. Addio all’eccezionalità dell’era Wojtyla. Lo storico Faggioli: Bergoglio potrebbe diventare per l’Opus Dei quello che fu per la Compagnia di Gesù Clemente XIV, il Pontefice che abolì i gesuiti
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Il Papa ha discretamente ridimensionato l’Opus Dei, ponendo fine ad una eccezionalità che si era andata formando nel corso del pontificato di Giovanni Paolo II. Si tratta dell’ultimo di una serie di interventi di Francesco per riordinare la galassia delle associazioni, delle comunità e dei movimenti cattolici.

Fondato a Madrid nell’immediato dopoguerra dal sacerdote Josemaria Escrivà (1902-1975) l’Opus Dei è un’influente organizzazione di stampo conservatore presente oggi in 68 nazioni del mondo. La “opera di Dio” ha vissuto la massima espansione sotto Giovanni Paolo II. Già da arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla era entrato in contatto con questa realtà, da Papa ne sostenne lo sviluppo. Apparteneva all’Opus Dei il suo storico portavoce, Joaquin Navarro Valls, così come diversi vescovi nominati nel corso del lungo pontificato. Il pontefice polacco ha beatificato (1992) e canonizzato (2002) Escrivà e ha costituito l’organizzazione come “prelatura personale” (1982): una sort…

Il Papa ha discretamente ridimensionato l’Opus Dei, ponendo fine ad una eccezionalità che si era andata formando nel corso del pontificato di Giovanni Paolo II. Si tratta dell’ultimo di una serie di interventi di Francesco per riordinare la galassia delle associazioni, delle comunità e dei movimenti cattolici.

Fondato a Madrid nell’immediato dopoguerra dal sacerdote Josemaria Escrivà (1902-1975) l’Opus Dei è un’influente organizzazione di stampo conservatore presente oggi in 68 nazioni del mondo. La “opera di Dio” ha vissuto la massima espansione sotto Giovanni Paolo II. Già da arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla era entrato in contatto con questa realtà, da Papa ne sostenne lo sviluppo. Apparteneva all’Opus Dei il suo storico portavoce, Joaquin Navarro Valls, così come diversi vescovi nominati nel corso del lungo pontificato. Il pontefice polacco ha beatificato (1992) e canonizzato (2002) Escrivà e ha costituito l’organizzazione come “prelatura personale” (1982): una sorta di diocesi senza territorio, a cui i membri sono soggetti per quanto riguarda la loro vita spirituale. Un’eccezionalità giuridica che, ora, Jorge Mario Bergoglio ha circoscritto.

Il doppio colpo normativo

Il Papa ha promulgato due provvedimenti nel corso delle ultime settimane. Con il motu proprio “Ad charisma tuendum” (14 luglio) ha “spostato” l’Opus Dei dal dicastero dei Vescovi a quello del Clero. Francesco ha così chiarito, come aveva in realtà preannunciato nella nuova costituzione apostolica della Curia romana “Praedicate Evangelium”, che la natura dell’Opus Dei non è “gerarchica” ed è pertanto escluso, per il presente e per il passato, che il prelato, attualmente Fernando Ocariz, vada insignito della dignità episcopale, come invece avvenuto per i suoi due precedessori, Alvaro del Portillo e Javier Echevarria (Escrivà tentò, invano, di essere consacrato vescovo). Con un nuovo motu proprio dell’8 agosto – dedicato in teoria a ogni “prelatura personale”, in pratica all’unica prelatura esistente, appunto l’Opus Dei – Bergoglio ha puntualizzato che essa è “assimilata alle associazioni pubbliche clericali di diritto pontificio con facoltà di incardinare chierici”. Papa Francesco “ha di colpo ridotto l’Opus Dei a uno statuto ancora inferiore a quello di istituto secolare”, spiega don Giancarlo Rocca, esperto di storia e diritto dell’obra de Dios: “Appare evidente che l’Opus Dei viene privato dei laici, che costituivano la sua forza e che non possono più essere considerati suoi membri”, ha scritto il sacerdote paolino sul sito Settimana News: “I membri dell’Opus Dei non possono più fare riferimento al loro Presidente come se fosse Ordinarius loci, ma in tutto devono dipendere anche dal loro parroco e dal loro vescovo”.

Il prelato, monsignor Ocariz, ha commentato il nuovo motu proprio assicurando che l’Opus Dei accoglie “con sincera obbedienza filiale le disposizioni del Santo Padre” e chiedendo ai membri dell’opera “di rimanere, anche in questo, tutti molto uniti”. I provvedimenti papali saranno integrati nella riscrittura in corso degli statuti.

Scandali e giro di vite

Quello dell’Opus Dei è solo l’ultimo intervento di papa Francesco sulla galassia delle organizzazioni cattoliche. Accanto agli storici ordini religiosi, infatti, negli ultimi decenni, e in particolare dopo il Concilio vaticano II, sono nati movimenti, associazioni, comunità, tanto vivaci quanto difficili, per la Sede apostolica, da normare e controllare, nonostante la riforma del diritto canonico del 1983. In diverse realtà – basti pensare ai Legionari di Cristo, in Messico, all’Arche di Jean Vanier, in Francia – sono emersi abusi di coscienze e abusi sessuali, vere e proprie patologie che hanno indotto il Vaticano a interventi emergenziali. Ma anche in molte altre situazioni il Papa è voluto intervenire per mettere ordine. Noto, in Italia, il caso della comunità di Bose fondata da Enzo Bianchi. Nel 2021 Francesco, che in queste materie si consulta spesso con il cardinale canonista Gianfranco Ghirlanda, ha approvato un decreto per regolamentare la vita interna di tutte le associazioni internazionali di fedeli – da Comunione e liberazione ai Neocatecumenali, dalla comunità di Sant’Egidio ai Focolarini – limitando il numero di mandati di governo e assicurando una maggiore rappresentatività al momento delle elezioni.

Come nel Seicento

“L’Opus Dei è il caso più noto ma va visto all’interno di una politica più generale del pontificato”, spiega a Repubblica Massimo Faggioli, storico del cristianesimo. “Sotto Francesco ci sono stati numerosi casi di soppressione di nuove comunità. Nel corso del pontificato Francesco ha ridimensionato l’autonomia di molte entità non diocesane e ordini religiosi come anche organismi internazionali cattolici, con leggi nuove che per esempio sottopongono la fondazione di nuove comunità diocesane da parte di vescovi all’approvazione di Roma. Ma è anche intervenuto nella vita di altri movimenti, come Cl, e degli ordini religiosi in conventi e monasteri. Storicamente – prosegue il professore della Villanova University negli Stati Uniti – si potrebbe vedere un parallelo con quanto accade nella seconda metà del Seicento, la cosiddetta “riforma dei conventini”, un’epoca di riforme moralizzatrici. Un fattore di fondo importante oggi, che legittima la mano forte di Roma, oltre al carisma di Francesco, è che lo scandalo degli abusi nella chiesa – sessuali ma anche spirituali e di autorità – ha rafforzato la percezione della legittimità dell’intervento di Roma, anche quando si verifica in modo accentratore e verticalizzatore sul Vaticano e sul papato”.

Gesuiti e Opus Dei

Secondo il professor Faggioli, in generale, “Francesco è stato fin dall’inizio molto chiaro – più dei predecessori – sul rischio congenito nei movimenti di limitazione della libertà spirituale dei membri a causa del potere del carisma dei fondatori o dei successori dei fondatori e per il pericolo di trasformarsi in setta”. Nel caso dell’Opus Dei, in particolare, il problema che si pone, ora, è il futuro dei molti laici che partecipano alla vita della prelatura personale: coloro che scelgono il celibato (“numerari”), coloro – la maggioranza – che in genere sono sposati (“soprannumerari”), gli “aggregati”, che scelgono il celibato ma vivono con la famiglia, e i “cooperatori” esterni. La questione di fondo, per lo storico del cristianesimo, è “quale “teologia del laicato” la chiesa cattolica vuole o può permettersi di avere, in un sistema di relazioni tra clero e laicato che non è più quello incentrato sulla distinzione canonica tra ordinati e non ordinati, in cui nasce la teologia del laicato del Vaticano II”. Uno nodo che, dice Faggioli, “Francesco non ha sciolto”, e le cui conseguenze potrebbero andare oltre l’Opus Dei e toccare la vita interna di molte altre realtà cattoliche.

Quanto al fatto che a ridimensionare l’Opus Dei sia un Pontefice gesuita, “i gesuiti e dell’Opus Dei”, ricorda Massimo Faggioli, “hanno seguito rotte molto diverse a partire dal Vaticano II, e specialmente in America Latina dove sono diventati due simboli diversi e opposti di due chiese diverse e opposte tra loro: l’Opus a favore del mantenimento dello status quo politico economico e sociale dominato da un certo tipo di elite, e i gesuiti a lottare per una chiesa di popolo, per la giustizia sociale. In questo senso si può vedere tra gesuiti e Opus Dei una competizione tra due modi di intendere la missione della chiesa nel mondo, i rapporti col papato, l’identità del prete e del laico. Non è chiaro quanto l’esperienza di Bergoglio in America Latina pesi in questa decisione che è chiaramente un segno di discontinuità rispetto al passato recente. L’Opus sta gestendo la questione con diplomazia a livello pubblico. Ma Francesco – conclude lo storico del cristianesimo – potrebbe diventare per l’Opus Dei quello che Clemente XIV fu per la Compagnia di Gesù, il papa che abolì i gesuiti nel 1773”. Solo nel 1814, per volontà di un altro Papa, Pio VII, i gesuiti furono ripristinati.
 

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