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Giulia Bongiorno: “Le donne uccise sono tradite due volte, dall’uomo violento e dallo Stato che non le ha aiutate”

La senatrice e presidente della commissione giustizia del Senato: “Io sollecito le donne a denunciare e ricevo lettere di minacce dagli uomini”
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ROMA - “Quando sollecito le donne a denunciare ricevo spesso lettere di minacce. L’ultima aveva come mittente “Tutti gli uomini”. Lo rivela, a Repubblica, la senatrice e responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno che da anni sta dalla parte delle donne vittime di violenza.

Un altro femminicidio scuote l’estate, Repubblica titola “Condannate a morire”.

“A volte vengono pubblicate anche foto sorridenti di queste donne e guardandole mi fa rabbia pensare che spesso hanno subìto un doppio tradimento: da parte dell’uomo che hanno amato, e che poi si è trasformato nel loro assassino, magari semplicemente perché non accettava di essere lasciato, e da parte dello Stato che non è riuscito ad aiutarle. Inoltre, mi angoscia l’idea che altre donne possano pensare che denunciare è inutile. Uscire allo scoperto non è per nulla semplice, per tanti motivi facilmente immaginabili, e ci sono voluti molti anni per convincere le donne a farlo”.

ROMA - “Quando sollecito le donne a denunciare ricevo spesso lettere di minacce. L’ultima aveva come mittente “Tutti gli uomini”. Lo rivela, a Repubblica, la senatrice e responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno che da anni sta dalla parte delle donne vittime di violenza.

Un altro femminicidio scuote l’estate, Repubblica titola “Condannate a morire”.

“A volte vengono pubblicate anche foto sorridenti di queste donne e guardandole mi fa rabbia pensare che spesso hanno subìto un doppio tradimento: da parte dell’uomo che hanno amato, e che poi si è trasformato nel loro assassino, magari semplicemente perché non accettava di essere lasciato, e da parte dello Stato che non è riuscito ad aiutarle. Inoltre, mi angoscia l’idea che altre donne possano pensare che denunciare è inutile. Uscire allo scoperto non è per nulla semplice, per tanti motivi facilmente immaginabili, e ci sono voluti molti anni per convincere le donne a farlo”.

Questa volta per Anna Scala non c’è stata via di scampo dall’affilato coltello per il prosciutto che l’ha uccisa. Un film visto infinite volte? Questa donna aveva denunciato le molestie pesanti dell’uomo con cui stava da 15 anni. Era andata via di casa. Ma lui ha pianificato l’omicidio. Perché nessuno si è mosso?

“Voglio sottolineare che non posso pronunciarmi su singoli casi che non conosco. Posso dire, però, che con la legge Codice Rosso volevo idealmente creare un’ambulanza che corre a sirene spiegate in aiuto delle donne che hanno denunciato una violenza. Queste donne devono essere aiutate immediatamente, non dopo mesi. Se poi il Codice Rosso non viene applicato in modo corretto, e anziché l’ambulanza si manda una carrozza a cavalli, c’è il rischio che intanto le donne vengano massacrate”.

È proprio quello che avviene ogni volta…

“Attenzione, non va dimenticato che ci sono casi di donne protette con efficacia dalle forze dell’ordine e procure con eccellenti modelli organizzativi che rispettano il termine di tre giorni. Aggiungo che il numero dei magistrati è inadeguato rispetto al carico di lavoro, ed è evidente che serve una formazione specifica su tutto il territorio nazionale, invece di quella attuale, a macchia di leopardo. I ministri Nordio Roccella e Piantedosi stanno lavorando anche su questi temi”.

Lei dice che la legge va bene, il problema è che la donna denuncia, ma nessuno si muove, forse perché ci sono troppi uomini nei commissariati e nelle stazioni dei carabinieri. La ragione non sta nella cultura maschilista di polizie e pm?

“Sarebbe ingeneroso rivolgere questa critica in modo generico alle forze dell’ordine. Conosco vere eccellenze che sanno come aiutare e proteggere le vittime, ma senza dubbio ci sono donne pronte a denunciare che vengono invitate a tornare a casa a far pace con il marito, a chiarire. Ma la questione è ben più ampia. Quando con Michelle Hunziker abbiamo cominciato a parlare di violenza e di Codice Rosso, siamo state attaccate perché secondo alcuni era un’esagerazione sollecitare le denunce e chiedere una corsia preferenziale…”.

Accade ancora oggi?

“C’è di più: qualcuno non tollera che ci si occupi di questi temi, quando sollecito le donne a denunciare ricevo spesso lettere di minacce. L’ultima aveva come mittente “Tutti gli uomini”. Esiste una cultura maschilista che tende a considerare la violenza un fatto privato e considera un intruso chi se ne occupa. La violenza, invece, non è un fatto privato”.

Prim’ancora che si muovessero i ministri, lei al Senato ha scritto il ddl per rafforzare l’obbligo per il pm di agire entro tre giorni dalla denuncia, pena la revoca dell’assegnazione. Perché la legge è ancora ferma?

“L’esperienza dimostra che in alcuni casi la vittima non viene ascoltata entro i tre giorni stabiliti, tant’è che ricevo ancora molte segnalazioni in proposito. Con la mia legge, su cui ho avuto pieno sostegno dal governo, si attribuisce al capo della procura una vigilanza specifica sul procuratore inerte e il potere di revocare l’assegnazione: l’obiettivo è evitare che la donna sia abbandonata al rischio, purtroppo altamente probabile, di una escalation di violenza”.

Lei sa bene che l’unico modo per evitare un femminicidio è proteggere la donna che denuncia, ma questo non avviene. E se lei chiedesse l’azione disciplinare per il pm che non fa nulla?

“Le sanzioni già esistono. Probabilmente in certi casi di inerzie ingiustificabili si dovrebbero valutare iniziative disciplinari, ma dev’essere chiaro che se un magistrato ha fatto tutto quello che era in suo potere non deve temere sanzioni. Occorre evitare di colpevolizzare chi svolge in modo equilibrato il proprio ruolo e ciononostante non riesce a evitare il femminicidio”.

La giudice Paola Di Nicola su Repubblica insiste sulla formazione di poliziotti e dei magistrati. Ma cosa c’è da formare? C’è una denuncia della violenza reiterata, è evidente che bisogna imporre l’obbligo di non avvicinamento pena il carcere.

“Sì, in Italia abbiamo già una buona legislazione, il problema è che talvolta non si coglie il pericolo imminente di una violenza, anche perché la violenza sulle donne viene ritenuta “di serie B”. La mancanza di precedenti fa sì che un uomo violento sia erroneamente considerato “non pericoloso”, e quindi che non siano presi adeguati provvedimenti di protezione per la vittima: è un errore gravissimo, che rischia di avere conseguenze fatali. Bisogna comprendere che questo tipo di violenza, una violenza particolare, frutto di una mentalità maschilista, può essere consumata anche dall’uomo apparentemente più tranquillo ed equilibrato. Solo chi capisce questo può cogliere l’imminenza del pericolo”.

Il ddl Nordio Piantedosi e Roccella prevede l’ammonimento del questore, l’arresto in flagranza differita, più misure di prevenzione, il braccialetto elettronico, interventi anche senza la denuncia della vittima. Ma ci vorrà tempo per approvarlo. Intanto le donne continuano a morire. Perché non trasformarlo in un decreto legge - questo sì urgente - e approvarlo subito?

“Sarà un ulteriore importante passo avanti e spero ci sia una veloce approvazione, ma ribadisco che la priorità assoluta è la corretta applicazione delle leggi”.

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