✕

Il mio incontro con l’orso davanti a un pezzo di lardo nel maso sulle Dolomiti

Nella sera muta di mezza estate, la conferma di un equilibrio inesplorato: la montagna impone inviti declinati tra esseri viventi che si percepiscono cruciali, salvati dall’equilibrio di comuni estraneità
3 minuti di lettura

MONTES (VALLE DI SOLE) — La foglia gialla del nocciolo, spinta dal vento ancora caldo di un temporale, vola fino al tavolo ingrigito di larice. Ai masi sopra Montes sale una sera della mezza estate. È il segnale che l’autunno, ancora lontano, già bussa alla foresta: in fuga dalla siccità supera i pascoli dove le vacche riposano tra le erbe dure di Senage. All’imbrunire, prendendo di sorpresa anche il corvo che vigila sulla cima di un ciliegio selvatico, l’eterna liturgia delle stagioni montane rimane sospesa. Il ramo di una betulla si piega e all’improvviso spunta la testa di un orso. Nessuno, nemmeno la famiglia di lepri che ha scavato la tana tra le radici di un cirmolo, lo aspettava.

Basta il profilo di quella testa rotonda perché ogni cosa attorno si fermi. Un silenzio ignoto cala sui masi. Su questa costa della valle, opposta a quella protetta dalla rocce del Brenta, da tempo vaga solitario un maschio di orso. Si è spinto qui seguendo il volo delle api e il profumo dei favi. Sa…

MONTES (VALLE DI SOLE) — La foglia gialla del nocciolo, spinta dal vento ancora caldo di un temporale, vola fino al tavolo ingrigito di larice. Ai masi sopra Montes sale una sera della mezza estate. È il segnale che l’autunno, ancora lontano, già bussa alla foresta: in fuga dalla siccità supera i pascoli dove le vacche riposano tra le erbe dure di Senage. All’imbrunire, prendendo di sorpresa anche il corvo che vigila sulla cima di un ciliegio selvatico, l’eterna liturgia delle stagioni montane rimane sospesa. Il ramo di una betulla si piega e all’improvviso spunta la testa di un orso. Nessuno, nemmeno la famiglia di lepri che ha scavato la tana tra le radici di un cirmolo, lo aspettava.

Basta il profilo di quella testa rotonda perché ogni cosa attorno si fermi. Un silenzio ignoto cala sui masi. Su questa costa della valle, opposta a quella protetta dalla rocce del Brenta, da tempo vaga solitario un maschio di orso. Si è spinto qui seguendo il volo delle api e il profumo dei favi. Sa che siamo nel tempo scelto dai mirtilli per diventare blu. Oggi però il suo naso attento è messo in allarme dalla fragranza affumicata di un trancio di lardo, lasciato a respirare sul tavolo fuori dall’uscio. Un’ora basta, grazie alle termiche, per distrarre la bestia dai suoi sentieri remoti, inducendola a deviare verso proteine essenziali. Lasciato il confine tra i prati e la selva, in un silenzio assoluto, l’orso avanza verso il maso. Alza il naso indeciso per confermare l’indizio. Scende sempre più vicino, fino al punto che concede anche ai suoi occhi deboli di pesare una scelta.

I masi, gli appare adesso chiaro, non sono abbandonati e vuoti. Al di là del tavolo lo guarda l’unico essere vivente che da millenni sente di dover temere. L’orso si ferma, immobile per ricordare come deve comportarsi un giovane che si imbatte in un uomo. Da una parte l’odore della carne necessaria per sopravvivere. Dall’altra il profilo del solo animale da cui deve fuggire per non morire. Sono i lampi, da sempre, a rivelarsi decisivi. L’intera montagna, che divide la Val di Sole dai torrenti di Rabbi, interrompe il flusso placido dell’estate. Attende la decisione irreversibile che segna un prima e un dopo per l’istinto misterioso che fa da guida all’evoluzione della vita.

L’orso aspetta, annusa, ascolta e gratta il prato per incidere il suo confine. L’uomo non si ritira nel maso per marcare la propria frontiera, l’arbitraria esclusiva sul cibo. Un orso davanti a un uomo, soli in mezzo ai prati e davanti ai masi antichi. Immobili e in silenzio, a pochi balzi l’uno dall’altro, divisi da un costato conservato dal sale. Condannati a restare estranei per l’incapacità di mettere in comune la conoscenza delle proprie origini, la previsione dei loro destini, le conseguenze insuperabili della fame.

Non si misurano a lungo: sanno dagli avi di viaggiare su sentieri appena prossimi, tracciati per non convergere. I loro occhi si incrociano, capiscono presto: ognuno non può che lottare da solo, senza approfondire le ragioni per non smettere, fino alla fine, di ostinarsi a respirare. L’orso infine sceglie: china la testa, alza il naso per sondare altri richiami, si gira e risale lento il prato. Anche l’uomo non guarda più, volta le spalle e scompare nel maso. Nella sera muta di mezza estate, la conferma di un equilibrio inesplorato: la montagna impone inviti declinati tra esseri viventi che si percepiscono cruciali, salvati dall’equilibrio di comuni estraneità. Sopra Montes, un’altra volta, ognuno imbocca strade che spingono lontano: senza sapere grazie a chi, nessuno mai, cede al coraggio di un passo indietro.

È per la pena di questa incompresa forza che, fiaccato l’autunno, potrà presto maturare anche l’inverno. Uomini e orsi si scopriranno allora di nuovo uniti dello stesso sogno di un raggio affilato di luna sulla neve. In una notte gelata tacerà la civetta e i primi fiocchi torneranno a volare, caldi come la coperta che salva le voci del mondo. Succede da sempre: rocce, foreste, torrenti e prati, prima del solstizio, si rifugiano sotto il silenzio della neve. Ogni cosa, al sicuro, può aspettare.

Fermarsi e rinunciare a prendersi tutto è la condizione per avere pace. Immobile, ad ogni stagione, solo così la vita rinasce. La prima foglia gialla del nocciolo, verso una sera di mezza estate, tornerà a lasciare il ramo. In cima al prato, come una sorpresa, nel vento apparirà la testa rotonda di un orso. Lui scenderà dal bosco per mostrare che i cristalli di neve, l’ultimo inverno, l’hanno salvato. L’uomo sarà lì, invecchiato, ad aspettarlo ancora. Senza paura ognuno è, senza volerlo e in ogni istante, sempre al suo posto. Hanno capito: soltanto insieme, uno per uno, si resta vivi. Lo sanno anche le mandrie della bruna alpina. Ogni giugno tornano sulle Dolomiti e si spargono tra i rododendri rosa. Non hanno bisogno di vedersi per non perdersi mai.

Leggi i commenti